I colori della Passione (2011)

Un film di L.Majewshi – POLONIA-SVEZIA - Drammatico, Storico. Durata: 92’, 2011

Con Rutger Hauer, Charlotte Rampling, Michael York, Joanna Litwin, Dorota Lis, Oskar Huliczka, Marian Makula

Uno degli artisti e cineasti più avventurosi e ispirati di oggi, Lech Majewski, invita lo spettatore a entrare nell’epico capolavoro del maestro fiammingo Pieter Bruegel: “La salita al Calvario” (1564). La tela riproduce la Passione di Cristo ambientando la scena nelle Fiandre del XVI secolo, sconvolte dall’occupazione spagnola. Il protagonista della narrazione è il pittore stesso intento a catturare frammenti di vita di una dozzina di personaggi: la famiglia di un mugnaio, due giovani amanti, un viandante, un'eretica, la gente del villaggio e i minacciosi cavalieri dell'Inquisizione spagnola.

CRITICHE
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Non è semplice realizzare un film sulle opere di un pittore: o si resta nel biografico (magari anche affascinante, come ne Il tormento e l’estasi per Michelangelo e Giulio II o in Pollock) o si rischia di
finire come ne La ragazza dall’orecchino di perla: un esercizio calligrafico che, pur nella minuziosità delle ricostruzioni, manca totalmente di quella sottile tensione, di quell’attenzione alla realtà, di quella sospensione del tempo che costituiscono il fascino dei quadri di Vermeer. La scelta dell’approccio all’opera d’arte del regista
polacco Lech Majewski è radicalmente differente. Dopo 10 anni di studi su “La salita al Calvario” dipinto nel 1564 da Pieter Bruegel, Majewski decide di accompagnare lo spettatore all’interno della scena dipinta dall’artista fiammingo. Il quadro di Bruegel è affollato di figure (quasi 500), che obbligano chi guarda a una vicinanza insolita per chi osserva una tela. Majewski sposta l’azione all’interno del quadro. La
scena del film, la campagna delle Fiandre intorno al ‘500, sotto l’occupazione spagnola di Filippo II diventa la scena, ripresa fedelmente dallo sfondo dell’opera dipinta. Il pittore (Rutger Hauer) prende spunto dalla tela intessuta da un ragno, per partire dalla centrale figura di Cristo che sale al Golgota, per poi circondarla di tante altre storie e personaggi, sempre più grandi mano a mano che ci si avvicina ai bordi, come le pie donne intorno a Maria (Charlotte Rampling) che piange la sorte del Figlio. A dominare tutta la scena, un mulino a vento su uno spuntone di roccia e ad accompagnare il Cristo i suoi carnefici, che nel quadro come nel film sono soldati vestiti di rosso, come i militari spagnoli. Nel film questi ultimi si abbandonano a crudeltà e nefandezze che però non vengono spiegate neanche dagli scarsissimi dialoghi. Si ha come l’impressione che l’autore, più che riferirsi alla repressione spagnola nei confronti dei protestanti,
veda i militari come la rappresentazione del male negli uomini, incapaci
anche di riconoscere nella persona di Gesù il Figlio di Dio. Bruegel nel film guarda, annota, rivolge poche parole al suo mecenate Nicolaes Jonghelinck (Michael York), si rivolge al mugnaio perché fermi le pale del mulino, e con queste anche il tempo, in modo da ritrarre con più
precisione quello che vede svolgersi intorno a sé. Ogni cosa ne I colori della passione appare sospesa, fissata esattamente come sulla tela, cui lo spettatore ritorna in un ultima zoomata al contrario, con la sensazione di aver partecipato in prima persona alla realizzazione e alla sacralità di un’opera d’arte.
(Beppe Musicco – Sentieri del Cinema)

Lech Majewski ha fatto il miracolo: il regista sperimentale polacco amico di Basquiat e Andy Warhol ha dato vita, o meglio vite, al quadro capolavoro fiammingo La salita al Calvario (1564) di Peter Bruegel
il Vecchio. Videoarte pretenziosa che non regge la dimensione narrativa? Niente affatto. Siamo alle soglie del capolavoro. Colpito da un saggio critico che indagava le tante storie e misteri dietro quell'enorme campo lungo in cui Bruegel descrisse meticolosamente
500 personaggi del suo tempo, adattando anacronisticamente il calvario del Cristo a usi e costumi dell'Europa del XVI secolo con un sagace accenno alla situazione politica della sua amata terra (gli spagnoli
invasori sono i cavalieri rossi rappresentanti l'oppressione dell'occupazione delle Fiandre), Majewski ci riporta indietro nel tempo e come The Artist non usa quasi mai la parola per descrivere la quotidianità del 1500. Come Bruegel nasconde la figura del Cristo al
centro del quadro a dimostrazione di una sua convinta filosofia di vita (...), così Majewski introduce la figura di Maria (un'austera Charlotte Rampling) e le sofferenze del figlio Gesù a metà film, tra il risveglio di una casa borghese allegramente sovrastata dal chiasso dei bimbi
(è la dimora di Bruegel stesso) e il misterioso linciaggio di un giovane popolano portato al patibolo con il Cristo senza che nessuno possa saperne il perché. (...) Molto più coinvolgente, e accessibile, del Nightwatching (2007) di Greenaway ispirato al famoso quadro di
Rembrandt.
(Francesco Alò – Il Messaggero)

Quattro anni di ossessione, l'uso meticoloso delle nuove tecnologie così da poter rappresentare più punti di vista in ogni inquadratura, una tavolozza fedelissima all'originale: è tutto ciò che è servito per poter «incontrare Bruegel sul suo stesso territorio». Spiega così il regista polacco Lech Majewski il suo nuovo film I colori della passione, audace viaggio in forma fiamminga nel brulicare della vita delle Fiandre al tempo del pittore Pieter Bruegel il Vecchio. (...) Il film di Majewski non è il primo dedicato a Bruegel, prima di lui
si era cimentato con quelle raffinatissime atmosfere Tarkovskij (difficile non rimpiangerlo). Sullo schermo, privi di ogni narrazione, scorrono, uno dopo l'altro, alcuni tableau vivants - il mugnaio, i saltimbanchi, pastori e poi lui, il pittore (Rutger Hauer) testimone
dell'ingiustizia che, pioggia vento o sole, è sempre fuori, in mezzo alla gente, pronto a dipingere ciò che vede. È una delle poche persone parlanti e pensanti del film che – se si esclude il 'Miserere' – è costruito sui rumori «naturali» e prevede un solo crescendo drammatico
quando gli zoccoli dei cavalli dei soldati spagnoli battono il terreno annunciando soprusi e morte. La passione di Cristo, sotto lo sguardo di Maria (Charlotte Rampling) si consuma fra le colline, in un tempo non
suo, al di fuori della cronologia ufficiale, così da assumere su di sé echi simbolici più consistenti. La tangenza con la contemporaneità è altissima, la medesima che il regista dice di voler proporre con il suo
prossimo lavoro, che sarà dedicato a Dante.
(Arianna Di Genova – Il Manifesto)

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