GLI EQUILIBRISTI (2012)

Un film di Ivano De Matteo – ITALIA - Commedia, drammatico. Durata: 100’, 2012

Con Valerio Mastandrea, Barbora Bobulova, Maurizio Casagrande, Rolando Ravello, Rosabell Laurenti Sellers, Grazia Schiavo, Antonio Gerardi, Antonella Attili, Stefano Masciolini, Francesca Antonelli, Damir Todorovic, Daniele La Leggia, Pierluigi Misasi, Paola

Giulio si ritrova da un momento all'altro a dover cambiare vita quando la moglie, dopo aver scoperto il suo tradimento, chiede la separazione. All'improvviso la realtà intorno a lui non è più la stessa. Quarantenne e padre di due figli, Giulio è costretto dalle circostanze a dire addio al benessere familiare ed economico e a studiare nuove soluzioni pur di rimanere a galla e non affogare in una nuova povertà fatta di doppi affitti e bollette da pagare, pranzi solitari in trattorie di quart'ordine, desideri dei figli da non disattendere e creditori da cui nascondersi.

critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Gli equilibristi è un film estremamente più «reale», ma anch’esso rischia di sfuggire al tema dal quale parte. La storia inizia in medias res: l’impiegatuccio Valerio Mastandrea ha già tradito la moglie Barbora Bobulova, ed è costretto ad andarsene di casa. Prima lo ospita un amico bamboccione con madre invalida, poi trova una stanza in una pensione, ma alla fine le spese sono tali che l’uomo si riduce a dormire in macchina e a pranzare alla comunità di Sant’Egidio (messa in scena dal vero, con i suoi volontari e i suoi ospiti). Inizialmente la discesa nell’indigenza è assai credibile, ma pian piano acquista
aspetti fin troppo estremi, rischiando di trasformare un caso sociale in un caso clinico. Sono soprattutto i rapporti familiari a non convincere: l’uomo conserva un rapporto solo con la figlia maggiore, mentre la moglie sembra rimanere totalmente sorda al dramma del marito
e finisce per diventare un personaggio chiuso nel suo rancore, relegato sullo sfondo. Mastandrea ha la faccia da cane bastonato fin dalla prima inquadratura, e per quanto si empatizzi con le sue disgrazie vien voglia di entrare nel film per scuoterlo, per dargli una scossa. È
comunque importante che il cinema italiano getti uno sguardo sui nuovi poveri che ci circondano: lo faceva già ai tempi di Umberto D., capolavoro del quale Gli equilibristi sembra un lontano remake. E in fondo anche qui c’è una speranza di salvezza: solo che nel XXI secolo i cagnolini sono stati sostituiti dai telefonini.
(Alberto Crespi – L'Unità)

Il cinema italiano parte bene. La sala piena e i dieci minuti di applausi del pubblico della sezione Orizzonti per Gli equilibristi sono un bel segnale. Ivano De Matteo, l’emozionatissimo regista, può placare l’ansia e per Valerio Mastandrea è un successo personale: Giulio. il suo personaggio ha un percorso di vita complesso, sempre più in basso. E tutto per una “cazzata”, come dice nel film. Il suo matrimonio con Elena (Barbora Bobulova) è sereno, è un padre affettuoso e tenero di
un’adolescente e di un bambino, ma capita il momento di debolezza. Per lui non è neanche un tradimento, non vale niente, ma per Elena diventa un tarlo che non l’abbandona, la rende scontrosa e ostile, è una situazione di disagio che costringe Giulio ad andare via di casa. Un
merito del film è la capacità di raccontare l’inizio senza rinunciare allo humour di Roma e di Mastandrea, scivolando poi lentamente nella realtà sempre più amara di Giulio che con il mensile di dipendente comunale, 1200 euro, non ce la fa a pagare un secondo affitto, la
rata della macchina, a mantenere per i figli il tenore di vita a cui sono abituati, e dunque trova un secondo lavoro, scarica sacchi e cassette, si massacra di fatica, finisce in un misero albergo a 20 euro al giorno e solo l’accoglienza della comunità di Sant’Egidio gli permette qualche pasto caldo. Non è una storia eccezionale quella di Giulio, è uno dei modi di entrare tra i “nuovi poveri”, persone che per orgoglio, come Giulio, non chiedono aiuto, che vivono in sempre in bilico, e spesso perdono interesse per le cose e le persone che amano, per la vita stessa. Anche questo colpisce il pubblico, oltre al sapore
di verità dovuto al lungo lavoro di ricerca di De Matteo: vere sono le facce di uomini e donne di Sant’Egidio, volti – e storie – che conosciamo, sono parte del nostro mondo, del nostro tempo.
(Maria Pia Fusco – La Repubblica)

Una manciata di scopate (scusate l’eufemismo) con la collega d’ufficio porta Elena a interrompere il suo matrimonio con Giulio, impiegato al comune. L’uomo comincia così un viaggio all’inferno, tra rate del mutuo e dell’apparecchio per i denti del figlioletto, doppi lavori nelle ore che non vorresti, nottate in pensioni squallide (prima) e in macchina (poi), in un’escalation di degrado morale e fisico che lo spingerà fin quasi al suicidio. Gli equilibristi (già dal titolo, visti gli sviluppi, si parte male) mette in scena tutto ciò che - almeno al cinema - non si dovrebbe mai: una narrazione didascalica (da fiction Tv), un festival che galoppa incurante negli stereotipi da dozzinale inchiesta televisiva, una scrittura manichea, dove la donna sembra una kapò totalmente priva di sentimento e suo marito un coglioncione
masochista che pare averlo fatto apposta per soffrire. Per non parlare dei figli: il piccoletto un semideficiente e la ragazza adolescente una fotocopia della famiglia Cesaroni in versione drammatica. Regista e
sceneggiatrice (Valentina Ferlan) puntano insomma tutto sull’argomento, nella speranza di farselo bastare. Ma per narrare di poveracci, del “27” che non arriva mai, dei soldi come ricatto capitalista bisognerebbe avere come modello Umberto D. e non un Tv movie da Rai1 + segue dibattito. Dispiace scriverlo, ma Barbora Bobulova è qui alla sua peggiore interpretazione. E Mastandrea riconferma il Malinteso Maggiorani: non è vero che tutti possono recitare.
(Aldo Fittante – Film Tv)

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