Smetto quando voglio (2014)

Un film di S. Sibilia – ITALIA - Commedia. Durata: 100’, 2014

Con Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Neri Marcorè

Pietro Zinni ha trentasette anni, fa il ricercatore ed è un genio. Ma questo non è sufficiente. Arrivano i tagli all'università e viene licenziato. Cosa può fare per sopravvivere un giovane amante dei computer e dei videogiochi che nella vita ha sempre e solo studiato? L'idea è drammaticamente semplice: mettere insieme una banda criminale come non se ne sono mai viste. Recluta i migliori tra i suoi ex colleghi, che nonostante le competenze vivono ormai tutti ai margini della società, facendo chi il benzinaio, chi il lavapiatti, chi il giocatore di poker. Macroeconomia, Neurobiologia, Antropologia, Lettere Classiche e Archeologia si riveleranno perfette per scalare la piramide malavitosa.

CRITICHE
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Quando Pietro, giovane ricercatore in neurobiologia, viene a sapere che l’Università ha tagliato i fondi per la sua ricerca, capisce che è giunto il momento di trovare un modo alternativo per guadagnarsi da vivere. Anche i suoi amici non se la passano meglio: due professori di
semiotica interpretativa ed epigrafia latina fanno i benzinai di notte al soldo di uno sfruttatore pakistano, l’esperto di archeologia coadiuva gli operai nei cantieri di Roma, il laureato in macroeconomia vivacchia applicando le teorie imparate sui libri al poker, il dottore
in chimica computazionale sbarca il lunario in un ristorante cinese e il guru dell’antropologia non trova impiego neanche dallo sfasciacarrozze proprio perché troppo qualificato. Una sera, inseguendo in una discoteca il ragazzino cui dà ripetizioni per farsi pagare, Pietro ha un’illuminazione: utilizzare le sue conoscenze per mettere a punto una nuova droga che domini il mercato. Dopo alcune ricerche scopre una falla nella legislazione italiana: solo le droghe censite nell’elenco ufficiale delle molecole illegali del Ministero della Salute sono proibite, il che vuol dire che un sostanza basata su un
legame chimico inedito può essere commercializzata, fino a quando ovviamente l’elenco non viene aggiornato. Decide dunque di formare una banda di menti geniali, lasciando all’oscuro di tutto la fidanzata Giulia che lo ritiene un accademico di successo, sfruttando le capacità
di ognuno per ottenere un facile guadagno e quel riscatto di chi ha studiato per una vita senza vedere mai riconosciuti i propri meriti. Ma la sgangherata banda non farà nemmeno in tempo a godersi il successo
dell’impresa che capirà che anche quella zona grigia al confine della legalità ha le sue regole e i suoi ostacoli da superare. Che porteranno inevitabilmente il piano a degenerare in un succedersi di situazioni sempre più assurde e ingovernabili. Esordio promettente per il giovane regista Sydney Sibilia, che ha il merito di gestire con destrezza un film corale che proprio dalla simpatia dei tanti personaggi (e dei loro interpreti: Valerio Aprea, Paolo Calabresi e Pietro Sermonti vengono da Boris, Libero De Rienzo fu coprotagonista del cult Santa Maradona, Neri Marcorè è un azzeccato villain) attinge gran parte della sua forza. Ossatura narrativa e confezione trovano i propri riferimenti più nella
commedia d’oltreoceano che in quella nostrana, con una trama sfiziosa infarcita di sboccate gag di sapore prettamente romanesco (“aò”, “daje” e “vaffa” vari si sprecano,) spesso divertenti e comunque entro i limiti
della volgarità, incorniciate da una nevrotica fotografia al neon e da un montaggio serrato che mantengono sempre alto il ritmo. Il risultato è un film leggero che, sebbene vada a colpire, deformandoli, alcuni innegabili aspetti della vita ai tempi della crisi, non deve essere
caricato di eccessivi risvolti sociali: perdonando qualche pecca (possibile che il protagonista iperlaureato in neurobiologia non azzecchi un congiuntivo?) e qualche punto di domanda nella sceneggiatura, si potrà gustare un film gradevole da prendere più come irriverente divertissement che come spunto di riflessione sulla realtà
di oggi.
(Pietro Sincich – Sentieri del Cinema)

Verrebbe da dire «finalmente». Finalmente una commedia italiana convince pur utilizzando un pretesto già abusato, quello del precariato qui declinato nell’ancora più “pericolosa” variante universitaria, per
costruire una classica storia da colpo grosso - a volte un po’ meccanica (quindi meglio lasciar perdere i riferimenti a Breaking Bad con cui condivide solo il tema della droga) - con i suoi altrettanto tipici eterogenei membri della banda. Il tentativo, apprezzabile nella sua spudoratezza, di recuperare il gusto attoriale di I soliti ignoti mischiandolo con una certa estetica statunitense, tra i flashback e le riprese di Roma dall’alto con la calda fotografia di Vladan Radovic, una volta tanto non stona in un film che riesce pure a far (sor)ridere. Merito dell’esordiente salernitano Sydney Sibilia che aveva già convinto con il corto Oggi gira così, stesso sceneggiatore, Valerio Attanasio, e produttore, Matteo Rovere ora in coppia con Domenico Procacci. Così come è interessante la scelta degli attori, da cortocircuito tra tv e web con mezzo cast di Boris (Valerio Aprea, Paolo
Calabresi, Pietro Sermonti) e gli ideatori di The Pills, ma anche Neri Marcorè nel suo esordio da villain (se non si considera la voce di El Macho in Cattivissimo me 2). Al centro del film rimane la figura sempre più solida di Edoardo Leo, così stralunatamente pragmatico. Ma ogni
spettatore avrà modo di trovare il suo carattere/interprete preferito (bravo Guglielmo Poggi in un ruolo minore).
(Pedro Armocida – Film Tv)

Occhio a Smetto quando voglio e al suo realizzatore dallo strano nome, Sydney Sibilia, al primo lungometraggio professionale. Perché nella sua vocazione consapevolmente d’intrattenimento, è un risultato molto brillante e ricco di densità. Finalmente un'indicazione solida e non fatua in favore della buona commedia. Italiana, certo, debitrice all'archetipo dei Soliti ignoti ma, come dice l’autore, «al tempo di
Ocean’s», e anche al tempo di The Bing Bang Theory (la sitcom che ha per protagonisti due giovani cervelloni imbranati: più o meno la traduzione della parola "nerd") e di Breaking bad, la serie, tragica e cupa, che si è imposta al culto degli spettatori più giovani ed esigenti. Corona la sua discreta e tenace ascesa l’attore Edoardo
Leo nel ruolo di Pietro ricercatore in neurobiologia prossimo ai quarant'anni messo alla porta dall'università che, approfittando del vuoto legislativo sulle droghe di nuova sintesi, raccoglie intorno a sé una banda di studiosi promettenti e sottoccupati per avviare un
business che, rapidamente accantonate le remore etiche, li fa clamorosamente svoltare.
(Paolo D'Agostini – La Repubblica)

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