AMOUR (2012)

Un film di Michael Haneke – FRANCIA, GERMANIA - Drammatico. Durata: 126’, 2012

Con Isabelle Huppert, Jean-Louis Trintignant, William Shimell, Emmanuelle Riva, Rita Blanco, Laurent Capelluto

Georges e Anne sono ormai ottantenni e, dopo una vita passata a insegnare musica, si sono ritirati in pensione, soddisfatti anche della carriera della figlia Eva, musicista che vive all’estero con la sua famiglia. Ma l’amore che lega i due anziani coniugi sarà messo a dura prova nel momento in cui Georges dovrà rapportarsi con l’umiliazione e la degradazione fisica per via di un ictus semiparalizzante che colpirà all’improvviso la moglie Anne, costringendolo a ridefinire gli equilibri familiari, sia con la moglie sia con la figlia.

critiche:
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Suona amaro il titolo dello splendido Amour. E c'è anche un oggettivo, dolorante sarcasmo nel film scritto e girato dal settantenne Michael Haneke. Che amore è, questo che subisce l’insulto della malattia e che rischia di perdere ogni memoria di sé? Che amore è, questo che non si può sottrarre allo scempio del tempo? Entrambi insegnanti di musica a riposo, Anne (Emmanuelle Riva, nata nel 1927) e Georges (Jean-Louis Trintignant, nato nel 1930) vivono a Parigi. La loro vecchiaia è felice e piena di interessi. La figlia Eva (Isabelle Huppert) abita a Londra, del tutto presa dalla famiglia e dalla carriera di musicista. In ogni caso, pur amandola, i due bastano a se stessi. I lunghi decenni attraversati insieme sono la loro ricchezza, il corpo solido e vivo del loro rapporto. Ma un giorno, all'inizio di una mattina all’apparenza serena, uno smarrimento di lei e una sua perdita di coscienza rompono la loro felicità quieta. Un primo ictus costringe Anne a muoversi con un bastone, e un secondo poi la immobilizzerà e le toglierà la parola. Quanto a Georges, fa quello che un amore antico gli chiede e gli rende
possibile: la assiste, la conforta, e più d'una volta la sopporta. Tenendo la macchina da presa sempre dentro la loro casa - con l’eccezione di una sala da concerto, nella prima sequenza - Haneke vive la fatica di entrambi: quella di lei, presa in un corpo che è una prigione, e quella di lui, ostinato nel tentativo disperato di liberarla. Intanto gli amici si fanno lontani, un po' a causa della
malattia di Anne, un po’ a causa del trascorrere del tempo, impietoso anche con loro. D’altra parte, come accade, i giorni non passano tutti egualmente cupi. Talvolta un ricordo o una antica foto fanno riemergere
ombre perdute, ma ancora chiare. Lo stesso fa la visita improvvisa di un vecchio allievo. Ma poi tutto torna a farsi buio, sempre più buio,
come la mente di Anne e l’inutile speranza di Georges. Non c’è futuro
di fronte ai due. Non ce n’è per lei, che sprofonda in un silenzio opaco, del corpo ancor prima che dell'anima. E non ce n’è per lui, che vede smarrirsi nel niente il significato delle loro vite insieme. Si sono amati, ancora si amano, ma il tempo li prenderà nella sua indifferenza. Questo è l'amaro del film, questo è il suo sarcasmo dolorante e oggettivo. Eppure, a Georges si dà ancora una possibilità,
un’estrema via di fuga dal niente. Mentre Amour si chiude, su questa via di fuga si interroga Eva. E noi con lei.
(Roberto Escobar – L'Espresso)

Eutanasia di un amore: in quattro mura dove dorme già la morte, un sentimento che non si arrende all’oltraggio crudele della malattia. Là dove il supplizio di (non) vivere è il rigor mortis dell’esistenza che è stata. E’ un grande, ma grande davvero, film colmo di raggelata pietà e di intima perfezione quello con cui Michael Haneke ha vinto meritatamente l’ultimo Festival di Cannes.Completamente girato in interni, in una casa che è parte integrante della storia, Amour è una pellicola sulla terza età che affronta con pudore temi angoscianti quali la progressiva perdita di sè e dell’altro nel trauma di un legame che si spezza, diventando irriconoscibile, contro la nostra volontà. Raccontato per lo più per piani sequenza a camera fissa, il film parte -benissimo - dalla fine: titoli di testa su schermo nero senza musica, poi un’irruzione, una porta chiusa e l’odore, insopportabile, della morte. Comincia così Amour, la storia di una coppia di ultraottantenni che sta insieme da sempre: ma un giorno lei ha un ictus... C'è l’offesa della vecchiaia e dei suoi mali, la difesa strenua della dignità in una battaglia già persa in partenza, l'amore che diventa necessità, l’umiliazione del decadimento fisico e mentale, l’orrore di non potere far nulla per cambiare il destino, la dipendenza, la dedizione, i limiti del libero arbitrio: c'è tutto questo in un film straziante e bellissimo che Haneke costruisce sul niente, sottovoce, senza sbagliare un passo, complici anche le interpretazioni «monstre» di due acciaccati fenomeni come il dolente Jean-Louis Trintignant e la bravissima Emmanuelle Riva. Protagonisti indimenticabili di un cinema che scava nel profondo, anche per coglierci impreparati: e dove anche un piccione può diventare un atto poetico. E uno schiaffo, improvviso e violento, un gesto, estremo, d’amore.
(Filiberto Molossi – La Gazzetta di Parma)

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