COME UN TUONO (The place beyond the pines) (2012)

Un film di Derek Cianfrance – USA - Drammatico. Durata: 140’, 2012

Con Ryan Gosling, Bradley Cooper, Rose Byrne, Eva Mendes, Dane DeHaan, Ray Liotta, Ben Mendelsohn, Bruce Greenwood

Un misterioso quanto mitico pilota di motociclette, Luke, lascia lo spettacolo ambulante del "globo della morte" in cui si esibisce per sfrecciare a tutta velocità nelle strade secondarie di Schenectady, nello Stato di New York. E’ alla ricerca disperata della sua ex ragazza, Romina, che da poco ha partorito di nascosto suo figlio. Nel tentativo di riuscire a provvedere alla sua nuova famiglia, Luke lascia il lavoro nei luna park e commette una serie di rapine in banca aiutato anche dalle sue straordinarie capacità di pilota. Ma la posta in gioco si alza quando Luke si trova ad affrontare un ambizioso ufficiale di polizia, Avery Cross, deciso a fare carriera in un dipartimento di polizia in cui dilaga la corruzione. La storia arriverà a coprire un periodo di quindici anni, fino a quando i peccati commessi nel passato non cominceranno a minacciare la vita di due liceali costretti ad affrontare una pesante eredità di violenze. L’unico rifugio allora sembrerà essere quello che in lingua mohawk viene definito "the place beyond the pines", il posto al di là del bosco di pini..

critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Paghi uno e prendi tre. Come un tuono sono tre film in uno, a firma del molto indipendente e sentimentale Derek Cianfrance, di cui abbiamo visto Blue Valentine, sempre su dinamiche familiari, sui baratti di rimorsi e rancori, sui bilanci affettivi. E sempre col girovago Ryan
Gosling, amante dei personaggi sensibili, ai margini, che qui, biondo e multi tatuato (un pugnale sotto l’occhio), è bravissimo, vince il primo tempo della storia restando evocato nel secondo. Avvio strepitoso, la vestizione presa di spalle in piano sequenza del campione di moto che al luna park, sempre quello fin dai tempi di Hitchcock, volteggia nel globo della morte. Somiglia al campione d’auto di Drive. Ma quando scopre di essere papà, anche se il ruolo ora è subaffittato, mette la testa a posto, non corre più, ma rapina banche insieme a un meccanico, finché non incontra un poliziotto in carriera, baricentro della seconda parte in cui s'alternano scene d’azione e altre di grande tenerezza introspettiva, nella rincorsa affannata e vana verso il successo e la giustizia. La terza è l’incontro tra i figli dei due eroi, col passato
che ricade sulle loro spalle provocando lacerazioni d’affetti con mini speranza. Melodramma, gangster movie, tragedia greco americana, film sul passato che torna alla Jacques Tourneur, come i noir di una volta. In 2 ore e 20 c’è tempo per una maxi sceneggiatura scritta per prendere al lazo tutti i personaggi, osservando sotto la lente la sensibilità dei macho e la determinazione della bella Eva Mendes, in vesti dimesse. Giocato sulla contrapposizione dei due attori del momento, i due sex
symbol dell’era Obama, il citato Gosling e Bradley Cooper che, esaurite le “Notti da leoni”, s’è dedicato a una carriera che lo ha messo in prima fila, esponendo qui il cinismo americano che crede ci sia ancora bisogno di eroi. Sono bravissimi pure i rampolli che si palleggiano altrui follie, amori e responsabilità, ma gettando una speranza al di là del posto, al di là dei pini, come dice il titolo originale che prende spunto dai nativi Mohawk e dalla suggestiva natura che non appare mai a sproposito, motore della storia fino al geometrico finale rettilineo verso chissà dove e perché.
(Maurizio Porro – Il Corriere della Sera)

È venuto il momento di conoscere meglio Derek Cianfrance, cineasta indipendente americano scoperto nel 1998 (quando aveva poco più di vent’anni) al Sundance Film Festival. Con grande ritardo, è appena
uscito nelle sale italiane Blue Valentine. Sembrerebbe tutt’altro genere di film Come un tuono, ma – sia detto a beneficio di chi cerca soprattutto l’azione - le cose non stanno così. Fedele alla sua formazione da cineasta ‘indie’, poco amante delle formule di genere, Cianfrance realizza sì un film profondamente noir, nella inesorabilità
dei meccanismi che portano i protagonisti alla perdizione e nella impossibilità di modificare destini già decisi a priori; però la sua ambizione - in buona parte realizzata, malgrado qualche deragliamento narrativo lungo le due ore e venti di proiezione - è di mettere in scena una grande storia che attraversa più generazioni, mescolando
melodramma e romanzo, tragedia e poliziesco. Le scene di rapina o le fughe a tutto gas non sono al centro della sua attenzione. Ciò che gli interessa davvero sono le relazioni tra i suoi infelici eroi, i rapporti padre-figlio e il determinismo familiare e sociale che li perseguita. Così il film, che nella prima parte è veloce e nervoso (vedi la folgorante sequenza d’apertura con la vestizione del ‘bad
boy’), diventa gradualmente più lento, malinconico e perfino commovente, acquistando un fascino insolito. Del resto, il modo in cui il regista mette in immagini gli eventi è in contrasto con il montaggio rapido e ipnotico del film di azione violenta; privilegiando piuttosto i
lunghi piani-sequenza e le ‘soggettive’ dei personaggi. Il che lo rende diverso anche dallo stile rétro del Drive di Nicolas Winding Refn, che alcune circostanze potrebbero inizialmente evocare: vedi l’eroe marginale e asso dei motori interpretato anche lì da Ryan Gosling. A
parte la - pur importante - presenza di Eva Mendes, Come un tuono è sostanzialmente una storia al maschile. E i due neo-divi in ascesa Ryan Gosling e Bradley Cooper la servono alla perfezione. Cooper presta il volto a un poliziotto pieno di sfumature oscure. Quanto a Gosling, biondo e tatuato, il suo personaggio di perdente sintetico è protagonista solo della prima parte del film; però l’attore gli conferisce un carisma che lascia tracce anche dopo la sua uscita di scena.
(Roberto Nepoti – La Repubblica)

Non era facile trovare i giusti equilibri in un progetto di storia che cambia di protagonisti, epoca e registro mescolando gangster story, poliziesco e melò; e in effetti Come un tuono risente a tratti di tanta complessità di temi: oltre al fatto che, in presenza di più episodi, viene naturale preferire uno all’altro. Ma resta coerente nel film la forza unitaria di una vena di profondo intimismo che Cianfrance sa come tradurre in densi piani sequenza: con la macchina da presa incollata a protagonisti che si dibattono nella tela di traumi e pulsioni di cui non sono consapevoli; o di cui stanno appena prendendo coscienza (…) L’effetto è assai emozionante quando sono in ballo interpreti del fascino e dell’intensità di Gosling, angelo maledetto dal cuore puro, e di Cooper, eroe dal cuore oscuro; mentre la terza parte, che dal punto di vista drammatico dovrebbe rappresentare l’apice, soffre del minor peso specifico sia dei giovani attori che dei loro ruoli. Tuttavia, da questo neppur quarantenne regista del Colorado ci aspettiamo molto.
(Alessandra Levantesi – La Stampa)

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