SOFIA (2018)

Un film di Meryem Benm'Barek-Aloïsi – FRANCIA, 2018 Drammatico. Durata: 90', 2018

Con Sara El, Lubna Azabal, Sarah Perles, Faouzi Bensaïdi, Maha Alemi, Hamza Khafif

A Casablanca, in Marocco, la giovane benestante Sofia viene colpita da un malore durante una cena ed è costretta a rivelare alla cugina Lena, studentessa di Medicina, di essere incinta e di aver rotto le acque. Raggiunto di nascosto l'ospedale, Sofia dà alla luce una bimba, ma a causa delle leggi marocchine sui rapporti fuori dal matrimonio (che prevedono fino a un anno di carcere), è costretta in 24 ore a rintracciare Omar, il padre del piccolo, prima che l'ospedale avvisi le autorità.

critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
(…) Una donna e il suo segreto impossibile da
nascondere. Un Paese islamico e il suo rapporto irrisolto
con la sessualità. Una società divisa in classi ma unita
dagli interessi economici. Sofia è ricca ma poco bella, un
brutto anatroccolo rispetto alla madre e alla zia, signore
eleganti della buona società di Rabat, e soprattutto alla
cugina e coetanea Lena, che ha lineamenti fini, un padre
francese ed è medico. Sofia è protetta dal benessere della
sua famiglia, ma non ha un lavoro o un'idea di cosa fare
nella vita. Il bambino che porta in grembo all'insaputa di
tutti è la sua rivincita e al tempo stesso la sua vergogna;
il segno della sua estraneità al mondo familiare e sociale
di cui fa parte. L'esordiente Meryem Benm'Barek,
marocchina cresciuta in Belgio, osserva con sguardo
critico la vicenda della sua protagonista, facendo
emergere in modo sottile eppure spietato le radicate
dinamiche sociali che la attraversano. La gravidanza
segreta di Sofia svela l'arretratezza dei codici penali e
morali del Marocco contemporaneo e di rimando lo
scontro di classe fra le due famiglie coinvolte nel caso,
entrambe decise per motivi diversi - l'onore per quella di
Sofia, la sicurezza economica per quella di Omar - a
nascondere dietro la facciata della rispettabilità questioni
di puro interesse. Con uno stile di straordinaria
precisione, giocato su campi e controcampi che nelle
scene d'interno danno conto visivamente delle divisioni
fra i personaggi, Benm'Barek (che lo scorso anno a
Cannes ha vinto con il suo film il Premio per la miglior
sceneggiatura nella sezione Un certain regard) traccia il
ritratto di un mondo che pone al centro la Legge e la
famiglia, ma non sa risolvere la persistente frattura tra
modernità e tradizione, vita privata e morale pubblica.
Nell'immobilità di un sistema che soffoca la volontà
individuale - frustrando la libertà sessuale delle donne,
così come le possibilità d'emancipazione dei più deboli -
è perciò significativo che la soluzione avvenga grazie
all'intervento, all'insistenza e alla praticità delle sole
donne. L'accordo fra Sofia e Omar, che non accontenta
nessuno ma salva la faccia di tutti, è infatti il frutto di
una mediazione trasversale fra le madri, le zie e le
sorelle dei due ragazzi, uniche figure vive ed energiche
del film laddove, al contrario, gli uomini scelgono il
silenzio e l'inerzia, forti di un privilegio secolare e solo
più di facciata. Il presente dell'uomo, dunque, e non solo
il suo futuro, è innegabilmente la donna.
(Roberto Manassero – MyMovies.it)

È costruito come un contenitore di segreti, Sofia, un
dramma familiare e sociale allo stesso tempo, in cui tutto
ciò che dovrebbe essere più visibile è in realtà nascosto:
c’è una ragazza incinta la cui gravidanza è negata dal suo
stesso corpo, rimossa dalla sua coscienza per un
meccanismo di autodifesa che, in un paese come il
Marocco, dove le relazioni sessuali al di fuori del
matrimonio sono punite per legge, la preserva sino
all’ultimo dalla vergogna familiare e dal castigo sociale.
E c’è una famiglia che, per salvare il buon nome,
nasconde il parto illegittimo e organizza un matrimonio
riparatore con il presunto padre, un giovane di estrazione
sociale più bassa. La stratificazione dei segreti
corrisponde alla stratificazione delle rivelazioni cui
l’esordiente regista marocchina Meryem Benm’Barek
sottopone i suoi personaggi: per ogni confessione c’è una
negazione, per ogni rimozione c’è un’epifania, in un
meccanismo che equilibra il dramma su una stasi sociale
che corrisponde alla netta separazione tra le classi che
segna la realtà marocchina. La protagonista, Sofia
(interpretata dall’esordiente Maha Alemi, notevole per
l’equilibrio tra innocenza e determinazione), è
espressione di una famiglia della casse media in bilico
tra promozione e vergogna sociale. La colpa di cui è
inconsapevole portatrice è il detonatore di un
meccanismo che forza ogni elemento di questo dramma
e lo costringe a confrontarsi con una realtà dinamica
nonostante tutto, con cambiamenti che impongono un
livellamento in grado di azzerare ogni progresso. La
gravidanza, ignorata dalla stessa Sofia, e il parto,
nascosto (d)ai familiari, implodono nel cuore della
famiglia e richiedono un meccanismo di ricostruzione
dell’ordine. Che passa attraverso i buoni uffici delle
autorità (il poliziotto corrotto), tanto quanto attraverso i
meccanismi riparatori delle famiglie. Il giovane Omar
costretto ad accettare paternità e matrimonio in cambio
di un lavoro, è il capro espiatorio che mette sul piatto la
propria innocenza, trasformandosi in un automa privo di
sentimenti. Di fronte a lui c’è Sofia, che subisce e genera
tutte le colpe pur nella sua innocenza, espressione di una
femminilità che fa leva sulla propria sottomissione
(familiare e sociale) per esercitare la sua libertà secondo
le regole della menzogna, dell’ipocrisia e dell’ordine
prestabilito, cui la sua identità è portata a soggiacere. In
una Casablanca che in un certo senso potrebbe essere
Metropolis, stratificata socialmente anche a livello
urbanistico, con i quartieri alti della città contrapposti al
quartiere popolare di Derb Sultan da cui proviene Omar,
Meryem Benm’Barek fa di Sofia una presenza in sé
sdoppiata, che oppone l’innocenza e lo smarrimento
della prima parte alla freddezza della seconda, come
fosse allo stesso tempo la Maria reale e quella robotica
del capolavoro langhiano… A fronte di tutto questo c’è
la presenza ad un tempo interna ed esterna di Leila, la
cugina di Sofia, che (come la regista) è tornata a
Casablanca dopo aver studiato all’estero e porta in sé i
segni di una visione della realtà differente e impossibile,
ingenua nella sua illusione di imporre la verità tanto
quanto sincera nella sua determinazione ad aiutare tutti.
Sofia, che al Certain Regad di Cannes ha giustamente
visto premiata la sceneggiatura, è un film che trova i suoi
picchi proprio nella capacità della regista di soffocare
ogni punta drammatica sotto la cenere di una messa in
scena piana e regolare, eppure estremamente accorta e
profondamente vibrante. Basti considerare il controllo
della configurazione scenica che la regista applica alle
tre scene chiave del film (il pranzo iniziale, l’incontro tra
le famiglie a casa di Omar e il redde rationem finale
sulla terrazza) per capire come questa giovane regista ha
saputo equilibrare le forze drammatiche in campo in una
rappresentazione polarizzata sull’equivoco dello status
quo. Sullo sfondo resta, emblematica nella sua inanità, la
figura del padre di Sofia, affidata dalla regista alla
presenza significativa di Faouzi Bensaidi, ancora stretto
alla sedia del maestro del suo indimenticato Mille
mois…
(Massimo Causo – Duels.it)

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