INDIVISIBILI (2016)

Un film di Edoardo De Angelis – ITALIA - Drammatico. Durata: 100', 2016

Con Angela Fontana, Marianna Fontana, Antonia Truppo, Tony Laudadio, Antonio Pennarella, Peppe Servillo, Gaetano Bruno, Gianfranco Gallo

Dasy e Viola sono due gemelle siamesi diciottenni benedette dal dono di
una voce incantevole. Il padre le tiene isolate del resto del mondo e sfrutta
le loro doti canore per farle partecipare a cerimonie religiose e racimolare
soldi. La vita delle gemelle però viene sconvolta quando Viola si innamora
e le due scoprono la possibilità di essere separate.

critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama) Viola e Dasy sono speciali: in un mondo dove «la gente normale muore di fame», loro, gemelle siamesi, sono legate da un lembo di pelle tra coscia e bacino. Con abiti di scena che stanno tra il costume da ballo e la tonaca da santa intonano canzoni neomelodiche nelle occasioni più disparate: una prima comunione, una proposta di matrimonio, una processione. Viola e Dasy sono normali: scoperta la possibilità di separarsi con un’operazione chirurgica, si incastrano, divise, tra la paura del futuro e il desiderio, violento, di esplorarlo. Il freak show è l’umanità che le circonda: l’abborracciato entourage che le sfrutta capitanato dai genitori, la corte dei miracoli che le ascolta, le scruta, le tocca, le consuma. Ogni racconto di formazione è anche una favola nera, e il terzo lungo di De Angelis non fa eccezione: miscela il grottesco con il fiabesco, raccogliendo sul litorale di Castel Volturno gli insegnamenti migliori di una certa scuola partenopea, innaffiandoli di luce al tramonto e dell’evocativa colonna sonora di Enzo Avitabile. Non è sottile, la sceneggiatura, ma non serve: Viola e Dasy (le rivelazioni Angela e Marianna Fontana) arrancano goffe sulla linea d’ombra dell’età adulta, lottano, litigano, piangono, si addentrano nell’antro del mostro e ne escono, da sole, insieme. Raccontando, chissà quanto consapevolmente, anche di una terra arenata che, a differenza loro, non trova il coraggio di morire e rinascere. (Alice Cucchetti – Film Tv)

Ci aveva colpito molto con le sue opere precedenti il bravo regista Edoardo de Angelis. Con Mozzarella Stories, ma soprattutto con Perez. aveva saputo ben rappresentare e mettere in relazione la gente e la città, sfruttando regole del genere, ritmi e caratteri, luci e ombre. In particolar modo Perez. è un noir inesorabile, dolente e addirittura esportabile, tanto da mettere sul tavolo un possibile remake americano… Il ritorno di De Angelis a Venezia, nella sezione Giornate degli Autori, destava quindi molte aspettative: gemelle siamesi, neomelodico napoletano, periferia umana e geografica di Castel Volturno. Indivisibili mostra subito un cambio di registro. Se l’avvocato mezza tacca Perez si muoveva in una città fantasma di fronte alla quale lui si faceva piccolo piccolo, in Indivisibili le due gemelle siamesi Viola e Daisy riempiono il fotogramma. Per rappresentare la loro vita soffocante, claustrofobica e totalmente controllata da due genitori inconsapevolmente padroni, lo stile della messa in scena cambia e si sporca, inserendosi in un filone garroniano, ma anche dardenniano. Legate nel corpo e nelle emozioni, le due ragazze hanno la fortuna di cantare bene e di portare bene (reputazione spinta dal padre e dal complice parroco di una nuova chiesa). A incastonarle nel loro mondo fatto di immigrazione e sopravvivenza, sono creature striscianti che uscite dall’acqua ci trascinano nel loro piccolo mondo diviso in due (bellissimo il paino sequenza iniziale) . Chiunque le incontri, vuole sfruttarle: la famiglia, il laido manager («ho lanciato Anna Tantangelo, pensa cosa farei per due Anna Tatangelo»), il prete, il chirurgo che vuole dividerle. Due corpi e due anime, impossibili da staccare e incapaci di percorrere una strada comune. Intorno a loro solo degrado, sfruttamento della povertà, musica leggera e di desideri pesanti. Una battaglia da poveri che emoziona e disturba, tanto fasulla (siamo sempre di fronte a un’evidente messa in scena cinematografica) quanto vera e realistica. Una via crucis sporca e cattiva e (forse?) senza speranza. «Cercavo la straordinaria ribellione della purezza contro la prepotenza della corruzione e ho trovato l’umanità struggente della normalità» ha dichiarato Edoardo de Angelis. Indivisibili mantiene dunque le aspettative, seppure spesso si lasci andare sopra le righe (l’orgia freak sulla barca) o a promesse non mantenute (quel segreto di famiglia mai rivelato). Da un certo punto di vista Indivisibili segna un passo indietro in confronto a Perez., più compiuto da un punto di vista stilistico, ma dall’altro rappresenta una confortante sorpresa del coraggio di osare di Edoardo De Angelis. Di sicuro aspetteremo il suo quarto film. Nota di merito per il cast. Le due gemelle Angela e Marianna Fontana (qui aiutate da un invisibile quanto meritevole lavoro di correzione digitale, a opera dell’italiana Makinarium) hanno una fotogenia naturale di rara intensità. Antonia Truppo, dopo l’exploit nel ruolo del boss in Lo chiamavano Jeeg Robot, conferma un talento straordinario. Perfetta poi la trinità dei “villain” maschi: il padre (dis)amorevole Massimiliano Rossi, il cattivo mentore Gaetano Bruno e lo spirito falso Gianfranco Gallo. E sopra tutto le musiche di Enzo Avitabile, con quelle canzoni che ti entrano dentro a forza. Dopo Venezia Indivisibili sarà anche a Toronto e al London Film Festival: cinema italiano vivo e pulsante di cui essere orgogliosi.
(Sara Sagrati - Nocturno)

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