ZERO DARK THIRTY (2012)

Un film di Kathryn Bigelow – USA - Drammatico,spionaggio,thriller. Durata: 157’, 2012

Con Jessica Chastain, Joel Edgerton, Scott Adkins, Mark Strong, Chris Pratt, Jennifer Ehle, Taylor Kinney, Kyle Chandler, Édgar Ramírez, Harold Perrineau, Jason Clarke, Reda Kateb, Jeremy Strong, J.J. Kandel

Per un intero decennio, un team di alto livello lavora in gran segreto per un'operazione di sicurezza militare che si snoda in tutto il mondo con un solo obiettivo: eliminare Osama Bin Laden. Un thriller duro, teso e avvincente sulle ultime fasi della caccia al Re del Terrore alla guida di Al-Qaeda, caratterizzato da scene molto forti - per le quali la regista Kathryn Bigelow (già autrice di The Hurt Locker) è stata fortemente criticata - che riguardano le torture inflitte ai terroristi catturati dagli americani.

critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Non è facile accostarsi a questo film serenamente, anzi non è possibile. È Zero Dark Thirty, titolo che si riferisce alla fascia oraria notturna con la quale in gergo gli incursori indicano le operazione segrete, realizzato dalla stessa regista Kathryn Bigelow che nel 2010 fu coperta di Oscar per The Hurt Locker sugli artificieri in Iraq, ancora una volta in tandem con il giornalista Mark Boal suo compagno nella vita (da un suo articolo aveva tratto spunto il film Nella valle di Elah). A sua volta candidato a cinque Oscar tra il quali quello a miglior film: ma l’esito è reso incerto dalla coda polemica sollevata negli Stati Uniti dal film. Posticipata l’uscita in America dove si era sotto le elezioni presidenziali che hanno condotto alla conferma di Obama, il film di Bigelow si è trovato rapidamente al centro di un fuoco incrociato: accusato per aver mostrato senza mezzi termini l’uso della tortura da parte della Cia da chi ha eccepito sulla possibilità di accesso a dati recenti e segreti relativi alla sicurezza
nazionale che, secondo gli accusatori, sarebbe stata consentita dall’amministrazione Obama, non è stato risparmiato neanche dalle critiche di chi ha invece sospettato che quell’esibizione includesse anche adesione e approvazione. Zero Dark Thirty ricostruisce con minuzia di riferimenti il lavoro d’indagine svolto da parte della Cia lungo il decennio che va dall’attacco dell’11 settembre alle Torri Gemelle fino alla cattura e all’esecuzione nel maggio 2011, da parte dei reparti speciali, di Osama Bin Laden in Pakistan. Tutto ruota
intorno al personaggio di Maya (Jessica Chastain), l’agente che all’inizio arriva in una delle prigioni segrete della Cia e viene immediatamente introdotta ad assistere all’interrogatorio di un prigioniero che ha avuto un ruolo nell’attentato terroristico di New York e di cui si ha ragione di credere che possieda informazioni che lo collegano a Bin Laden e dunque utili a inseguirne le tracce. Non è un interrogatorio: è tortura. Vengono usati gli stessi mezzi e metodi usati
dagli apparati polizieschi delle dittature. Tutto ruota intorno al
personaggio di Maya e al contrasto tra il suo essere donna, il suo contegno, i suoi modi, il suo aspetto così diversi e distanti dallo stereotipo, il suo carattere riservato introverso e solitario, e la tempra d’acciaio, la determinazione superiore a chiunque altro, che
dimostrerà nel corso della lunga operazione, della lunga caccia, che condurrà infine, dieci anni dopo, a stringere il cerchio intorno a una casa-fortezza alla periferia di una cittadina pakistana. Dieci anni nel corso dei quali il terrorismo continua a colpire con attacchi e attentati gravissimi: a Madrid (11 marzo 2004), a Londra (7 luglio 2005), all’hotel Marriott di Islamabad (20 settembre 2008). Diversamente da quanto accaduto in passato (ma accade ancora: ne è esempio Argo che torna a fatti di oltre trent’anni fa e sulla base di documenti desecretati) per esempio sul Vietnam su cui il cinema
intervenne solo con una certa distanza temporale, Bigelow (ma non è la sola) interviene a caldo su materie ancora incandescenti. E lo fa, come già in The Hurt Locker, con uno stile personale e ibrido, di finzione che dà un’impressione documentaristica. Ed è forse proprio questa sua intenzione di rappresentazione distaccata e obiettiva («fare un film moderno e rigoroso sull’antiterrorismo incentrato su una delle missioni più importanti e segrete della storia americana») a procurare commenti e reazioni che travalicano i consueti confini del fatto cinematografico.
(Paolo D'Agostini – La Repubblica)

Il film più controverso dell’anno negli Stati Uniti è anche un caso politico. Zero Dark Thirty racconta la caccia all’uomo più imponente del secolo come fosse la “recherche” di una Nazione. Costretta a guardare dentro se stessa, l’America scopre di essere capace delle cose
peggiori per raggiungere il proprio scopo. Scopo che coincide con la rivendicazione di un ruolo (“paladina della democrazia”) e di una identità: valori, credenze, rancori, vendette di una comunità che si radicalizza se minacciata, e per questo persegue ogni minaccia in modo
spettacolare. A colpire non sono le sequenze di tortura dei prigionieri di Al Qaeda, veri o presunti, ma la loro rappresentazione realistica. Il fatto che la regista, Kathryn Bigelow, non alluda ma chieda una
identificazione totale con la protagonista Maya (Jessica Chastain). Analista della Cia in prima linea, fa dell’eliminazione di Osama Bin Laden una missione quasi esistenziale. A inizio film, quando Jason Clarke sta per sottoporre l’uomo del “gruppo saudita” al waterboarding (lo si immobilizza a terra reggendo i piedi in alto e gli si versa abbondante acqua sulla faccia: l’effetto è quello dell’annegamento), le viene chiesto se vuole assistere all’interrogatorio da una Tv a circuito
chiuso. Lei rifiuta, va dentro, partecipa. Maya, nessun cognome e passato incerto, è una versione moderna di Ethan Edwards, il John Wayne di Sentieri Selvaggi; lei sola attraversa il tempo e lo spazio sempre in scena, gli altri (a eccezione di Clarke, che però da operativo finisce in ufficio) sono intercambiabili e spariscono. Quando cercano di relegarla in un angolo (come nella sala delle riunioni) riattraversa la soglia e torna centrale. E alla fine, ucciso Osama, è sola in un aereo vuoto con la carlinga che si chiude. Ethan Edwards restava fuori, lei è all’interno. Per John Ford l’eroe della wilderness non trova spazio una volta ricomposta l’armonia e fondata la civitas: per Bigelow e Mark Boal, ex giornalista embedded autore della sceneggiatura, Maya è invece rappresentazione simbolica costante e inevitabile. Regia e montaggio sublimi per un film epocale.
(Mauro Gervasini – Film Tv)

Proiezioni

Torna alle proiezioni

Home · Contatti
© Cinecircolo Acquabella 2010