Quella sera dorata (2009)

Un film di J. Ivory – Gran bretagna, 2009

Con Anthony Hopkins, Omar Metwally, Laura Linney, Charlotte Gainsbourg, Hiroyuki Sanada, Norma Aleandro, Alexandra Maria Lara, Kate Burton, Norma Argentina

Omar Razaghi studia all’Università del Colorado e la sua borsa di studio dipende dalla stesura della biografia di Jules Gund, scrittore sudamericano autore di un unico, venerato romanzo. Poiché gli eredi di Gund sono contrari al progetto, Omar viene convinto dalla compagna a raggiungerli nella loro tenuta in Uruguay, per tentare di ottenerne l’approvazione. Al suo arrivo, tuttavia, troverà una serie di situazioni bizzarre e imprevedibili, ordite dagli stravaganti famigliari dello scrittore: Adam, il fratello cinico e raffinato, Caroline, la vedova orgogliosa, e Arden, la giovane amante che da Gund ha avuto una figlia. La presenza del ragazzo finisce per alterare il precario equilibrio della famiglia, facendo riemergere un passato di intrighi e segreti, ma è lo stesso Omar a dover ripensare la propria vita quando nasce l’amore con la bella Arden.

Critiche:
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Non è in costume: ci sembra questa la prima notizia da dare, di fronte a un film di James Ivory. Che in Italia ha un'immagine legata a film «da tè delle 5», da Camera con vista in poi. Quella sera dorata è invece, curiosamente, un film interessante da vedere in coincidenza con il premio Nobel a Vargas Llosa: perché si svolge in Sudamerica e vi si parla di scrittori famosi e controversi, ispirandosi a un romanzo di Peter Cameron.
Un giovane studente piomba in Uruguay per scrivere una biografia di Jules Gund, mitico autore di un solo capolavoro, prematuramente scomparso. Il giovane si trova a gestire le nevrosi familiari dei Gund - il fratello di Jules, la sua ex moglie, la sua ex amante - che convivono nel ranch uruguagio, prigionieri di un'eredità che li costringe a sopportarsi. Il film diventa quindi la messinscena di un coacervo familiare, un «vorrei essere Luchino Visconti» comunque assai più godibile di molti Ivory recenti. Con un Anthony Hopkins ormai cliché di se stesso, e una Laura Linney formidabile - la più grande
attrice sconosciuta del mondo.
(Alberto Crespi – L'unità)

Curioso di vita, di affetti e di contraddizioni, a 82 anni James Ivory è partito per l'Argentina alla conquista delle nuove sensazioni prodotte dal bel romanzo di Peter Cameron Quella sera dorata. Dopo la trilogia dedicata alle ferite del passato, oggi Ivory è per la prima volta senza il fedele compagno produttore Merchant ma sempre con la sceneggiatrice Ruth Prawer Jhabvala, terzo lato dell'inossidabile triangolo che ci ha indotto in fini tentazioni psicologiche e letterarie passando da Forster (Maurice) a Henry James. Facile ma anche
inesatto dire che è un cinema da salotto per signore:
Ivory ha una forza cinica, un gusto del dialogo, una voglia di stupire
coi meccanismi narrativi, un viril coraggio di guardarci in faccia che lo rendono un sempre attuale rabdomante di sentimenti pur all'interno di una struttura di cinema in cui gli effetti speciali sono un tributo
alla sofferenza appena annacquata col buon whisky. Nella seducente
storia ad incastri immaginata da Cameron, autore di gran successo Adelphi (l'altro suo romanzo, Un giorno questo dolore ti sarà utile lo sta ora girando a New York Roberto Faenza) la protagonista è la memoria, quella di uno scrittore suicida sul quale un giovane dottorando
vuol scrivere una biografia, scontrandosi col diniego della famiglia. Per convincerli va a trovarli in Argentina e conosce così la vedova forse consolabile, l'amichetta, il fratello gay che convive felice con un giapponese che ha svezzato, oltre a vari ed eventuali. Dapprima sono tuttin contrari, poi un poco alla volta, complici le api, mutano a
più dolci consigli, ma un patatrac amoroso è alle porte e cambierà la mappa delle relazioni, compresa la noiosa fidanzatina cui spetta il finale all'opera. Anche questa sulle pampas e gli alveari è una camera con vista su figure lacerate e piene di dubbi, le cui difficili relazioni sono il nucleo di un romanzo introspettivo che diventa,
tradizionalmente recitato ed impaginato, un classico film di Ivory. Di fronte alla domanda ineluttabile se sia meglio scrivere la vita o viverla in diretta, gli attori danno tutti risposte convincenti perché sono perfetti, iniziando dal tocco british di Anthony Hopkins che torna
in simbiosi (Quel che resta del giorno); ma anche Laura Linney, Charlotte Gainsbourg, il nipponico Sanada e la star Omar Metwally, neofita sbattuto qua e là dal cuore perverso della letteratura, formano un puzzle a scacchi sulla verità di enigmatico fascino dove si gioca il rimpianto come jolly.
(Maurizio Porro – Il Corriere della Sera)


Una volta James Ivory era un grande regista, ma da diverso tempo sembra rivolgersi al pubblico delle signore bene, che si recano al cinema in gruppo nel pomeriggio. Sono contente quando vedono volti noti di grandi attori, come fossero oggetti di décor da affiancare in un’ideale vetrinetta alle porcellane, ai cibi e vini pregiati e ai vestiti di classe, che immancabili punteggiano queste pellicole, magari con giusto un pizzico di eccentricità o di esotismo. Così la Gainsbourg fa la svanita, Hopkins è gay e il suo compagno è un giapponese in Sudamerica, l’altrove ottimo Hiroyuki Sanada con poca fortuna nei ruoli occidentali. Della storia di Omar, ricercatore sulle tracce della verità
familiare di uno scrittore scomparso, finisce per non importare niente a nessuno, e del resto gli interessi di Omar si fanno presto convenzionali quando si invaghisce della più giovane compagna del proprio soggetto di studio. L’amica pettegola del fratello del defunto
commenta il tutto come un coro sarcastico, ma non va oltre le piccole peculiarità da gossip borghese. Quella sera dorata, diversamente dal romanzo d’origine, è la versione patinata e “acculturata” dei film Tv da
Rosamunde Pilcher, programmati all’ora del té e dei biscottini.
(Andrea Fornasiero – Film TV)

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