Lunchbox (2013)

Un film di R. Batra – GERMINIA-FRANCIA-INDIA - Drammatico. Durata: 105’, 2013

Con Irrfan Khan, Bharati Achrekar, Nimrat Kaur, Denzil Smith, Nawazuddin Siddiqui, Nakul Vaid, Yashvi Puneet Nagar, Lillete Dibey

Ogni mattina a Mumbai 5 mila fattorini consegnano i cestini del pranzo che le mogli preparano per i mariti al lavoro. Spesso analfabeti, i fattorini sono efficienti e riescono a muoversi nei labirinti della città grazie a un complesso sistema di codifica fatto di colori e simboli. Un giorno però una consegna sbagliata porta la casalinga Ila Singh, abitante del quartiere borghese indù di Dadar, in contatto con Saajan Thomas, un uomo solitario nel crepuscolo della sua vita che vive a Bandra, vecchio quartiere cristiano minacciato dai grattacieli di moderna costruzione. Senza conoscersi, i due cominciano a scambiare messaggi attraverso i cestini, rischiando di perdere di vista le loro realtà.

CRITICHE
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Quando si pensa alla cinematografia indiana, vengono spontaneamente in mente gli sfarzosi film bollywoodiani (ovvero prodotto nella Hollywood di Bombay) un po’ kitsch fatti di sentimento, musica e colori, che
raccontano storie e drammi d’amore struggenti. Ma esiste un’altra cinematografia, meno popolare in patria ma più appetibile per il pubblico internazionale anche grazie alle vetrine dei festival, che racconta la vita quotidiana, i suoi sogni e i suoi problemi, attraverso le vicende dei protagonisti dei film. È questo il caso di Lunchbox di Ritesh Batra che racconta le vicende di Ila e Saajan. Ila prepara tutti i giorni il pranzo al marito che va in ufficio, lo impacchetta in un lunchbox e lo consegna a chi ha il compito di portarlo a destinazione (modalità ancora oggi molto diffusa nelle grandi metropoli indiane). Per un errore però il suo pacchetto comincia ad essere recapitato ad un'altra persona, Saajan. Visto che suo marito non si accorge di ricevere cibo preparato da un'altra donna, Ila comincia a mandare biglietti dentro il pasto a Saajan (che risponde deliziato dalla cucina della ragazza). Inizia quindi un rapporto epistolare che porterà i due personaggi a conoscersi, a venire in contatto con il proprio vissuto, senza mai incontrarsi di persona. Batra ha saputo realizzare un film delicato, con alcuni tratti da commedia, che non ha niente da invidiare alle produzioni europee (non per niente il film è coprodotto anche da Francia, Germania e Usa, oltreché da società indiane). Il tono leggero, però, non tragga d’inganno lo spettatore. Durante la visione si percepisce la malinconia che attanaglia sia Ila, per il suo matrimonio infelice, che Saajan, che si strugge per la morte della moglie. Fa da
sfondo il caos della difficile vita quotidiana, fatta di solitudine, che caratterizza le grandi città del Paese asiatico. Un buon esordio per Ritesh Batra con un grande Irrfan Khan, che dà il volto a Saajan, e che abbiamo visto e apprezzato in , Il treno per il Darjeeling e, più recentemente, in Vita di Pi.
(Stefano Radice – Sentieri del Cinema)

È un'aggressione visiva, oltre che sonora, quella che caratterizza Lunchbox, opera prima di Ritesh Batra, prodotto e sviluppato grazie al TorinoFilmLab e vincitore del premio del pubblico al Festival di Cannes.
La città di Mumbai sovrabbonda di cose, di persone, di macchine (compresi tutti gli altri tipi di mezzi pubblici) e in questo marasma ogni giorno migliaia di dabbawallahs (degli angeli della ristorazione in bicicletta) trasportano centinaia di migliaia di pasti caldi preparati dalle mogli per i rispettivi mariti che li ricevono proprio all'ora di pranzo. Ila è una di questa donne, spera di poter salvare
un matrimonio in fase di stallo grazie a un'ottima cucina e tuttavia la sua borsa viene consegnata ogni giorno alla persona sbagliata, a Saajan, con il quale inizierà un rapporto epistolare, un reciproco e salutare scambio di quel genere di confidenze possibili solo con gli
sconosciuti. Da Scrivimi fermo posta di Ernst Lubitsch a C'è posta per te di Nora Ephron, tanti film hanno raccontato di rapporti epistolari tra sconosciuti (almeno all'inizio) ma la variante del mezzo di trasporto (la scatola del pranzo- lunchbox -, appunto) rende unico
questo film indiano. Lontano dalla serenità e dai colori sgargianti bollywoodiani, Lunchbox è cosparso di una certa amarezza che prima di tutto è nostalgia del passato, sia quello privato sia quello comune (i personaggi rievocano serie tv e musiche degli anni 80, ma lo stesso
mezzo di comunicazione pare sospeso nel tempo), ma è anche un'amarezza rivolta al presente, un'amarezza che si vede nelle mani nodose dei lavoratori, nei treni più che sovraffollati, in modo che il vivere diventa un vivere faticoso che incupisce gli animi. Batra è bravo proprio nell'inquadrare il suo mondo in questo momento di passaggio: si apre e si chiude con i treni, è tutto sempre in movimento come se non ci fosse il tempo e la possibilità di rimanere fermi. Nel film ci sono altri due personaggi interessanti: la zia di Ila che non appare mai e
di cui sentiamo soltanto la voce (che, purtroppo, con il doppiaggio italiano perde davvero molto), una sorta di coscienza/supporto/spinta all'azione, e poi Shaikih, un orfano cresciuto che dovrà sostituire Saajan in ufficio, emblema della possibilità del poter 'farsi da soli', perfino attribuirsi da soli un nome. Batra è molto interessato alle
dinamiche familiari, tra questi due personaggi si sviluppa, grazie a un sottile lavoro di scrittura, un rapporto padre/figlio anch'esso a suo modo amaro perchè non potrà far altro che svilupparsi in un arco di tempo limitato. Sul lucido volto di Irrfan Khan (The Milionaire, Vita di Pi) si consuma questa dolce romantica tragedia/favola privata, ma nello stesso tempo in quelle occhiaie è disegnata l'intera India, quella dei lavoratori, che sta crescendo e che spaventa. La solitudine fioca di Nimrat Kaur la rende a suo modo regina - apparentemente della cucina, in realtà di qualche altra cosa -, sperduta, costretta a diventare forte. I due protagonisti sono spesso inquadrati soli, pur se nei loro ambienti affollati. Le loro strade, che partono e sfumano
in quartieri diversi, non si sarebbero mai potute incontrare e invece è successo. È ancora possibile fermarsi, like someone in love.
(Elena Caterina – Sentieri Selvaggi)

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