Zoran, il mio nipote scemo (2013)

Un film di M. Oleolotto – ITALIA-SLOVENIA - Commedia. Durata: 106’, 2013

Con Giuseppe Battiston, Francesco Celio, Rok Presnikar, Marjuta Slamic, Roberto Citran, Riccardo Maranzana, Jan Cvitokovic, Ariella Reggio

Paolo Bressan trascorre le sue giornate da Gustino, gestore di un’osteria in un piccolo paese vicino a Gorizia. Un quarantenne alla deriva, cinico e professionista del gomito alzato ma anche della menzogna compulsiva, lavora di malavoglia in una mensa per anziani e insegue senza successo l’idea di riconquistare Stefania, la sua ex moglie. Le cose cambiano con l’entrata in scena di Zoran, un quindicenne occhialuto lasciatogli in “eredità” da una lontana parente slovena. Scopre così di essere zio, e la cosa lo disgusta. Solo quando si accorge che suo nipote Zoran è un vero fenomeno a lanciare le freccette, si ricrede. Ogni anno si svolgono i campionati mondiali di freccette con un montepremi di 60 mila euro e Paolo non ha nessuna intenzione di lasciarsi scappare questa opportunità.

CRITICHE
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Al confine tra Italia e Slovenia, dove il verde della vegetazione incontra il grigio delle strade sterrate, «el vin xè la salute, l’acqua xè il funeral» e Paolo Bressan pare deciso a campare in eterno rompendo l’anima al prossimo. Affogando la sua miserabile esistenza nel rosso del bicchiere sempre pieno, dileggiando i concittadini impegnati nelle prove del coro, gettando pietre contro la casa del datore di lavoro. Finché la sua routine alcolica, inconcludente e urticante viene interrotta da un’eredità: l’ignota zia Anja residente in Slovenia è venuta a mancare, lasciandogli un nipote adolescente che parla l’italiano come un testo stampato cent’anni fa e gioca a freccette come un robot infallibile. L’esordiente Matteo Oleotto non sbaglia un colpo,
sebbene rischiasse tanto: i cattivi si giustificano dicendo che li disegnano così. Al contrario il meschino protagonista (un sublime Battiston sprezzante del mondo e delle sue consuetudini) cresce con etilica lentezza, il cinismo distillato in scorci di crudeltà autentica che le risate (fragorose e colpevoli) non annacquano. Il giovane Zoran detto Zagor (dallo zio) deve imparare a non colpire con la freccia sempre il centro, il vecchio Paolo deve trovare un centro di gravità semipermanente: la felicità non è roba definitiva, pare ricordarci ogni
inquadratura sulla strada, ma il panorama - boschivo e umano - su cui il regista posa lo sguardo è testimone di una profonda, commovente comprensione.
(Chiara Bruno – Film Tv)

In un paesello del Friuli la vita trascorre tra poco lavoro (Giuseppe Battiston) è un uomo solo, arrabbiato con il mondo e forse con sé stesso per non essere riuscito a tenersi l’unica persona che abbia mai amato, ovvero la sua ex moglie. Lavora in una mensa per anziani ed è
astioso con tutti i suoi concittadini. La sua vita cambia quando in “eredità” da una vecchia zia slovena che non vede da anni, e che forse non ha mai conosciuto, riceve Zoran, un adolescente (interpretato da Rok Presnikar, davvero bravo) che parla un italiano aulico e quasi
ottocentesco (ricordate il personaggio di Bruno Ganz in Pane e tulipani?); il suo compito è ospitarlo fino a quando al ragazzo non verrà trovata una famiglia di accoglienza. Durante la convivenza Paolo, che vive la presenza del nipote come un grande disturbo, si accorge
del grande talento di Zoran nel lanciare le freccette e decide di approfittarne. Ma non tutto va per il verso giusto nei desideri di Paolo, che deve fare i conti con i sentimenti di Zoran e soprattutto con se stesso. Pur in chiave da commedia (non mancano scene divertenti dove si ride con piacere) Zoran, il mio nipote scemo è un film di formazione, anche se a crescere e a maturare non sarà Zoran, ma Paolo che poco a poco, grazie alla presenza del nipote, prende coscienza dei propri limiti, del proprio egoismo e del rancore che ha nei confronti dei suoi concittadini. In un finale liberatorio, sarà proprio Zoran ad aiutarlo a capire di aver bisogno degli altri e a riconciliarsi con la propria vita. Il film è l’opera prima di Matteo Oleotto che ha disegnato su misura per Battiston un personaggio cui l’attore ha dato vita dimostrando ancora una volta le sue grandi capacità interpretative,
anche se un po’ lontane dai personaggi che ha spesso interpretato. Ma grande protagonista è soprattutto la vita di provincia, che il regista ha saputo rappresentare con vivacità ed efficacia sul grande schermo.
(Stefano Radice – Sentieri del Cinema)

La potente figura di Battiston domina (ben “contrastato” dal ragazzo coprotagonista) la curiosa scena del piccolo ma non trascurabile film ambientato (e coprodotto) tra Italia e Slovenia. Bressan è un cialtrone, alcolista dissacratore e senza rispetto per niente, lavoricchia in una mensa, si fa invitare a pranzo dall’ex moglie che si è messa con un pesce lesso tutto chiesa e hobby (Roberto Citran) e soprattutto bivacca all’osteria di Gustino (Teco Celio) dal quale la notte si fa nascondere per evitare il posto di blocco che gli costerebbe il ritiro della patente. Arriva la notizia del decesso di una zia, oltre confine, della quale il cialtrone non ricorda neanche il nome. Corre sperando in un’eredità ma il risultato è il compito di scortare Zoran (che lui chiama Zagor), nipote minorenne strampalato e destinato a un istituto. Scopre che Zoran possiede un talento con le freccette e allora lo tiene con sé e lo mette sotto ad allenarsi per lucrarci sopra. Minimale ma denso di umori (si respira del picaresco mitteleuropeo, ma potrebbe anche essere un film on the road degli anni 70) rielaborati con originalità.
(Paolo D'Agostini – La Repubblica)

Cin cin con il bianchino: Giuseppe Battiston è un avvinazzato friulano di etilico ed arrogante egoismo che eredita dalla zia un nipotino bravo a tirar freccette e a risvegliargli infine una sana voglia di cambiar tasso alcolico. Commedia nordest del deb, Matteo Oletto, che ha ottimo senso del racconto e del ritmo e centra il bersaglio della strana coppia del bravissimo protagonista e del suo giovane molto alter ego. Una commedia che va alle radici e sceglie verità anche scomode. E si ride.
(Maurizio Porro – Il Corriere della Sera)

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