L’ INFANZIA DI UN CAPO (2015)

Un film di Brady Corbet – Gran Bretagna, Ungheria, Belgio, Francia, Drammatico. Durata: 113', 2015

Con Bérénice Bejo, Robert Pattinson, Liam Cunningham, Stacy Martin, Yolande Moreau, Tom Sweet, Rebecca Dayan Gran

Tratto da L’infanzia di un capo di Jean-Paul Sartre. Il giovane Prescott, americano, si trova a vivere per un periodo in una grande casa fuori Parigi, insieme alla madre, una persona inquieta che sfoga l'insoddisfazione nella devozione religiosa, e ad altre donne che si occupano della casa. Il padre, consigliere del presidente Usa Wilson, va e viene dalla capitale francese, dove sta lavorando al trattato di pace di Versailles, che porrà fine alla Prima Guerra mondiale. Il giovane soffre di una terribile solitudine che si manifesta in scatti d’ira sempre più forti, come il lancio di pietre su alcuni fedeli.

critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama) «I walk from here». E poi la macchina da presa si allontana rovesciata, fugge spaventata, davvero capovolta, e gira su se stessa, e le immagini sono inimmaginabili, sfocate, indefinite. «Da qui procedo a piedi»: l’esordio nel lungometraggio di Corbet finisce quando il male, con le sue stesse gambe, finalmente in grado di camminare da solo e di mostrarsi in pubblico in tutta la sua indiscutibilità, scende dall’auto di scorta e si concede alla folla. Che lo applaude in festa. Una nuova era, appunto, come sottolinea un cartello: quella di Prescott il bastardo, quella dell’orrore rilasciato, svincolato, liberato. Dawn of the Dead. La Storia che cambia pelle. Una pelle inevitabile, però, conseguenza del Tempo e del Pensiero e dell’Educazione (che è anche educazione all’essere feroci, a zittire la pietà, a colpire al cuore). Gli anni si danno il cambio, così come i mostri. È unicamente una questione di abito e di proporzioni: sotto il vestito l’imperturbabilità della morte che verrà, alla quale la massa, accecata e lusingata dal nuovo che avanza, non può che rispondere con giubilo. Eppure new is only the new old, il nuovo è soltanto il vecchio aggiornato, per una nuova epoca di bestie. Un grande film, che osa guardare a modelli inaffrontabili - da Kubrick a Ruiz - e che riesce a costruire un mondo disumano dove è naturale che la dissonanza (musiche di Scott Walker!) cresca quale abominio. Un horror satanico, Il presagio sotto forma di biopic storico in costume da cinema da camera, per capire che la maledizione di Damien non è un’invenzione del capitalismo ma un fenomeno evolutivo che i popoli chiamano a sé. (Pier Maria Bocchi – Film Tv)

Quasi cento anni fa, nel 1919, il Trattato di Versailles tentava di mettere ordine al continente europeo profondamente ferito da una guerra sanguinosa e traumatica. Le improvvide decisioni presenti in alcuni passaggi del Trattato - a opinione degli storici - furono l'humus nel quale crebbero i nazionalismi più esasperati e con loro i mostri che nacquero in questo contesto. Nel suo L'infanzia di un capo, il giovanissimo regista Brady Corbet immagina come si possa covare in seno la serpe della tirannia. Il suo angelico bambino (angelico per l'aspetto, non certo per il carattere) è una prefigurazione dei mostri del Novecento. Non è Adolf Hitler né Josif Stalin, anche se la collocazione nella culla occidentale fa pensare principalmente al nazifascismo. Scopriremo che stiamo assistendo alla nascita di un leader che guiderà un movimento di massa mai esistito e irriconoscibile, una sorta di versione alternativa della storia novecentesca. Questo tema non è nuovo, e ci si dimentica spesso di definire fantascienza o fantapolitica alternativa i prodotti che non mettono in scena futuri orwelliani o riconoscibili. Per intenderci, anche House of Cards va considerata fantapolitica poiché mette in scena un'America - nominando gli anni che stiamo vivendo, dal 2012 al 2017 - dove non esistono Obama e Trump, bensì il finzionale Presidente Underwood e l'ICO al posto dell'ISIS. In quel caso, come in questo, l'esempio ovviamente non serve tanto a spettacolarizzare la storia (rischio corso, ma superato brillantemente, da Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, altro "passato alternativo"), quanto ad ammonire sul presente. Corbet ci avverte che forse qualcuno di orribile sta nascendo e crescendo proprio sotto i nostri occhi, dentro un mondo spaventato e fragile, in cui la lungamente attesa Europa Unita - per fortuna scossa da situazione meno tragiche è in grande difficoltà di fronte a nazionalismi e frammentazioni. Dal punto di vista squisitamente cinematografico, L'infanzia di un capo sollecita alcune riflessioni compositive e narrative. Il ruolo della colonna sonora, per esempio, appare tutt'altro che ancillare o esornativo. La martellante sinfonia di Scott Walker (musicista poliedrico e da studiare attentamente) contribuisce a creare quel clima minaccioso nel quale la Storia sembra infischiarsene della trasmissione culturale ed ereditaria e procedere in modo quasi soprannaturale a scegliersi i suoi tiranni. Di qui, lo slittamento al secondo aspetto, quello narrativo, per cui talvolta ci si trova di fronte a elementi quasi horror. L'escalation di esplosioni d'ira e comportamenti aggressivi del ragazzo rimanda a una lunga tradizione di bambini indemoniati (pare di scorgere una evidente citazione di L'esorcista e una, meno sottolineata, di Il presagio), salvo che questa volta il crescendo - su cui è strutturato il film, in tre atti e un epilogo - non sfocia nel soprannaturale bensì nell'irrazionalismo storico. Abbiamo dunque elencato prestiti dall'horror e della fantapolitica, dentro un congegno da film d'autore non dimentico della lezione di Michael Haneke (con cui Brady Corbet ha lavorato come attore, in Funny Games, versione 2007). È in questa spregiudicata iniezione di suggestioni di genere dentro l'impianto del cinema d'arte che troviamo - e non solo in questo caso - le operazioni cinematografiche più interessanti di questi anni. (Roy Menarini – Mymovies.it)

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