UN SACCHETTO DI BIGLIE (2016)

Un film di Christian Duguay – FRANCIA, 2016 Drammatico. Durata: 110', 2016

Con Dorian Le Clech, Batyste Fleurial, Christian Clavier, Elsa Zylberstein, César Domboy, Patrick Bruel

Tratto da una storia vera, il film racconta le vicende di Maurice e Joseph, due fratelli ebrei che vivono a Parigi. I giovani devono affrontare la Seconda guerra mondiale, costretti a scappare per tutta la Francia occupata dai tedeschi, per cercare di sfuggire alla barbarie dei nazisti, rappresentata dallo spietato Alois Brunner, incaricato del rastrellamento a Nizza. Seguendo i consigli dei genitori, non rivelano a nessuno la loro identità: Joseph non si separa mai dalle sue biglie, un talismano contro la malvagità, che racchiudano i ricordi della vita felice con la famiglia.

critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Diretto dal franco-canadese Christian Duguay (Belle e Sebastien), il film è tratto dal romanzo autobiografico di Joseph Joffo ambientato durante la seconda guerra mondiale, uscito nel 1973 e diventato da subito un grande successo editoriale in tutto il mondo. Joseph e
Maurice Joffo sono i figli di un barbiere parigino di religione ebraica, scappato dalla Russia ai tempi delle persecuzioni zariste. Con l’avanzata dei tedeschi che stanno occupando tutta la Francia, il signor Joffo consegna una piccola somma ai due figli più piccoli, che
al tempo avevano solo 10 e 13 anni, per affrontare un viaggio in incognito e senza documenti (potrebbero tradirli) che li porterà a Nizza, dove ci sono alcuni parenti e dove si corrono meno rischi in quanto la città è occupata dagli italiani, che non perseguitano gli ebrei. Inizia così un viaggio avventuroso nel quale i due ragazzi faranno incontri inaspettati, verranno aiutati da perfetti sconosciuti, riceveranno falsi attestati di battesimo cristiano per nascondere le loro origini ebree, rischieranno l’internamento e la deportazione. Girato con cura e una bellissima fotografia, che solo in parte mitiga la crudeltà del periodo della seconda guerra mondiale e
della feroce occupazione nazista della Francia, il film ha una sua spontaneità sincera, sostenuta dai volti innocenti dei protagonisti che, nonostante la giovane età, sono ben consapevoli di quel che sta succedendo intorno a loro. E tuttavia mantengono una esemplare fiducia, un confidare nell’aiuto di gente buona che sanno esistere, anche se a loro è sconosciuta. Il compito loro affidato sembra
impossibile, a noi cresciuti in tempi di pace e tuttavia violenti; Maurice e Joseph invece, pur impauriti, non sono mai disperati, certi come non mai che l’affetto dei genitori (interpretati dagli ottimi Patrick Bruel e Elsa Zylberstein) e della famiglia li sostiene in ogni
momento, e che prima o poi potranno riunirsi tutti. Un sacchetto di biglie potrebbe facilmente cadere nel sentimentalismo o nel compassionevole, ma grazie alla felice aderenza al libro mostra anche
l’evolversi del rapporto tra i due fratelli, che se nei primi momenti sono solo poco più che bambini, prenderanno coscienza della promessa fatta al padre di cercare un posto sicuro, e mostreranno una maturità e un senso di responsabilità vicendevole degno di persone molto più
avanti negli anni. Risulta quindi veramente impressionante l’interpretazione dei due giovani protagonisti Dorian Le Clech e Batyste Fleurial, che riescono a rendere perfettamente l’affetto sincero che lega i due fratelli e al tempo stesso la determinazione che li spinge ad andare avanti. Con la felice conclusione nei titoli di coda, quando vediamo i veri protagonisti, ancora vivi e vegeti, sorridere con lo stesso senso di complicità che li ha sostenuti allora e in tutti questi anni.
(Beppe Mussicco – Sentieri del Cinema)

Parigi. Joseph e Maurice Joffo sono due fratelli ebrei che, bambini, vivono nella Francia occupata dai nazisti. Un giorno il padre dice loro che debbono iniziare un lungo viaggio attraverso la Francia per sfuggire alla cattura. Non dovranno mai ammettere, per nessun motivo, di essere ebrei.Del romanzo autobiografico di Joseph Joffo, pubblicato nel 1073, esisteva già una versione cinematografica diretta da Jacques Doillon nel 1975. Perché allora realizzare un remake a più di quaranta anni di distanza? La prima risposta è giunta dal diretto interessato, Joffo, in una conferenza di fronte a studenti universitari che si può anche trovare su YouTube. La figura del padre nel primo film non era
verosimile mentre in Christian Duguay, che al rapporto padre e figlio è particolarmente attento anche quando gira un film come Belle & Sebastien - L'avventura continua, ha trovato il regista capace di restituire verità al loro rapporto. Si aggiunga anche un distacco da uno stereotipo abbastanza diffuso, presente nel film di Doillon, che riguarda l'indifferenza di tutta la Chiesa cattolica alla sorte degli ebrei. Le figure di sacerdote che compaiono nel film corrispondono ad incontri effettivi vissuti dai due ragazzi. Detto ciò va rilevato come
Duguay abbia mutato il punto di vista. Lo sguardo è sempre quello di Joffo ma non dell'adulto che descrive quanto accaduto nel passato. Lo spettatore è posizionato a fianco dei due fratelli che vivono come bambini la tragedia che sta loro intorno. Le biglie divengono così il
simbolo di un'infanzia che viene messa alla prova ma finiscono anche con il rappresentare quella vita in famiglia a cui i due fratelli sperano di tornare. Lo sguardo culturalmente 'distante' (Duguay è canadese) favorisce poi una rilettura delle vicende che segue una
schema noto ma lo depura da qualsiasi accento di retorica consentendo alle vicende vissute dai due fratelli di 'arrivare' alle nuove generazioni senza che queste se ne distanzino pregiudizialmente in quanto 'già viste' o comunque 'old style'. Perché questo è in definitiva il motivo per cui già nel 1973 Joffo dava alle stampe le sue memorie sotto forma di romanzo. Oggi più che mai, mentre venti di guerra tornano a soffiare con insistenza e nostalgie pericolose riaffiorano e trovano adesione anche in chi quei tempi non li ha vissuti, le ultime righe del libro si presentano come un monito e motivano alla visione del film. Joffo scrive: "Guardando dormire mio
figlio non posso che augurarmi una cosa: che mai provi il tempo della sofferenza e della paura come l'ho conosciuto io durante quegli anni. Ma cos'ho da temere? Cose del genere non si riprodurranno più, mai più. Le sacche sono in solaio e ci resteranno per sempre.
Forse...".
(Giancarlo Zappoli – MyMovies.it)

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