Potiche - La bella statuina (2010)

Un film di F. Ozon – Francia, 2010

Con Catherine Deneuve, Gérard Depardieu, Judith Godrèche, Jérémie Renier, Fabrice Luchini, Karin Viard, Evelyne Dandry

1977, Sainte-Gudule, Francia settentrionale. Robert Pujol, ricco industriale, dirige con pugno di ferro la sua fabbrica di ombrelli, mostrandosi dispotico anche con i figli e con Suzanne, la "moglie-trofeo", sottomessa e costretta alla vita domestica. Quando gli operai entrano in sciopero e sequestrano Robert, Suzanne lo sostituisce alla guida della fabbrica. A sorpresa, la donna rivela una gran competenza e capacità d'azione. Ma Robert torna dal suo viaggio di riposo in forma smagliante e tutto si complica.

Critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Catherine Deneuve e Gerard Dépardieu, coppia indimenticabile per Truffaut in L’ultimo metrò o (ma anche ne I tempi che cambiano di André Téchiné), tornano a lavorare insieme in un film esilarante del regista francese François Ozon, tratto dalla famosa pièce teatrale di Barillet e Grédy, ambientata, come il film, nel 1977. Quando in Italia la seconda ondata studentesca, dapprima colorata e creativa e poi fatalmente violenta, diventava protagonista della vita sociale e politica dell’Italia d’allora, la Francia se la vedeva con nuove rivendicazioni sindacali, perfettamente rappresentate –nel loro aspetto burlesco – nell’ormai famoso lavoro teatrale che Ozon, con colpo di genio, riprende e trasforma in una commedia allo stesso tempo sindacale e sentimentale, cercando nella filigrana di un racconto spassoso i tratti e personaggi della Francia di oggi, come se nulla fosse cambiato. Potiche racconta l’ascesa al potere di una borghese, figlia di un industriale produttore di ombrelli, ridotta a fare la bella statuina (appunto una potiche) dal dispotico marito che ha preso
il comando dell’industria di famiglia, togliendo alla moglie qualsiasi diritto e voce in capitolo. Il marito, però, è un imprenditore ottuso e dispotico che vede gli operai solo come una banda di nullafacenti sempre pronti a nuove richieste e rivendicazioni, che puntualmente
disattende lasciandoli in condizioni lavorative deprecabili. Dopo l’ennesima rivendicazione sindacale, il capo viene sequestrato dagli operai e, dopo un attacco di cuore, viene sostituito momentaneamente dalla moglie. Suzanne (meravigliosa e auto-ironica Deneuve) passa in un batter d’occhio dalle pose inutili di una casalinga di lusso, che scrive poesie e la mattina fa jogging salutando gliscoiattoli,all’azione
imprenditoriale. L’imprenditricefemminista, coni suoi modiaffabili ma
decisi e conl’aiuto complicedel sindacalistacomunista Babin(Depardieu),
accoglie lerivendicazionidegli operai erimette in sestol’azienda
coinvolgendo ifigli (umiliati dal padre) evalorizzando leindividualità deidirigenti. Maquesto è solol’inizio di unaparabola chevedrà molti colpidi scena eincredibilistravolgimenti.Non facciamoci però ingannare dai modi gentili di questa eroina femminista, e non cadiamo nella rete ben congegnata di questa commedia sociale. La parabola sarà amara echeggiando fatalmente sul presente francese. Ozon,lavora di fino, volendo raccontare la classe politica di oggi attraverso una storia di trent’anni fa. I due personaggi principali si ispirano a Nicolas Sarkozy (il marito isterico e padrone illiberale della azienda) e a
Ségolène Royal (la «bella statuina» Deneuve) ai quali si aggiunge la figura del «postino», così lo chiamano i francesi, comunista sindacalista, qui nei panni di Dépardieu. Nessuno di questi personaggi si salva, ognuno a suo modo mostruoso e perso, compresa l’imprenditrice-politica Deneuve che alla fine può ricordare un Berlusconi in gonnella.
(Dario Zonta - L'unita')

Va a correre con i bigodini, gira per casa in grembiule e fa finta di non vedere tutte le corna che le mette il marito. Ma sotto la vestaglia ha un cuore da amazzone. Oui, lei è Catherine Deneuve: la grande signora del cinema francese nel ruolo - una casalinga non disperata
che da bella statuina si trasforma in imprenditrice illuminata - che le ha cucito addosso François Ozon nel delizioso Potiche, divertente commedia sulla guerra dei sessi ambientata al tempo della lotta di classe. Una favola dolcemente femminista e utopica immersa in un
decor volutamente da fotoromanzo che propone con successo sul grande schermo un classico del teatro del boulevard: una scoppiettante riflessione sulla condizione femminile arricchita da non pochi riferimenti (vedi la recente sfida elettorale tra Sarkozy e la Royal)
all'attualità. Nel '77, in piena epoca di rivendicazioni sociali, Suzanne (una magistrale Deneuve), moglie e madre sottomessa e decorativa, si ritrova a prendere il posto del marito (un efficacissimo e odioso Fabrice Luchini) alla guida della fabbrica di famiglia, ottenendo il rispetto degli operai e la fine dello stato di agitazione.
Ma dovrà vedersela con il consorte, maschilista senza rimedio che non vede per niente di buon occhio i suoi successi. Scritto molto bene, ricco di dialoghi ricamati, Potiche è una brillante «pochade» costruita con le tinte e i colori della favola: un film girato con classe con cui
Ozon (qui vicino allo stile teatrale e antirealistico di Otto donne e un mistero) celebra la rivincita delle donne con sguardo ironico e pieno d'affetto, mirando, con non poche sottigliezze, un ritratto politico-sociale che sta tra l'allegoria e l'acquarello. Forte dell'alibi della leggerezza, Ozon sottolinea anche cose molto serie, ambientando nell'altro ieri una storia (la parità di fatto è per certi versi ancora un miraggio) che ha molte affinità con il presente: il gioco se vogliamo è scoperto, le finalità sono note, ma la verve e il ritmo rendono piacevolissima una commedia dal cast molto oliato che si esalta anche nei duetti tra la Deneuve e Depardieu, giganti di Francia.
(Filiberto Molossi – La Gazzetta di Parma)

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