IN GUERRA PER AMORE (2016)

Un film di IN GUERRA PER AMORE – ITALIA, Drammatico. Durata: 99’, 2016

Con Pif, Matthew T. Reynolds, Miriam Leone, Stella Egitto, Andrea Di Stefano, David Kirk Traylor

1943. Mentre il mondo è nel pieno della Seconda guerra mondiale, Arturo vive la sua travagliata storia d’amore con Flora. I due si amano, ma lei è la promessa sposa del figlio di un importante boss di New York. Per poterla sposare, il protagonista deve ottenere il sì del padre della sua amata che vive in un paesino siciliano. Arturo, che è un giovane squattrinato, ha un solo modo per raggiungere l’isola. Arruolarsi nell’esercito americano che sta preparando lo sbarco in Sicilia, l’evento che cambierà per sempre la storia della Sicilia, dell’Italia e della Mafia.

critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama) Per la sua opera seconda, Pif alza il tiro del racconto mantenendo però lo stesso bersaglio, la polipesca morsa della mafia sulla sua Sicilia. Oltre a conservare gli stessi personaggi (...) per ribadire anche dai nomi una (encomiabile) continuità di discorso. (...) a fare da leva narrativa è sempre la figura dell'involontario «Candide» che non sembra volersi accorgersi di quello che gli sta avvenendo d'intorno. Un percorso dalle evidenti ambizioni «pedagogiche» che Pif prende tutto sulle proprie spalle (...). Dove il film mostra qualche falla è nella riproposizione di un passato un po' cartolinesco, dove le atmosfere «astratte» dell'America si scontrano con la ricostruzione più piattamente realistica della Sicilia in guerra e che lo stesso Diliberto si ingegna a ravvivare (...), ma le cui responsabilità coinvolgono evidentemente anche altre persone. Dove Pif torna a volare alto è nel finale, quando denuncia politica, ricostruzione storica e indignazione morale si intrecciano saldamente per ricordare agli spettatori di oggi le responsabilità e le connivenze che hanno soffocato e martoriato negli anni la sua Sicilia. (Paolo Mereghetti – Il Corriere della Sera)

Il successo del primo film, 'La mafia uccide solo d'estate', era stato una sorpresa e così forse anche per non rischiare troppo - si sa che il secondo film è sempre la prova più difficile specie dopo un esordio molto acclamato - l'eclettico Pif (...) ha puntato sugli stessi temi della sua opera prima: la Sicilia e la mafia. Anzi 'In guerra per amore' ne è quasi una variazione - un prequel se lo guardiamo dal punto di vista storico - in cui ritroviamo il suo alter ego sullo schermo, Arturo Giammaresi e persino quasi morettianamente (ricordate che nei film di Moretti tutte le donne amate fino a un certo punto di chiamavano Silvia) il nome dell'innamorata che anche stavolta si chiama Flora. Ma dai ricordi cupi di ragazzino Pierfrancesco Diliberto sposta appunto le lancette del tempo cercando le origini di quelle nefandezze che sono poi diventate il paesaggio quotidiano della sua infanzia. (...) Pif dispiega tutti gli elementi del film «impegnato», che ambisce alla denuncia e al confronto coi grandi temi, la Storia e le distorsioni tragiche dell'Italia post-bellica, dosando nella sceneggiatura (...) gag, lacrimucce, gli stereotipi della sicilianità e una galleria di personaggi da commedia (...). La patina vintage caramello, una specie di 'Amelie Poulain' alla siciliana, si mescola allo stile da Iena (e del 'Testimone'), assertivo (aggressivo) e «o bianco o nero» con cui vengono snocciolati gli eventi: i fatti sono chiari e pure i colpevoli (gli americani), una semplificazione anche questa molto efficace e rassicurante, persino catartica che trova alle domande tutte le risposte. (...) Nel finale vengono esibiti i documenti del rapporto Scotten, un militare americano, sull'allarme mafia in Sicilia (...). È tutto vero, dunque, lo sapevamo già ma ci sentiamo rassicurati. (Cristina Piccino – Il Manifesto)

Non si può certo dire che Pif abbia tradito la sua poetica. Di nuovo c'è un protagonista che stravolge la realtà con gli occhi della sua innocenza; e se in 'La mafia uccide solo d'estate' lo sguardo era quello di un bambino, in 'In guerra per amore' abbiamo un giovanotto, Arturo, incarnato da Pif stesso come una sorta di «idiota» alla Dostoevskij; o, meglio, un Candide siculo di New York (...). Stavolta però la fragilità del copione e l'inesperienza si fanno sentire e, pur simpatico e personale, il film rimane irrisolto. (Alessandra Levantesi – La Stampa)

In Sicilia il film mette in campo una serie di bozzetti a tratti gradevoli ma spesso disarticolati, o addirittura intere trame che rimangono appese (...). I modelli sono un po' di Benigni e soprattutto tanto Tornatore ('Baarìa'), nella descrizione d'ambiente e in certi effetti di montaggio: il passaggio dal rumore delle bombe alle patate rovesciate su un tavolo, dalla parola 'libertà' all'inquadratura di una cella. Il film ha ambizioni lodevoli, schiva le ambientazioni minimali e ovvie di molto cinema italiano, e parte da una situazione originale: lo sbarco alleato, e soprattutto la rinascita della mafia nel dopoguerra sono stati pochissimo raccontati al cinema. Ma la trama procede con un percorso ovvio e a tratti viene rimpolpata in maniera artificiosa, procedendo senza ritmo né complessivo né, spesso, all'interno delle singole scene. E Pif attore non regge il peso del film. Paradossalmente, 'In guerra per amore' finisce col convincere di più nei momenti drammatici o patetici,oltre che in alcune gag o situazioni azzeccate (...). Lo sfondo storico del film è (...) fino a un certo punto, all'insegna della fiaba: il tono predominante rimane quello della commedia sentimentale agreste. Poi però, negli ultimi minuti, con una svolta repentina il tono si fa serio, impegnato, mostrando le conseguenze del patto tra autorità alleate e mafiosi, e tirando in mezzo tra l'altro Ciancimino, Sindona e il futuro dell'Italia. Un cambio di passo approssimativo e a effetto, come se tramite il richiamo all'impegno si volesse risollevare in extremis il film, che in fondo rimane purtroppo un'occasione mancata. (Emiliano Morreale – La Repubblica)

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