LA MIGLIORE OFFERTA (2012)

Un film di Giuseppe Tornatore – ITALIA - Drammatico, thriller. Durata: 124’, 2012

Con Geoffrey Rush, Jim Sturgess, Donald Sutherland, Sylvia Hoeks, Philip Jackson, Dermot Crowley, Liya Kebede

Virgil Oldman è un genio eccentrico, esperto d'arte, apprezzato e conosciuto in tutto il mondo. La sua vita scorre al riparo dai sentimenti, fin quando una donna misteriosa lo invita nella sua villa per effettuare una valutazione. Sarà l'inizio di un rapporto che sconvolgerà per sempre la sua vita.

critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
La scena potrebbe essere ovunque (in realtà la maggior parte del film è stata girata a Trieste); i personaggi sono moderni, anche se non proprio “comuni”: un ricco battitore d’aste e collezionista; un’ereditiera afflitta da agorafobia all’ultimo stadio; un riparatore di automi settecenteschi. Però lo schema - a scarnificarlo - sembra
quello di una fiaba nera: il vecchio innamorato vuole liberare la principessa dal castello solitario, con l’aiuto di un giovane cavaliere senza macchia e senza paura (ma lo sarà davvero?). Film nella vena astratta e simbolica di Tornatore (all’opposto di quelli ambientati in Sicilia), La migliore offerta è un’ulteriore testimonianza della perizia
del regista nella messa in scena (elegante) e nella narrazione, tesa come quella di un thriller. La sua squisitezza, tuttavia, lascia insoddisfatti: troppo premeditato, troppo incline al manierismo, troppo
ripetitivo (vedi il parallelo tra le donne del ritratto e la bella in carne e ossa): come un dipinto “alla maniera di”su cui, probabilmente, lo stesso Oldman non amerebbe fare un’expertise.
(Roberto Nepoti – La Repubblica)

Regista uguale a se stesso anche nei suoi alti e bassi, Giuseppe Tornatore si allontana dall’amata Sicilia e assapora il respiro internazionale col suo nuovo film, La migliore offerta. Non è una novità per il regista italiano che in assoluto, insieme a Gabriele Muccino, ambisce maggiormente a un riconoscimento internazionale sia a
livello di critica che di popolarità. Una scelta felice, poiché senza dubbio il film rappresenta uno dei momenti migliori della carriera di Tornatore, che si contrappone a Baarìa, una delle sue prove invece più mediocri, datato 2009. Tuttavia si può anche immaginare La migliore
offerta come l’altra faccia della medaglia di opere come Malèna. Il divismo, impersonato in quel caso da Monica Bellucci, e il voyeurismo
conseguente sono qui in qualche modo analizzati freddamente e negati. La
migliore offerta può essere infatti visto come un trattato, semplice ed
efficace a livello narrativo, sulla bellezza, sull’amore: immaginato,
cerebrale e (ir)reale e letto attraverso le sue rappresentazioni nell’arte. Un film imperniato sul rapporto tra realtà e falsità, nella vita e nell’arte, applicabile al cinema come alla letteratura e all’arte
figurativa in generale. Intendiamoci, La migliore offerta, come tutti i film di Tornatore, non ha attinenza specifica con la nouvelle vague o in generale col cinema francese vecchio e nuovo: siamo lontani da Godard o Chabrol, da sperimentazioni e provocazioni del linguaggio
cinematografico. Eppure pur rifacendosi a stilemi del cinema classico Hollywoodiano, al noir, al thriller hitchcockiano, La migliore offerta ha qualcosa di proprio, di originale, che non è associabile direttamente
né all’attualità, né a un cinema specifico, ma è probabilmente molto più vicino al mondo della letteratura. La pellicola, scritta dallo stesso Tornatore, sembra a tratti un racconto tardo romantico, alla Henry James, a tratti un romanzo tipicamente novecentesco,
soprattutto di stampo mitteleuropeo. In conferenza stampa, l’attempato protagonista Geoffrey Rush (prova d’attore eccellente la sua) ha affermato che l’ispirazione per il personaggio gli è in parte venuta pensando al professor Humbert Humbert, il protagonista di Lolita - il
romanzo di Nabokov - rappresentante del vecchio mondo, l’Europa, contrapposto all’America. In questo caso, vista l’ambientazione europea, ci si può riferire in generale alla vecchia e alla nuova Europa, intesa come mondo globalizzato, non fa poi molta differenza se al di qua o al di là dell’oceano. È proprio nell’anacronismo del suo protagonista rispetto alla realtà circostante che il film funziona. Una scommessa vinta quella del battitore d’asta che non si toglie mai i guanti di pelle, neanche per mangiare, in cui vengono sfiorati soltanto eccessi sentimentalisti, manierismi, descrizioni di un universo alto borghese spesso molto lontano dalla realtà quotidiana (viene in mente il mediocre Il gioco di Ripley di Liliana Cavani, o l’imbarazzante Io sono l’amore di Luca Guadagnino). Il contatto con la realtà è costante
proprio per il mettersi in gioco del protagonista, restio a ogni legame ma trascinato in un mondo che non conosce dall’infatuazione per una donna, forse immaginata, forse reale, che non si mostra e si fa desiderare solo tramite la propria voce. Intorno alla storia da romanzo psicologico, alla pittura, c’è poi il cinema di genere, come accadeva
già ne La sconosciuta o in Una pura formalità, a conti fatti forse i due film più riusciti, o quanto meno i più affascinanti di Tornatore. Non è determinante soltanto il legame sentimentale del protagonista per la presa della storia, ma anche il rapporto di amicizia col giovane
orologiaio tuttofare Robert (Jim Sturgess), in un triangolo che ricorda oltre a Hitchcock, anche qualcosa di Brian De Palma (non a caso seguace del maestro inglese). I mirabili ricami visivi e sonori che formano la
trama principale del film vengono resi ancora più affascinanti dall’apporto di Ennio Morricone, spesso presente nei film del regista siciliano. Il noto compositore, in particolare, è riuscito a dar voce ai tanti volti presenti nei dipinti, come se fossero voci interne,
con la loro molteplicità, ossessività, che si affollano nella mente di chi guarda i quadri: il protagonista, ma anche noi spettatori. La migliore offerta, come tutti i bei film, ha in definitiva la capacità di essere leggibile a più livelli. Il romanzo letterario che appassiona, il thriller di “ambientazione colta, museale”, possono mettere d'accordo una buona fetta di pubblico, arricchiti da un cast davvero eccellente e funzionale, con in più tante elucubrazioni che qualcuno può definire da cinema d’autore, o forse no. I limiti, se si vuole analizzarli, sono quelli del cinema di derivazione letteraria (seppure, come già detto, nessun romanzo si trova dietro la
sceneggiatura di Tornatore), la cui regia, assecondante una costruzione pressoché perfetta della trama, non dà l’idea di un cinema realmente nuovo o innovativo, di una vera originalità. Ma è poi davvero così?
(Valerio Ceddia - Cineclandestino)

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