LA LA LAND (2016)

Un film di Damien Chazelle – USA, Commedia, Drammatico, Musicale. Durata: 127’, 2016

Con Ryan Gosling, Emma Stone, J.K. Simmons, Finn Wittrock, Sandra Rosko, Rosemarie DeWitt, John Legend

Mia è un’aspirante attrice che, tra un provino e l’altro, serve cappuccini alle star del cinema. Sebastian è un musicista jazz che sbarca il lunario suonando nei piano bar. Dopo alcuni incontri casuali, tra Mia e Sebastian esplode una travolgente passione nutrita dalla condivisione di aspirazioni comuni, da sogni intrecciati e da una complicità fatta di incoraggiamento e sostegno reciproco. Ma quando iniziano ad arrivare i primi successi, i due si dovranno confrontare con delle scelte che metteranno in discussione il loro rapporto.

crutiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama) Basta la prima sequenza (...) a far sì che il fan più esigente del musical si ritrovi subito a casa propria. E si emozioni. Perché negli ultimi vent'anni anche i film musicali di enorme successo ('Moulin Rouge!', 'Mamma mia!') gli raccontavano, in fondo, che il suo genere favorito non c'era più. Con 'La La Land', invece, un cineasta appena trentenne e alla terza regia, Damien Chazelle, lo fa risorgere in tutto il suo splendore; e senza cadere nella trappola dell'omaggio nostalgico o del calco semantico, ma riproducendo le atmosfere, i colori, lo stile musicale e coreografico dei grandi classici. Come ogni musical che si rispetti, anche quello di Chazelle racconta una storia d'amore incastonata in una 'success story': anzi in due. (...) Certo, sono passati molti anni dai capolavori di Stanley Donen e Vincente Minnelli. Quindi non solo la storia è ambientata ai nostri giorni (una scena d'amore, ai tempi, non poteva essere interrotta da un telefonino), ma anche la retorica del sogno da realizzare s'incrina, il successo ha un prezzo e, se mai arriva, si paga con la rinuncia ai desideri più veri. Quel che resta, però, è l'incanto di un mondo sospeso tra il reale e l'onirico, dove l'azione può essere interrotta da un momento all'altro, con la massima naturalezza, da un 'numero' di danza e di canto. Chi ricorda l'età d'oro di Hollywood riconoscerà anche le figure narrative proprie del musical classico: come le 'sequenze a episodi' che, a intervalli, riassumono le fasi della vita dei due protagonisti. E sono perfettamente in tono con la grande tradizione del genere lo score di Justin Hurwitz, le coreografie di Mandy Moore, la fotografia dalle lunghe inquadrature calcolatissime di Linus Sandgren, il montaggio di Tom Cross. (...) il film di Chazelle (...) sarà citato soprattutto (come divismo impone) per le interpretazioni di Emma Stone e Ryan Gosling. Che vanno benissimo, ma proprio perché Chazelle non ha cercato di trasformarli in ciò che non sono - un nuovo Gene Kelly o una rediviva Cyd Charisse - lasciando 'respirare' i loro personaggi, che appaiono credibili e sanno conquistarsi l'empatia dello spettatore. Peccato che lo stesso non si possa dire di John Legend; la cui presenza (...) risulta deludente e poco intonata col resto. C'è da rilevare anche un rallentamento di ritmo all'inizio della seconda parte; altro difetto veniale che impedisce di etichettare tout-court il film come un capolavoro del suo genere. Definizione alla quale, tuttavia, 'La La Land' si avvicina parecchio. (Roberto Nepoti – La Repubblica)

E' ancora tempo di musical? Forse quel mondo è passato per sempre ma la bella riflessione/ricostruzione che ci ha offerto Damien Chazelle con 'La La Land' ha sicuramente conquistato la stampa accreditata alla Mostra, che ha applaudito con calore il film d'inaugurazione. E a ragione, perché dopo i facili virtuosismi del precedente 'Whiplash', questo film alza il tiro della riflessione e dell'ambizione, confrontandosi non tanto con l'età d'oro del musical ma piuttosto con alcuni dei «sogni» che ne sono alla base (del genere ma anche del cinema tout court) per spiegarne la verità e la falsità insieme, la forza costruttiva e la trappola distruttiva. (...) La forza e il fascino del film di Chazelle è nella distanza che sa mettere tra la storia romantica che i musical (e il cinema) di solito raccontano e i compromessi che richiede la vita di tutti i giorni. Una distanza raccontata però con il fascino e l'eleganza delle canzoni e del ballo. Certo, si capisce benissimo che né Mia né Sebastian sono dei bravi ballerini (ma la Stone e Gosling sono bravissimi quando recitano), eppure i loro passi un po' meccanici e i loro corpi un po' trattenuti fanno parte del gioco, della voglia del registasceneggiatore di sottolineare l'inattualità dei film che raccontano ancora i sogni e insieme il loro fascino imperituro. Ecco, forse inattualità è la parola perfetta per entrare nello spirito del film e capirne la bellezza e la verità. (...) Come una specie di pendolo che non si ferma mai, 'La La Land' oscilla continuamente tra il fascino coinvolgente delle canzoni di Justin Hurwitz (musiche) e Benj Pasek e Justin Paul (parole) e le incomprensione o i fallimenti che incrinano le vite reali, tra la bellezza del cinema di una volta (...) e il fatto che la pellicola finisca per rompersi e bruciare, mentre il glorioso cinema Rialto deve chiudere. E se nel planetario dove Nicholas Ray aveva girato le scene con James Dean i due possono sognare di ballare tra le nuvole, poi quel panorama sembrerà a tutti e due molto brutto. Suggellando con un'ultima, struggente scena, il fatto che i film e la vita non vanno sempre con lo stesso passo. Ma che forse i primi sono indispensabili per la seconda. (Paolo Mereghetti – Il Corriere della Sera)

(...) l'opera del trentaduenne Damien Chazelle, uno che si era fatto apprezzare anche dal grande pubblico per un gioiello come 'Whiplash', bada più alle sue sublimi sequenze visive per incollare lo spettatore alla poltrona, piuttosto che alla storia in sé. Merito, appunto, della Stone che giganteggia per le quasi due ore (forse, eccessive) della pellicola, costringendo il partner Gosling, pur bravo, a vivere di luce riflessa. Quando c'è lei, la scena si illumina; senza, diventa un film normale. Tantissimi pregi e qualche difetto. Nella seconda parte, il musical si accartoccia, prima di riabilitarsi grazie all'ingegnoso finale alla «Sliding Doors». Certo, i due, tra loro, ballano il minimo sindacale e senza incantare. Poco male. La Hollywood che non c'è più è tornata a risplendere, anche se solo per 120 minuti. (Maurizio Acerbi – Il Giornale)

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