EFFETTI COLLATERALI (2013)

Un film di Steven Soderbergh – USA - Drammatico, thriller. Durata: 106’, 2013

Con Rooney Mara, Channing Tatum, Jude Law, Catherine Zeta-Jones, Vinessa Shaw, David Costabile, Marin Ireland, Polly Draper, Jacqueline Antaramian, Katie Lowes, Mamie Gummer, Elizabeth Rodriguez, Peter Friedman

Proprio quando suo marito, dopo quattro anni di pena per insider trading, viene scarcerato, la giovane Emily cade nuovamente preda di una brutta depressione. Dopo un maldestro tentativo di suicidio, finisce in cura da uno psichiatra, che per aiutarla le prescrive dei farmaci. Gli effetti collaterali, però, si fanno sentire forti, ed Emily finirà per accoltellare il marito durante uno stato di sonnambulismo. Il suo medico si darà da fare per non farla condannare per omicidio, ma anche ottenuta l'infermità mentale le cose si andranno complicando sempre di più.

critiche:
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Thriller discreto ben congegnato da un punto vista narrativo e diretto con una certa sicurezza da Steven Soderbergh che con questo film si conferma un buon affabulatore e regista versatile, capace di lavorare in
grandi produzione hollywoodiane (Ocean's Eleven e sequel) e di riuscire bene in produzioni a budget medio (Traffic, The Informant!, lo stesso Effetti collaterali) o minimo (Bubble). Autore dei più prolifici (28 film in poco più di 20 anni di carriera), il regista di Atlanta condensa in questa sua ultima fatica tutti i suoi punti di forza ma anche le fragilità del proprio stile. Perché Effetti collaterali è innanzitutto un buon intrattenimento che vanta almeno due grandi interpreti (Jude Law, efficace nel ruolo dello psichiatra, ma soprattutto Rooney Mara, bellezza fragile e misteriosa, alle prese con un ruolo sofferto e complicato) e, complice la sceneggiatura attenta firmata da Scott Z. Burns (Contagion, The Informant!, The Bourne Ultimatum) incorpora in sé un certo numero di falsi indizi e svolte
impreviste che, per il bene dello spettatore, Soderbergh centellina fino all'ultima sequenza. Non è male, nel complesso ed è interessante lo sguardo duplice del regista di Erin Brockovich alla vicenda, controversa, di una donna malata, ferita negli affetti e anche dalla crisi economica che sembra aver lasciato dietro di sé solo vittime e macerie. Da un lato, infatti, Soderbergh imposta la narrazione secondo lo schema classico del thriller dell'identità: di cosa soffre Emily Taylor/Rooney Mara? Che cosa cerca che non può darle il marito,
interpretato da Channing Tatum? E, più di tutto, cosa si nasconde nel passato dei due coniugi? Soderbergh lavora sulle atmosfere, gli ambienti
claustrofobici, lavora nel privato e nel pubblico dei personaggi di
Jude Law e Rooney Mara, semina qualche indizio e non spreca tutte le
pallottole, per quanto nella seconda parte del film alcune svolte siano
poco verosimili e un po' forzate. Dall'altro, Soderbergh sottolinea
i risvolti dell'attualità: la crisi economica che pare avvolgere tutto
come una nebbia mortifera, il rovescio della faccia del Sogno Americano per cui ci si può ritrovare senza un soldo e senza i propri cari da
un momento all'altro, la dipendenza generalizzata da medicinali, vere e proprie droghe per rimanere sempre sulla cresta dell'onda. Una dipendenza che è un’immagine semplice e schietta dell'incapacità
dell'uomo contemporaneo non tanto di farsi da solo, ma di resistere ai colleghi squali, all'indifferenza letale delle grandi metropoli brulicanti di lavoro e di inquietudine rispetto al dramma personale del singolo. Più che sul versante del thriller, non sempre coeso, specie nella seconda parte, Effetti collaterali riesce nel raccontare una dimensione umana, fragile e segnata da tante debolezze: la perdita della bussola della Taylor e dei diversi personaggi che verranno a che fare con lei, il senso di smarrimento e precarietà che attraversa la sua
storia così come quella del medico sconfinando nella paranoia, non sono solo elementi più o meno verosimili di un thriller dai risvolti psicologici, ma sono segni veri e sofferti di personalità che faticano a riconoscere il vero dal falso e non riescono a costruire del legami umani significativi. Proprio come nel tragico Bubble o in The Infomant! e nel crudele Contagion, i personaggi brigano, progettano, hanno successo o subiscono delle sconfitte ma soprattutto si smarriscono perdendo assolutamente il contatto con la realtà o fraintendendone il significato.
(Simone Fortunato – Sentieri del Cinema)

La giovane Emily Taylor è vittima della depressione. Neppure il ricongiungimento col marito Martin migliora le cose: anzi, il suo stato peggiora. Così la donna va dal dottor Jonathan Banks e assume pillole antidepressive al’inizio efficaci, ma dai pericolosi effetti secondari, tra cui blackout della memoria (leggere attentamente il bugiardino...) e narcolessia. Un giorno Martin viene ritrovato morto ammazzato: si sospetta di Emily, la quale però non ricorda nulla. Regista tra i più dotati ed eclettici della sua generazione, capace di spaziare dai vari
Ocean’s al monumentale Che, a volte Steven Soderbergh è svogliato. Anche qui, come in Contagion, racconta una storia potenzialmente ricca di implicazioni morali; ma poi, dopo un innesco particolarmente efficace si lascia andare alle convenzioni del thriller hollywoodiano (pure molto ben confezionato) dallo sviluppo narrativo standard. Il bel cast resta sottoutilizzato e anche Jude Law deve rinunciare alle ombre del suo interessante personaggio di psichiatra per lasciare al regista il tempo di sbrogliare la matassa.
(Roberto Nepoti – La Repubblica)

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