I SEGRETI DI WIND RIVER (2017)

Un film di Taylor Sheridan – Gran Bretagna, Canada, Usa, Thriller. Durata: 111', 2017

Con Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Jon Bernthal, Kelsey Asbille, Julia Jones, Norman Lehnert, Martin Sensmeier, Gil Birmingham, Graham Greene, Ian Bohen

Cory Lambert è un cacciatore di predatori nella riserva indiana di Wind River, perduta nell'immensità selvaggia del Wyoming. Sulle tracce di un leone di montagna che attacca il bestiame locale, trova il corpo abusato di una giovane amerinda. Il crimine prolunga il dolore di Cory che ha perso tre anni prima una figlia in circostanze altrettanto brutali. Per fare chiarezza sul caso, l'Fbi invia Jane Banner, una recluta di Las Vegas senza esperienza.

critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
C’è una ferita che solca la superficie de I segreti di Wind River, che sfregia la compattezza lucida della neve. Appare subito, sin dalla prima sequenza, quando le grida e i lamenti di una ragazza ferita lacerano il silenzio e la pace di una notte nel bosco. E se ne rimane lì, per tutto il film, come una cappa di lutto e malinconia che pesa sulla storia, sui personaggi, al di là delle esigenze narrative.
Taylor Sheridan, già sceneggiatore di Sicario e Hell or High Water, per questo suo esordio alla regia sceglie una storia nella quale non posso non vedere una sorta di risposta a Fargo, sia al film che ai tre capitoli della serie televisiva. Quasi a voler rettificare il clima da pièce dell’assurdo che vi regna sovrano, la mescolanza compiaciuta di morte e grottesco che li accompagna in sottofondo, Sheridan strappa dal tessuto del suo film ogni possibile filo di ironia, restituendo agli eventi una dimensione pienamente drammatica. Il paesaggio
innevato del Wyoming come emblema di un mondo perfetto, di un’armonia naturale che poi le debolezze sanguinarie degli uomini provvedono a macchiare di colpe indelebili. Da un punto di vista estetico, I segreti di Wind River è il film gemello di Un sogno chiamato Florida: in entrambi casi il regista lavora in chiave espressiva, ovvero figurativa e drammaturgica, sulla natura dirompente dell’attrito fra lo spazio e i comportamenti delle persone che lo abitano. Nel suo
zelo tassonomico, Wikipedia definisce I segreti di Wind River un neo-western murder mystery film. In effetti, sotto il profilo iconografico e narrativo, la definizione, pur nella sua complessità, non fa una piega. Siamo nel Wyoming, quindi l’ambientazione è western; la storia
ruota intorno a due delitti dei quali va chiarito il movente e individuato il colpevole, dunque appartiene al genere poliziesco. Ma qui è il tono a fare la differenza, la malinconia di un lutto che vede in ogni singola aggressione un oltraggio alla misura e all’equilibrio
dell’universo, cui fa da testimone, con la sua sola e stessa presenza, il paesaggio. E’ per questo che la risoluzione dell’enigma e la punizione del colpevole, pur nella sua perfetta e precisa corrispondenza al misfatto compiuto, non cicatrizzano nulla, non riportano le cose allo stadio precedente, né ristabiliscono alcuna armonia. Nella bellissima immagine finale due personaggi, entrambi colpiti nel profondo degli affetti dalla violenza degli uomini, siedono silenziosi davanti a una casa, gli occhi persi nello spazio che li avvolge. Forse ancora increduli della distanza che separa la bellezza dal mondo dalla scelleratezza di chi lo abita. O forse invece, per dirla con Cormac McCarthy, segnati dalla «profonda,
profondissima consapevolezza del fatto che bellezza e perdita sono tutt’uno». (Leonardo Gandini – Cineforum web)

Presentato al Certain Regard di Cannes l'anno scorso, dove aveva vinto il premio per la miglior regia, il film scritto e diretto da Taylor Sheridan aveva colpito molti per l'ambientazione e perché, si sa, ai festival dominati dai film d'autore quando arriva una commedia, un noir o un film di fantascienza sono tutti bendisposti. La novità di I segreti di Wind River sta soprattutto nella location, una riserva indiana del Wyoming. Da un lato, lo sfondo è quello della desolazione di una comunità spaesata e in perenne crisi; dall'altro è la dimensione visiva a funzionare, con le nevi che sommano alla ricerca della verità la lotta contro una natura ostile. Cory Lambert (Jeremy Renner), che si guadagna da vivere cacciando predatori, ha un figlio e una ex moglie nativa. I due, scopriremo, si sono separati dopo la morte misteriosa della figlia maggiore. Adesso, un nuovo omicidio ha
luogo, con modalità feroci, e l'FBI manda un'agente sprovveduta ma volenterosa, Jane Banner (Elizabeth Olsen). Tra giovani sbandati, famiglie sfasciate, Lambert "adotta" la giovane poliziotta e la aiuta. L'indagine quasi non ha luogo, e la trama poliziesca è lineare. Il tutto è però come rallentato, reso faticoso (non nella trama, ma
nell'incedere dei personaggi) dalle condizioni ambientali che fanno esplodere i conflitti, e dal peso dei traumi dei personaggi, da un senso di lotta e di sconfitta diffuse. Ex attore tv, poi sceneggiatore di Sicario e Hell or High Water, con questo film Sheridan continua idealmente il proprio affresco noir di un'America di frontiera. Ma, qui in particolare, mostra una certa sudditanza di immaginario nei confronti del modello delle serie tv, oggi riferimento estetico nell'ambito del cinema di genere (il noir soprattutto), che hanno spesso imposto una sorta di costruzione ben congegnata ma meccanica
delle trame, e un disinteresse per l'aspetto della regia. Il risultato è di un buon prodotto di genere, che ha il suo momento migliore in uno scioglimento in cui attinge una dimensione tragica. Curiosità: il film è stato co-prodotto da una società della tribù tunica-biloxi, proprietaria di casinò in Louisiana. L'altro produttore era la Weinstein Company, ma Sheridan ha rilevato le loro quote, i cui
profitti sono state versati a un'associazione che si occupa di abusi nei confronti delle donne native. (Emiliano Morreale – La Repubblica)

(…) Girato con estrema eleganza, rigore e un’innegabile gusto per l’intreccio poliziesco, Wind River trova il suo momento catartico in un finale tutto azione e sparatorie che, per certi versi, riporta alla memoria la scena d’apertura di Sicario. Ma I segreti di Wind River è anche e soprattutto un film d’introspezione psicologica, in cui la caratterizzazione dei protagonisti, interpretati dai più che mai ispirati (entrambi reduci dalle fatiche pirotecniche di uno altro tipo di cinema, Avengers: Age of Ultron e Captain America: Civil War), sono precise e ben articolate, evitando, per fortuna, banali derive
romantiche. Il bianco candore delle nevi eterne, che ben si sposa con il rosso del sangue – ormai lo sappiamo bene – garantisce un indubbio fascino e l’unico neo è forse proprio la rivelazione finale, troppo scontata. E, mentre tutti i tasselli del puzzle si incastrano senza alcun vero colpo di scena, l’unico plus-valore di quell’ultima
mezz’ora è dato dalla messa in scena di un duello senza esclusione di colpi e di vittime. La chiusura, poi, è di quelle che inneggiano al revenge-movie senza redenzione, ma è perfetta così e insinua quell’intento politicamente scorretto che ha il sapore della vita. (...) (Manlio Gomarasca – Nocturno)

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