SINGOLARITA’ DI UNA RAGAZZA BIONDA (2009)

Un film di Manoel de Oliveira – FRANCIA, PORTOGALLO, SPAGNA - Drammatico. Durata: 64’, 2009

Con Ricardo Trêpa, Catarina Wallenstein, Diogo Dória, Júlia Buisel, Leonor Silveira, Luís Miguel Cintra, Glória de Matos, Filipe Vargas, Rogério Samora

Il giovane Macario, contabile nell’azienda dello zio a Lisbona, mentre è in viaggio in treno verso l’Algarve, comincia a raccontare la sua singolare storia d’amore alla compagna di viaggio. Ogni giorno dalla finestra del suo ufficio scorge una giovane fanciulla bionda, della quale si innamora perdutamente. I due si incontrano e Macario è intenzionato a sposarla. Senza alcuna ragione apparente, lo zio lo invia per motivi di lavoro a Capo Verde, dove lui ha trovato fortuna. Tornato a Lisbona, ottiene finalmente il permesso da suo zio di sposare la ragazza bionda. Ma gli eventi condurranno ad un epilogo inaspettato.

critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Tratta da un racconto di Eça de Queirós, la storia del giovane Macário (Ricardo Trêpa) è stata attualizzata dallo stesso de Oliveira. Trasposta dal Portogallo di fine Ottocento a quello di oggi, resta comunque nelle sue immagini, nelle sue inquadrature quasi sempre fisse, nel suo montaggio austero, nei gesti dei suoi personaggi e nei loro dialoghi un sapore insistito d'antico. Contabile presso lo zio Francisco (Diogo Dória), dall'ufficio un giorno Macário vede la bella Luísa (Catarina Wallenstein) affacciata alla finestra di fronte. Muovendo lentamente un piccolo ventaglio cinese, la ragazza avanza e insieme si ritrae, si mostra e insieme non si mostra. Macário se ne innamora, subito ricambiato. Francisco tuttavia si oppone alle nozze, e il giovanotto è costretto a cercarsi un nuovo lavoro. A Capo Verde
qualcuno ha bisogno di un contabile deciso ed energico. La missione non è chiara, ma il compenso è alto… Così racconta egli stesso molti mesi dopo a un'estranea seduta accanto a lui, su un treno in corsa verso l'Algarve. Sembrerebbe una storia romantica e inattuale, questa di
Macário e Luísa. In una Lisbona essa stessa inattuale, le vite dei ben nati sono regolate da rituali alti ed eleganti. Ed eleganti e alti si direbbero anche i loro sentimenti, a partire dall'amore del giovane contabile e della "ragazza bionda". È tanto forte e puro, questo amore, da superare ogni avversità: la prepotenza dello zio, le difficoltà
economiche, la disonestà di un amico di Macário, e persino la dubbia legalità (e moralità) della missione a Capo Verde. Che de Oliveira senta l'età, e desideri coronare la sua carriera con uno sguardo ottimistico, per quanto volto all'indietro? Ma il portoghese è troppo
grande per cedere all'età e alle sue illusioni. Il suo film è percorso da un'ironia continua, che di colpo diventa sarcasmo. Tra le "singolarità" di Luísa, una basta a confutare romanticismo, eleganza,
buoni sentimenti dei ben nati. Con una sorta di urlo silenzioso, alla
fine il buon Macário scopre e sancisce una radicale disillusione: la sua e quella di de Oliveira. Se la prima è tragica, la seconda è
beffarda e irridente, come si conviene a un grandissimo vecchio.
(Roberto Escobar - L'Espresso)

Un uomo e una donna si trovano per caso seduti l’uno di fronte all’altra durante un viaggio in treno. Un ragazzo e una ragazza, dirimpettai, si corteggiano alla finestra. Il primo racconta del secondo, ossia della propria giovinezza, come caso esemplare dei
pericoli dell’amore e degli affari. In un film che fa della frontalità e dell’oralità la propria cifra stilistica, il maestro Manoel de Oliveira (che dopo questo ha già girato un corto, altri tre lungometraggi e, a quasi 103 anni, gode di buona salute) mette a confronto le speranze con la realtà, adattando un racconto di formazione di José Maria Eça De Queirós. La messa in scena per quadri semplici, dalla fotografia povera e dalle interpretazioni prive di virtuosismo, arriva a un cinema essenziale che trova ragion d’essere in uno sguardo concentrato sull’apologo, secco nella durata di soli 64
minuti eppure magistralmente stratificato. Macário è perdutamente innamorato di Luisa, ma lo zio Francisco si oppone e così il giovane cerca fortuna a Capo Verde per poter sposare l’amata. Un certo conservatorismo patriarcale attraversa la vicenda (in fondo lo zio sembra aver avuto ragione), ma in realtà è proprio la rigida morale ottocentesca, con l’ingenua illusione che l’uomo possa conformarsi a modelli irreprensibili di onestà e amore, a franare e a portare all’infelicità. L’assoluto non è di questo mondo, meglio imparare ad accettarne le singolarità.
(Andrea Fornasiero – Film Tv)

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