Tutti pazzi per Rose (2012)

Un film di R. Roisade – FRANCIA - Commedia. Durata: 111’, 2012

Con Romain Duris, Déborah François, Bérénice Bejo, Shaun Benson, Mélanie Bernier, Miou-Miou, Eddy Mitchell, Frédéric Pierrot

Primavera 1958. Rose Pamphyle ha 21 anni e vive con suo padre, un burbero vedovo titolare dell'emporio di un piccolo villaggio in Normandia. Rose è promessa in sposa al figlio del proprietario dell'autofficina e l'attende un destino di casalinga docile e devota. Ma Rose non vuole saperne di una vita del genere. Così decide di partire per Lisieux, dove il trentaseienne Louis Echard, carismatico titolare di un'agenzia di assicurazioni, sta cercando una segretaria. Il colloquio per l'assunzione è un fiasco totale. Ma Rose ha un dono: batte i tasti della macchina per scrivere a una velocità vertiginosa e così riesce suo malgrado a risvegliare l'ambizioso sportivo che sonnecchia in Louis... Se vuole ottenere il posto, Rose dovrà partecipare a delle gare di velocità dattilografica.

CRITICHE
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Unione virtuosa tra romantic comedy all’americana e lustro francese, bellissima sorpresa fuori concorso alla Festa del Cinema di Roma, lo spumeggiante Tutti pazzi per Rose, protagonisti un rodatissimo Romain Douris e Deborah François (irriconoscibile protagonista de L’enfant dei fratelli Dardenne), trasfigura gli anni Cinquanta francesi come The Artist aveva fatto con i Trenta americani, e ha il merito di raccontare con un delicato equilibrio di romanticismo e ironia una vicenda
di emancipazione fuori dagli schemi. Il titolo originale francese, Populaire, infatti, fa riferimento ad un modello di macchina da scrivere (rosa confetto) che diventa il frivolo simbolo del successo e dell’emancipazione della protagonista. Rose, segretaria imbranata e volonterosa con il dono della velocità sui tasti della macchina da
scrivere, rappresenta infatti un’intera generazione di donne che nel dopoguerra provavano per prime a trovare una strada diversa rispetto a quella già segnata dal destino: che si tratti di rifiutare il prevedibile matrimonio con il meccanico del paesino per tentare la fortuna come segretaria di una compagnia di assicurazioni non sminuisce la forza del passo della protagonista. Senza indebolire questa dimensione “sociale”, Tutti pazzi per Rose resta anche e soprattutto una bella commedia romantica di quelle di una volta, che esplora,
giocando con intelligenza con i cliché, la crescita del rapporto tra la candida (ma non ingenua) Rose e Louis, il suo principale, un uomo ferito dal passato, competitivo e ossessionato dal complesso dell’eterno secondo. A fare da contrappeso alla vicenda di emancipazione di Rose c’è la ex fidanzata di Louis, Marie, che stanca di
aspettare che lui superasse i sensi di colpa del “sopravvissuto” alla guerra, è convolata a felici nozze con un soldato americano che ha saputo amarla con più semplicità. Marie (la bella Bérénice Béjo di The Artist) è una donna realizzata come moglie e madre ma questo non le impedisce di giocare un ruolo discreto di mentore sia per Rose che per Louis. Il pezzo forte della vicenda, però, sono ovviamente le schermaglie tra Rose e Louis che, deciso a sfruttare fino a fondo il suo talento, preferisce escludere qualunque sottofondo sentimentale
dal rapporto che stabilisce con la povera Rose. Incurante delle convenienze dell’epoca, per altro, la porta a vivere a casa sua, ma poi le fa spendere le serate ad allenarsi copiando a macchina interi capolavori della letteratura francese, dipingendole le unghie di colori diversi per farle imparare a usare tutte le dita sui tasti e facendola
correre per migliorare le sue capacità fisiche (le gare di dattilografia all’epoca erano considerate come un vero e proprio sport e il film le riprende davvero in questo modo, con pubblico a fare un tifo da stadio e concorrenti sull’orlo del crollo fisico e nervoso). Dalla natia Normandia a Parigi, una volta iniziata, per Rose la via
del successo è spianata, ma quella dell’amore si rivela molto più complicata, e una notte d’amore a volte può complicare le cose anziché chiarirle. Questa è l’unica scena girata in uno stile molto più esplicito di quello che un film dell’epoca avrebbe scelto ed è quasi più il senso estetico prima ancora che il pudore a far rimpiangere una
scelta più discreta. Il film è però un tripudio per gli occhi con i suoi splendidi costumi d’epoca e un’ambientazione pastello che trova il suo più sgargiante simbolo proprio nella Populaire, la macchina scrivere rosa di cui Rose si trova a fare da testimonial e che dà il titolo alla storia. “America for business e France for love” è il motto
finale della pellicola, e, fatta la tara (Tutti pazzi per Rose sta vari gradini sotto The Artist), potrebbe anche essere il simbolo di certo nuovo cinema francese, che fa l’occhiolino all’America e incantare tutto il mondo.
(Laura Cotta Ramosino – Sentieri del cinema)

Può essere che il titolo confonda le idee, siamo molto lontani dal trash di “Tutti pazzi per Mary”. Qui trattasi di una garbata, piacevole, romantic comedy ambientata nel ’59 in un dècor completamente e perfettamente vintage sia nei capelli sia nei cappelli, nei vestiti e nella musica, nei sentimenti e negli affetti. C’è una ragazzina di
campagna che diventa segretaria di un assicuratore con vocazione di playboy: l’abilità della giovinetta a battere a macchina con sole due dita invita il capoufficio a farla partecipare alle gare di dattilografia internazionale. Nessuno dubita che vincerà e che i due, dopo alcune schermaglie, faranno un salto di classe e si ameranno.
Tutto prevedibile ma tutto gustabile soprattutto se si pensa alla pudica commedia americana anni 50 – anche se questo è un film inglese – tanto che, pur con tutto il rispetto ai protagonisti di oggi, fra cui il simpatico Romain Duris, sembra di vedere ai loro posti Doris Day
e Rock Hudson oppure Sandra Dee e Cary Grant, oppure…
(Maurizio Porro – Il Corriere della Sera)

Nel 1958 una ragazza della provincia francese, Rose Pamphyle, va in città per realizzare il sogno di diventare segretaria. Trova impiego presso l’affascinante agente d’assicurazioni Louis Echard; ma quando il principale si avvede della pazzesca velocità con cui la fanciulla batte
a macchina (usando due sole dita), decide di diventarne il trainer e di portarla ai campionati del mondo di dattilografia. Tra i due fiorisce un sentimento; Rose sarebbe pronta a cedervi, però il suo “capo” teme le pene d’amore. Dopo l’enorme successo di The Artist agli Oscar, il cinema francese ha riempito di nuovo le sale con un film ricalcato sui modelli del tempo che fu: nel caso, la commedia sentimentale americana anni Cinquanta, che l’esordiente Régis Roinsard riproduce nelle atmosfere, nei colori, nei particolari di scena (e senza farsi mancare precise citazioni d’epoca, su cui il cinefilo può esercitarsi). Con una novità, però: che il repertorio romantico è ben miscelato con quello del film sportivo, infondendo emozione e suspense nelle gare di
velocità tra dattilografe.
(Roberto Nepoti – La Repubblica)

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