MOLIÈRE IN BICICLETTA (Alceste à bicyclette) (2012)

Un film di Philippe Le Guay – FRANCIA - Drammatico. Durata: 104', 2012

Con Fabrice Luchini, Lambert Wilson, Maya Sansa, Laurie Bordesoules, Camille Japy, Annie Mercier, Ged Marlon, Stephan Wojtowicz, Christine Murillo, Josiane Stoléru

Serge Tanneur, al top della carriera di attore decide di ritirarsi e trasferirsi in una piccola isola dove trascorre le giornate a pedalare in bicicletta. Dopo tre anni riceve la visita di Gauthier Valience, attore sulla cresta dell'onda che sta mettendo in piedi la sua versione del Misantropo di Molière. Gauthier offre a Serge il ruolo da protagonista e, di fronte al suo rifiuto, gli propone di provar insieme a lui il primo atto per cinque giorni, durante i quali potrà cambiare idea.

critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Nato dalla vera esperienza del regista Philippe Le Guay (vedi le Donne del 6° piano) andato a trovare Luchini in esilio atlantico, il film rispecchia le nevrosi da popolarità trash e anche della sua mancanza e, sotto la finzione del teatro classico, mette in scena un eterno pezzo di vita vissuta in cui Fabrice Luchini, grandissimo del cinema francese di rohmeriana memoria, dà un suo contributo autobiografico e una sottilissima, perfida ironia che s'addice ad Alceste, secondo lui un ridicolo egocentrico e non un ribelle sociale come credevano i 'dreamers' del 68. Le Guay, vedi il film condominiale sulle colf
spagnole dove Luchini scappava dalla gabbia sociale, è abilissimo nella confezione di una commedia intelligente che nasconde un doppio fondo dove la storia di un'amicizia si trasforma in svendita di rancori covati
sotto i riflettori. Sorvegliata da un dialogo sublime per speciale merito di Molière nostro contemporaneo, la storia intreccia banalità campagnole, case in affitto e nonne attente, giocando in forma divertente la cultura senza esser mai pedante. Annoda alto e basso, amore e odio, stima e disprezzo, parolacce e versi nel ritratto di
un misantropo al quadrato e di un onesto eroe tv che Lambert Wilson tratteggia con nevrotica baldanza in un gioco delle parti che si diverte col teatro, e tutte le sue miserie e nobiltà, mentre nella colonna sonora vive una seconda giovinezza Il mondo di Jimmy Fontana.
Maurizio Porro – Il Corriere della Sera)

Il misantropo di Molière e II mondo di Jimmy Fontana nello stesso film, possibile? Sì, gira il mondo, gira, solo che in Italia gira meno, gira male: gli amati/odiati cugini francesi ci bagnano il naso, ancor più quando si parla di commedia. Molière in bicicletta ci toglie pure il
fazzoletto: una commedia umana, filologicamente devota al Misantropo, intimamente credente che un classico parli per sempre. Appunto, come farlo parlare 350 anni più tardi? I versi, alessandrini, ci sono ancora, i cinque atti scanditi al metronomo, eppure, qualcosa cambia. Giocando seri tra persona e personaggio, vita e recitazione, copione ed
emozione, il regista e sceneggiatore Philippe Le Guay, l'attore e soggettista Fabrice Luchini prestano fede al titolo che si sono scelti: hanno voluto la bicicletta e adesso pedalano, bruciando, spiace dirlo, i nostrani 'non vorrei e non posso'. Parentesi, ma per non staccare il
cervello attaccando la spina all'albero di Natale dobbiamo necessariamente ritrovarci esterofili al cinema delle Feste? (...). 'Ça va sans dire', 'Molière' è commedia pensante, che sui sorrisi non lesina, ma la sguaiatezza, quella no: per frizzi e rutti non c'è Schengen che tenga, in questo caso. E poi, che attori! Se per Luchini Il
misantropo è una magnifica e decennale ossessione, il passo a due con il parimenti strepitoso Lambert Wilson dà carne, voce e verità alla carta ingiallita dai secoli, per recitare a soggetto le nostre invidie, vendette, furbizie e ipocrisie, masticare amaro e sputtanare il buonismo. Dopo Le donne del 6° piano, Le Guay sceglie due uomini a piano terra, in una casa malmessa nell'Ile de Ré. (...) Per chi non conosca Il misantropo il colpo arriva sui denti, per chi ne abbia contezza arriva due volte. Insieme a un mai stracco interrogativo: quanto possiamo ridere delle nostre miserie? Quanto deridere le nostre
stesse meschinità? Soprattutto, si può avere insieme una parte e un pubblico, una vita retta e una sociale? Serge e Gauthier ci fanno scuotere la testa: rimanere senza parole o senza nessuno, voi che preferite? Comunque, vi attende Montale: 'E andando nel sole che abbaglia / sentire con triste meraviglia / com'è tutta la vita e il suo
travaglio'.
(Federico Pontiggia – Il Fatto Quotidiano)

Attore di successo televisivo visita l’Île de Ré, isola di 85 km2 nell’Atlantico, a 3 km dalla costa francese: è lì per convincere un illustre collega in esilio - dal teatro e dalle ipocrisie dell’ambiente - a portare in scena Il misantropo di Molière. I due provano per una settimana, riversando nei versi recitati sentimenti e risentimenti, rancori e rimpianti, questioni morali e rivalse professionali. E trasformando il salotto di casa in un teatro di guerra a suon d’alessandrini, la drammaturgia della pièce in quella della vita vissuta. Intorno ai due, Fabrice Luchini e Lambert Wilson, a turno Alceste e Filinte, una Maya Sansa che aggiorna e rispecchia in Alceste il carattere di Celimene. Da un’idea di Luchini, il film di Le Guay manda in abisso il côté autobiografico di Il misantropo (per Molière rigurgito e lenimento personale), e ne fa lo scandaglio per una possibile élite dello spettacolo odierna, lasciando che la sempiterna
attualità del testo frantumi il vaso di Pandora e il teatro della vita degli attori. Se la sceneggiatura annaspa nei minuti, basata com’è su un unico spunto, è quando si discosta dal proprio terreno intellò che quest’ennesimo esempio di cinema medio e piccolo borghese, stereotipicamente francese, finisce per sconfortare: le gag slapstick, così come i bozzetti comici di contorno, sono patetici ammicchi nazionalpopolari decisamente fuor di misura. In ogni caso, dove possibile, recuperatelo in originale, così da preservare quantomeno il narciso e virtuosistico gigionismo di Luchini.
(Giulio Sangiorgio – Film Tv)

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