Her-Lei (2013)

Un film di S. Jonze – USA - Commedia, Fantascientifico, Sentimentale. Durata: 140’, 2013

Con Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Olivia Wilde, Amy Adams, Chris Pratt, Portia Doubleday, Luka Jones, Rooney Mara, Alia Janine

Ambientato a Los Angeles, in un futuro non troppo lontano, Lei racconta la storia di Theodore, un uomo sensibile e complesso che si guadagna da vivere scrivendo lettere personali e toccanti per altre persone. Distrutto dalla fine di una lunga relazione, Theodore resta affascinato da un nuovo e sofisticato sistema operativo che promette di essere uno strumento unico, intuitivo e ad altissime prestazioni. Incontra così "Samantha", una voce femminile sintetica (Scarlett Johansson nella versione originale e Micaela Ramazzotti nella versione italiana) vivace, empatica, sensibile e sorprendentemente spiritosa. Via via che i bisogni e i desideri di lei crescono insieme a quelli di lui, la loro amicizia si fa sempre più profonda finché non si trasforma in vero e proprio amore.

CRITICHE
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Theodore (Joaquin Phoenix) fa uno strano lavoro: scrive lettere al posto di uomini e di donne che si affidano a lui per nutrire di parole il loro amore. In una Los Angeles spostata appena un po'in là nel futuro, elegante e luminosa, ogni rapporto sembra governato dalla
virtualità digitale. Anche la scrittura di Theodore nasce e cresce davanti allo schermo di un computer. Ma non è l'ennesima storia di alienazione informatica, quella raccontata da Lei. L'informatica non è che l'occasione, il contesto narrativo in cui si sviluppa una storia meno banale, e più universale. In procinto di divorziare da Catherine (Rooney Mara), Theodore sta chiuso in un ostinato rifiuto d'amore, alleviato dall'amicizia profonda di Amy (Amy Adams). Solo nella scrittura delle sue lettere si spinge a uscir da sé, elaborando il piacere di avventurarsi nella vita di un altro. Per il resto, trascorre i giorni e le notti dentro una mancanza, nel vuoto di un rimpianto. Poi gli capita di "incontrare" Os1, un sofisticato sistema operativo che gli parla con voce di donna (in originale Scarlett Johansson, in italiano Micaela Ramazzotti), e che si fa chiamare Samantha. Sono programmata per crescere con te, gli dice Os1. Con "lei" Theodore trova una vita nuova. Come sempre nell'innamoramento, l'uomo e la voce si scoprono l'un l'altra, si raccontano l'uno all'altra, si arricchiscono l'uno dell'altra. Tutto splende, nel loro rapporto. Come se stesse scrivendo le sue lettere per uomini e donne incapaci di trovar parole ai loro sentimenti, Theodore inventa e crea amore: il suo amore per Samantha e l'amore di Samantha per sé. Ogni sua parola nuova suscita una nuova parola di lei. E vale anche il contrario: con le sue parole, Samantha inventa e crea il proprio amore per lui e il suo amore per lei. La storia dell'uno scrive la storia dell'altra e ne è scritta. Theodore e Samantha vivono insieme ancor più che se fossero entrambi di carne. A che cosa può tendere di meglio, il desiderio di un uomo o di una donna? Ma si tratta di un'illusione. Non si condivide la vita di nessuno. Giorno dopo giorno si muta, ancor più se si viene arricchiti
dall'amore di un altro. Ma si rimane se stessi, altri rispetto all'altro, si sia di carne o si sia digitali come un Os1. Ci restano però sempre le parole, e in primo luogo la loro scrittura, come splendida virtualità in cui vivere l'illusione.
(Roberto Escobar – L'espresso)

Il film Lei di Spike Jonze, ben lungi dall'essere un film perfetto, è tuttavia il film perfetto per i nostri tempi. Ogni tanto giunge nelle sale internazionali un lungometraggio che ci guarda e ci comprende con grande precisione, che mette a fuoco i temi e i problemi che viviamo quotidianamente e che li processa per riconsegnarli alla pubblica discussione. Lei è uno di quei film. Inoltre, pur rifuggendo dal suo aspetto più chiassoso e spettacolare, dopo molto tempo risarcisce la
fantascienza del suo compito primario: anticipare le domande che poniamo a noi stessi. Il futuro immaginato da Jonze non è troppo lontano. La completa digitalizzazione della nostra esistenza permetterà di interagire con le macchine intelligenti soprattutto attraverso voce e udito, dialogo e suono. Meno "touch" di quanto non siamo noi oggi, più immediati nel contattare la nostra controparte informatica, avremo
intelligenze "mobili" sempre al nostro fianco, semplici evoluzioni qualitative degli smartphone e tablet che già possediamo. È vero che a Jonze interessa relativamente poco la coscienza della macchina (da Hal 9000 in poi ne abbiamo viste sin troppe), ma non bisogna nemmeno
credere sia completamente disinteressato all'argomento che la fantascienza sia solamente un orpello per imbastire una storia romantica. L'appassionato di sci-fi, infatti, incontra alcuni spunti molto suggestivi. Il primo è che le macchine intelligenti comunicano e
comunicheranno sempre più tra di loro: il sistema operativo Samantha acquisisce rapidamente forme linguistiche, esperienze e discorsi fino a dialogare con i videogame (una sequenza esilarante dove l'uomo sembra
ormai un abitante non necessario delle realtà virtuali), poi con un soggetto filosofico ricostruito infine con gli altri sistemi operativi simili a lei. Il secondo è che, rispetto alla robotica classica o comunque a tutta la fantascienza delle intelligenze artificiali, il tema
dell'assenza di corpo - nel film di Spike Jonze - viene tematizzato con grande lucidità: Samantha oscilla tra il rimpianto di non avere carne e ossa (fino a cercare un corpo vicario per l'esperienza erotica), e l'ebbrezza di poter essere ovunque e in qualsiasi luogo, tanto che il
problema ontologico di fondo sembra essere: "Dove si trova Samantha quando non è collegata, quale autocoscienza esprime in stato di standby?". Infine, terzo e più importante elemento, Jonze rende struggente la nostra percezione dell'intelligenza artificiale, spostando
l'obiettivo (specie nell'ultima parte del film) sulle nostre illusioni. L'incapacità di Theodore non è tanto quella di scambiare un essere artificiale per un essere umano, quanto di pensarlo come soggetto singolare. Le intelligenze del presente e del futuro sono desoggettivizzate, il soggetto si dà esclusivamente come interfaccia, e la capacità di processare immense quantità di dati ha trasformato la macchina digitale in una entità disseminata, simultanea, capace di "essere se stessa" contemporaneamente con migliaia di interlocutori.
Ecco, per quanti difetti possieda Lei (tra cui: lungaggini, spiritualismi new age, atteggiamenti olistici, banali considerazioni sullo stereotipo femminile immaginato dal maschio, ecc.), rimane comunque il film giusto al momento giusto, l'opera probabilmente destinata a rimanere come spartiacque per l'analisi romanzata del
nostro rapporto con le macchine e con noi stessi, oltre che la rinfrancante dimostrazione che ancora al cinema chiediamo di affrontare narrativamente i temi culturali e sociali più delicati del nostro presente.
(Roy Menarini - MyMovies)

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