London river (2009)

Un film di R. Bouchareb – Algeria/Francia/Gran Bretagna, 2009

Con Brenda Blethyn, Sotigui Kouyaté, Roschdy Zem, Sami Bouajila, Bernard Blancan

Poco prima delle nove del mattino del 7 luglio 2005, ed esattamente un'ora dopo, 4 bombe esplosero a Londra, uccidendo in pochi minuti 56 persone e ferendone 700. Dopo gli attentati terroristici, i rispettivi genitori di due ragazzi che risiedono nella capitale inglese, cercano disperatamente di mettersi in contatto con i loro figli, ma non hanno successo. Decidono così di partire ed una volta arrivati a Londra, questi due sconosciuti, scoprono che i loro figli, un ragazzo ed una ragazza, si amavano e vivevano insieme. L’incontro tra i due non sarà facile all’inizio, per via di diffidenze e pregiudizi, ma saranno la consapevolezza del legame tra i loro figli e il dolore comune ad avvicinarli.

Critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
London River è il primo film distribuito in Italia di Rachid Bouchareb, regista e produttore francese di origine algerina, che dal 985 ha diretto otto lungometraggi e contemporaneamente prodotto tutti i
film di Bruno Dumont e una decina di altri titoli, fra i quali Vivre au Paradis (1998) di Bourlem Guerdjou West Beyrouth (1998) di Ziad Doueiri. Il suo primo film, Bàton rouge (1985) era un racconto picaresco imperniato sulle avventure di tre giovani algerini alla ricerca di lavoro negli Stati Uniti. L'Algeria e le problematiche
dell'integrazione sono anche al centro di Cheb (1991), in cui un immigrato viene espulso dalla Francia e ritorna in Algeria, dove però incontra aspre difficoltà. Dopo il televisivo Les années déchirées (1993), realizza Poussières de vie (1994), su un tema inedito - i figli
degli americani abbandonati in Vietnam alla loro partenza nel 1975 - che gli valse una nomination all'Oscar, nonostante (o forse proprio per) la sua convenzionalità narrativa. Realizzò ancora un film
televisivo, L'Honneur de ma famille (1998), quindi per qualche anno si dedicò esclusivamente all'attività di produttore, impegnandosi in progetti audaci e difficili (come i film di Dumont). Ritornò alla regia nel 2001 con un film più incisivo e riuscito dei precedenti, Little
Senegal, che narra la ricerca di un africano dei propri antenati ridotti in schiavitù, in un periplo che va dall'isola di Gorea a Little Senegal, un quartiere di Harlem, dove si scoprono i conflitti fra americani e afroamericani. Il successo di pubblico arrivò con il
successivo Indigènes (2006), interpretato da tre attori famosissimi in Francia - Jamel Debbouze, Samy Naceri, e Roschdy Zem - premiati per la loro interpretazione al festival di Cannes. Bouchareb riesumava una pagina dimenticata delle iniquità commesse dalla Francia nei confronti degli algerini, che in gran numero furono mandati al massacro durante la
seconda guerra mondiale, mentre il merito delle loro azioniveniva attribuito ai soldati transalpini. Pur non privo di schematismi, il film confermava la vena di robusto narratore del regista, che prima di intraprendere un sorta di seguito ideale di Indigènes con Hors la loi
(2010), sulle vicende che dividono tre fratelli algerini sullo sfondo delle attività del FLN, ha realizzato London River con mezzi deliberatamente modesti. Destinato inizialmente ad essere diffuso esclusivamente in televisione (su Arte), il film è stato distribuito nelle sale dopo la buona accoglienza al festival di Berlino, dove
Sotigui Kouyaté è stato premiato come miglior attore protagonista. Nel film, ritroviamo un carattere narrativo tipico del cinema di Bouchareb: l'andamento picaresco e nomade, il viaggio dei personaggi in uno spazio che non conoscono e dove la loro estraneità ne mette a nudo le dinamiche psicologiche e culturali. In London River agisce una coppia improbabile formata da un africano, Ousmane, e da un'attempata agricoltrice, Elizabeth. La donna vive sola nella natura, in un paesaggio di campi coltivati e scogliere, e si consacra ai suoi animali, a sommessi monologhi sulla tomba del marito e alla messa
della domenica, celebrata insieme alla sparuta popolazione del paese di Guernesey. Ousmane è un solitario e anziano africano, musulmano, alto e
nobilmente ieratico come uno sciamano, che ha intrapreso un viaggio dalla Francia per incontrare il figlio di cui la madre (che viveva con il giovane in Africa) non ha più notizie da giorni. Non si sa quando e
come i loro figli, protagonisti in assenza del film, si siano incontrati e uniti sentimentalmente, ma il loro legame e la loro scomparsa provoca l'incontro di due individui agli antipodi, che (fortunatamente) non sfocia in nessun legame sentimentale. Si trasforma da un'iniziale ostilità - che Elizabeth riserva a Ousmane, arrivando addirittura a denunciarlo alla polizia - alla solidarietà nel dolore - l'angosciosa ricerca dei figli negli ospedali e in qualsiasi luogo possa fornire indizi su di loro - all'accettazione della disperazione. Ma il vero itinerario è, naturalmente, quello che conduce Elizabeth
a liberarsi del suo piccolo razzismo domestico e a confrontarsi con una cultura e una religione agli antipodi della sua: questo intento programmatico del film è risolto senza didatticismi anche se con alcune incongruenze (come quel poliziotto fin troppo gentile e comprensivo e
perfino di credo musulmano). Il meglio del film è nella tensione emotiva che riesce a evocare con semplicità e senza effetti, intorno a un'assenza che diviene sempre più tragica e che Bouchareb cala sempre nella concretezza di un presente senza soluzioni. In questo clima doloroso e angoscioso, una componente fondamentale sono i due attori, opposti e complementari, cui Bouchareb ha affidato il ruolo di creare, con le loro improvvisazioni, le reazioni, i gesti e gli sguardi che definiscono la natura dei personaggi, a partire da un canovaccio definito nelle linee essenziali. Intorno a Elizabeth e Ousmane, le altre
figure rimangono delle fugaci, sbiadite apparizioni (e questo è probabilmente un limite del film) e anche la ricostruzione del clima della Londra dopo gli attentati dell'estate 2005, non è sempre attendibile. Brenda Blethyn (che il regista ha scelto dopo averla vista in Segreti e bugie di Leigh) recita con un'immediatezza emotiva esemplare e il suo volto lascia affiorare ogni stato d'animo di Elizabeth. Sotigui Kouyaté, splendido Prospero di Peter Brook e interprete di altre sue regie, co-adattatore del Mahbharata, già straordinaria anima errante di Little Senegal, recita con lo sguardo, dove addensa una malinconia ferita e dignitosa di grande intensità. La sequenza più bella del film, in cui al momento di congedarsi da Elizabeth interpreta una canzone del suo Paese, è nata da un'idea di questo attore dal viso prodigiosamente espressivo, che purtroppo è
morto nell'aprile di quest'anno.
(Roberto Chiesi - Segnocinema)

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