THE TEACHER (2016)

Un film di Jan Hrebejk – Repubblica Ceca, Slovacchia, 2016 Commedia. Durata: 102', 2016

Con Zuzana Mauréry, Zuzana Konecná, Viktor Stupka, Tamara Fischer, Richard Labuda, Peter Bebjak, Peter Bartak

In una scuola cecoslovacca negli anni Ottanta, la signora Drazdechova è una maestra all’apparenza gentile, ma dalla discutibile moralità. Manipola i suoi alunni per ottenere favori dai genitori, aiuti manuali e anche una storia d’amore, utilizzando come arma i brutti voti. Gli studenti faranno di tutto per ostacolare i ricatti della maestra, portando il preside a organizzare una riunione per porre fine alla cattiva condotta della donna.

critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama) C’è una ricorrente figura di docente nella letteratura per l’infanzia - l’Argia Sforza di Ascolta il mio cuore, la signorina Spezzindue di Matilde, la Dolores Umbridge di Harry Potter - e non è un caso che risulti spesso più terrificante di villain tradizionalmente più mostruosi: perché esiste davvero, e non solo tra i banchi di scuola. La compagna insegnante Mária Drazdechová, vedova di un alto ufficiale e rappresentante del partito comunista in un istituto di Bratislava nei primi anni 80, fa parte di questa schiera di raccapriccianti maestre: apparentemente innocua e amabile nei modi di sconfinata gentilezza, utilizza con astuzia la leva dei buoni voti per ottenere favori dai parenti dei suoi studenti. Fino al ricatto e all’abuso. I bambini conoscono fin troppo bene il frustrante senso d’impotenza davanti ai soprusi dei grandi, ma The Teacher è un film per adulti che, a dispetto di una superficie delicata e leggera - la ricostruzione d’epoca di colorata (n)ostalgia, i flashback messi in scena con un tono quasi di commedia -, non si accontenta di facili manicheismi; fin dall’incipit in montaggio alternato tra il primo giorno di scuola dei ragazzi e la riunione finale tra genitori, sovrappone i primi ai secondi, trasformando l’iniziale incubo kafkiano di pochi in una sorta di La parola ai giurati per tutti, evidenziando un sistema intrinsecamente fallato e fallimentare proprio perché codardo e connivente. Così che la metafora (a tratti un po’ troppo scoperta) possa farsi più grande: non solo di uno specifico regime, ma di un’attualità che non ci abbandona, neanche da cresciuti. (Alice Cucchetti – Film Tv)

Anche se potrebbe sembrare impossibile, la storia di questo film si ispira fatti realmente accaduti allo sceneggiatore Petr Jarchovský quando era studente a Praga sul finire degli anni Settanta. Anzi, come si è premurato di specificare, le richieste era molto più dirette di quelle ammantate di gentilezza e falsa ritrosia affidate all'interpretazione di Zuzana Maurery, che ha conquistato il premio per la migliore attrice al festival di Karlovy Vary. Approfittando di un ricordo che gli ha, in qualche misura, condizionato la visione sul mondo (come lui stesso afferma) ha affidato a Jan Hřebejk una vicenda che può essere affrontata con diverse chiavi di lettura. A chi scrive, ad esempio, è accaduto alle elementari (in Italia) di sentirsi chiedere quale fosse il lavoro di padre e madre. La finalizzazione (l'ho capito dopo ovviamente) era quella di tracciare una mappa socioeconomica della classe. Qui invece la motivazione è strettamente personale (dalla spesa alle riparazioni degli elettrodomestici) ma vi si innesta il ruolo che l'insegnante ha nel Partito Comunista di una Repubblica Ceca che guarda a Occidente ma non dimentica i carri armati a Praga. Si supera così l'aneddotica da commedia per passare ad un livello più elevato di lettura. Chi rappresenta il Potere (scolastico ed extra scolastico) non ha più bisogno di imporre brutalmente il proprio volere e la soddisfazione delle proprie esigenze. Può farlo blandendo, facendo passare le richieste sotto la veste dell'aiuto a chi ha davvero bisogno, fingendo comprensione per chi si sottrae ma intervenendo poi con una vendetta servita a freddo. Dall'altro lato (e in montaggio alternato) abbiamo la riunione dei genitori da cui emergono non solo le ipocrisie o le richieste di giustizia ma anche (e soprattutto) il ritratto di un sistema politico che si proclama egualitario ma che in realtà ripropone le stratificazioni sociali del capitalismo esercitando su di esse uno stretto controllo. Al regista e allo sceneggiatore però interessa andare oltre alla stigmatizzazione del socialismo reale. Si chiedono cioè se quel tipo di assoggettamento 'volontario' ai voleri del Potere sia appartenuto solo a un passato e a regimi ormai superati dalla Storia o sia invece universale. Si esce dal film con questa domanda che ci chiede una risposta non manichea (Giancarlo Zappoli – Mymovies.it)

L’insegnante che sembra perfetta ha forme materne, occhi vellutati e riccioli sbarazzini. Siamo a Bratislava, nella Cecoslovacchia che ancora è sotto l’influenza sovietica, e la vita di una scuola è intrisa di valori patriottici e begli intendimenti. Peccato che sotto la crosta covino favoritismi, paura del controllo comunista, conformismo. La base di una società pronta ad assecondare il potere per i propri interessi personali. Suona familiare anche qui e oggi? E’ il pregio principale di questo film slovacco che riesce a caratterizzare fortemente una storia dai presupposti universali. L’insegnante che chiede ai suoi alunni che mestiere fanno i loro genitori, alla ricerca di piccoli e grandi favori in cambio di buoni voti, è la sacerdotessa di questa corruzione morale. Ma paradossalmente non è la vera protagonista. Piuttosto l’innesco alle reazioni dei genitori riuniti per discutere la situazione insieme alla direttrice della scuola. Chi denuncia, chi prende le distanze da ogni critica al potere, chi tentenna. La riunione è raccontata quasi in tempo reale e la realtà affiora pezzo dopo pezzo in una elegante struttura che procede incastrando il momento attuale ai fatti accaduti, come le due parti di una cerniera. A costruire il racconto sono via via i genitori e i loro figli in un affresco della coscienza poliedrica e cangiante, mutevole e condizionabile del ‘popolo’, come si sarebbe detto allora. Della gente, come la conosciamo anche oggi. Responsabile, più di quel che si pensi, dei propri ‘capi’ e del modo in cui una società tratta gli individui che ne fanno parte. Godibile e anche ironico nelle parti dedicate all’inossidabile ‘ingordigia’ di favori dell’insegnante, pensoso e teso nello svolgersi della riunione, il film è ben scritto, girato e interpretato. Forse solo un po’ fermo sui binari delle sue tesi. (Lara Ampollini – Gazzetta di Parma)

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