EASY-UN VIAGGIO FACILE FACILE (2017)

Un film di Andrea Magnani – Italia-Ucraina 91 minuti, 2017

Con Nicola Nocella, Libero De Rienzo, Barbara Bouchet, Ostap Stupka, Veronika Shostak, Katheryna Kosenko

Uno stravagante e commovente road movie. Isidoro, soprannominato Easy, è un 35enne sovrappeso e vittima della depressione. Vive con la madre, passa il tempo a giocare alla Playstation e le sue giornate scorrono lente e uguali, tra psicofarmaci e meditazioni intorno al suicidio. Le cose cambiano quando suo fratello gli chiede di riportare a casa sua, in Ucraina, Taras, operaio morto sul lavoro. La missione non è nulla di complicato, ma il viaggio di Easy tra i Carpazi si rivela ricco di sorprese. Alla guida di un carro funebre.

critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama) Easy sta per Isi(doro). Una storpiatura anglofona rivelatrice. Dell’intenzione del film, del progetto che c’è dietro, del desiderio di un altro cinema. In Easy c’è voglia di Sundance, di on the road, di fuga dalla commedia a tutti i costi, dalle sue strettoie, dai suoi limiti (anche di ambientazione, e l’Ucraina, che co-produce, si presta). È facile, appunto, intravedere modelli e ispirazioni dietro l’opera prima di Andrea Magnani, inseguita con ostinazione nonostante difficoltà logistiche e produttive: il suo Rain Man in viaggio verso est col morto (un muratore ucraino vittima del cantiere del fratello furbetto Libero De Rienzo) è un personaggio da cinema indie americano, anche nelle premesse, un po’ farraginose, di ex promessa giovanissima di go kart, “esploso” nel fisico e intontito da anni di pillole dietetiche e antidepressivi. La “lentezza” fisica e mentale di Isi contagia felicemente la messa in scena che guarda tanto a certo cinema del nord Europa, Kaurismäki prima stella a sinistra. Easy/Isi è (quasi) tutto lì, nel corpaccione ingombrante e fuori forma(to) di Nicola Nocella (premio Boccalino d’oro a Locarno 2017). Anzi, gli regala l’occasione di una vita per emanciparsi da un destino di carattere di sguincio secondo il solito copione del cinema italiano (però, già Pupi Avati lo aveva promosso quasi protagonista in Il figlio più piccolo, proprio in un ruolo da capro espiatorio familiare). Nella passione con cui lotta per non essere più “numero 2” (come recita il golfino che, crudelmente, mamma Barbara Bouchet gli fa indossare) c’è quel quid che ti rende simpatico Easy anche quando il film la fa un po’ troppo facile. (Rocco Moccagatta – Film Tv)

Easy non è un aggettivo ma il soprannome di Isidoro, ex ragazzo prodigio delle corse automobilistiche, ora ridotto a ragazzo depresso e notevolmente in sovrappeso, motivo per il quale è stato escluso per sempre dal mondo sportivo. Dal fratello gli viene proposto di trasportare la bara di un uomo deceduto in un cantiere fino in Ucraina, al fine di dare al lavoratore una degna sepoltura. Easy accetta ma quello che non sa è che il viaggio sarà ostacolato da una serie di sfortunati eventi che lo porteranno prima a perdere la macchina, poi ad essere perseguitato dalla polizia ed a fare amicizia con strani personaggi del luogo. Un classico road movie di formazione, insomma, che questa volta travalica i confini nazionali per esplorare le terre piu sconosciute dell’ex unione sovietica. Al suo esordio alla regia Andrea Magnani decide quindi di appoggiarsi a quello che è ormai un topos della nostra programmazione per cercare peró di fare qualcosa di diverso. Quello di Easy è infatti un personaggio poco convenziale che fa sorridere per la sua genuinità ma che suscita anche tenerezza per la sua incapacità di esprimersi. E non si tratta solo di un ostacolo linguistico ma soprattutto di una mancanza di introspezione dovuta ad un ambiente familiare oppressivo ed a delle dipendenze ancora da debellare. E’ quindi conseguenziale il fatto che avere come unico compagno di viaggio un morto sia metafora di un corpo, il suo, che è stato per sempre perso ma a cui non è stato detto mai addio. Un modo di attraversare un lutto interiore per una vita che ormai è giunta a termine proprio a causa di un ostacolo corporeo, un peso che ora è costretto a portarsi letteralmente dietro fino alla definitiva sepoltura. E per farlo deve avvalersi di uno sforzo fisico, appunto, a cui sembrava non essere piu destinato a dover fare appello. Gli viene chiesto di utlizzare il proprio corpo da vivo per liberarsi di quello da morto. Sebbene questo percorso di formazione del protagonista sia abbastanza esplicito, la strada che Magnani decide di seguire è comunque quella della commedia leggera. Le situazioni assurde e paradossali che definiscono il lungo viaggio sono pensate proprio per l’intrattenimento di un pubblico che viene però privato del privilegio del dialogo. Infatti è evidente come l’intenzione del regista sia quella di distaccarsi dal background della fiction televisiva italiana e provare a limare il dirompente eccesso linguistico. In questo è aiutato sicuramente dalle ambientazioni fuori confine ma anche dalla fisicità più che esplicativa di Nicola Nocella. Se però dal punto di vista della parola questa operazione di contenimento è stata svolta in maniera quasi chirurigica, la stessa non è stata applicata alla controparte narrativa. C’è una latente esagerazione nell’epopea di Easy che ricorda molto spesso la scrittura dei fratelli Coen e quella di Kaurismaki, di cui si fa leva per raggiungere il semplice obbiettivo di rendere la storia del protagonista quanto piu vicina all’epica. E come succede con i personaggi omerici si finisce a guardare Easy attraverso allegorie, allontanandolo dalla sfera del realismo di cui effettivamente non viene mai fornito nessun appiglio. E’ dunque un divertimento che nasconde molta intelligenza da parte del regista nell’analisi dei generi e dell’attualità cinematografica, destinato sicuramente all’apprezzamento del pubblico come le migliori favole. (Martina Ponziani – Sentieri Selvaggi)

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