BELLA ADDORMENTATA (2012)

Un film di Marco Bellocchio – ITALIA, FRANCIA - Drammatico. Durata: 115’, 2012

Con Isabelle Huppert, Alba Rohrwacher, Maya Sansa, Tony Servillo, Michele Riondino, Gianmarco Tognazzi, Brenno Placido

Un senatore deve scegliere se votare per una legge che va contro la sua coscienza o non votarla, disubbidendo alla disciplina del partito. Nel frattempo sua figlia Maria, attivista del movimento per la vita, manifesta davanti alla clinica dove è ricoverata Eluana Englaro. Roberto, con il fratello, è schierato nell'opposto fronte laico. Un"nemico" di cui Maria si innamora. Altrove, una grande attrice cerca nella fede e nel miracolo la guarigione della figlia, da anni in coma irreversibile, sacrificando il rapporto con il figlio. Infine la disperata Rossa che vuole morire, ma un giovane medico di nome Pallido si oppone con tutte le forze al suo suicidio. E contro ogni aspettativa, alla fine del film, un risveglio alla vita.

critiche:
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Su un argomento incandescente e passionale come il caso Englaro, Bellocchio ha fatto invece un film che si sforza di ragionare. È questa la prima, evidente qualità di Bella addormentata, dove gli ultimi giorni di vita di Eluana fanno da sfondo a una serie di storie che si
intrecciano: il senatore di Forza Italia che non vuole votare la legge sull'alimentazione forzata, la figlia cattolica oltranzista che prega a Udine di fronte alla clinica La Quiete, l'attrice con una figlia in coma che spera solo in un miracolo per risvegliarla, la drogata che
vuole farla finita e il medico che vuole salvarla. Tutte storie che parlano del rapporto tra la vita e la morte e le rimandano allo spettatore con un particolare punto di vista. Pur nella differenza delle rese (Servillo senatore è perfetto e il suo duetto con Herlitzka da antologia), l'idea vincente di Bellocchio e dei suoi sceneggiatori Stefano Rulli e Veronica Raimo mi è sembrata quella di sbriciolare le contrapposizioni ideologiche per mettere in ognuno dei personaggi un po' di quelle «ragioni» e di quei «torti». Così che lo spettatore si ritrova sullo schermo non il muro contro muro ma piuttosto le tante
tessere di un mosaico che deve ricostruire, mentre sullo sfondo un perfetto utilizzo del materiale di repertorio si incarica di ricordare la realtà di quei giorni. Un' operazione, questa, che lascia anche molto spazio alla forza creativa del regista, alla sua voglia di sorprendere chi guarda (la scena della foto dei politici, con il regista
Saverio Costanzo nella parte del fotografo; i bagni turchi inventati sotto il Senato) ma anche al suo piacere di graffiare (i politici che dicono solo «Sì» al telefonino, il rosario detto sempre più forte e più in fretta, il medico che accetta scommesse sulla fine di Eluana).
Dimostrando ancora una volta la capacità di leggere l'Italia e la sua cronaca con una libertà che non tradisce la verità ma anche con una
linearità che non annulla la complessità.
(Paolo Mere-ghetti – Il Corriere della Sera)

Assassini, assas-sini..., urlano gli attivisti del sedicente movimento
per la vita il 9 febbraio 2009, davanti a un ospedale di Udine. Li si
rivede in Bella addormentata. E si rivede Gaetano Quagliariello mentre,
alla Camera, afferma che Eluana Englaro non è morta, ma «è stata assassinata». Né manca Silvio Berlusconi, che mostra agli italiani - al pubblico degli italiani - la sua certezza sfrontata: «Eluana ha il ciclo mestruale…». Di questo raccontano Marco Bellocchio e i cosceneggiatori Veronica Raimo e Stefano Rulli. Ma non solo di questo,
né soprattutto. Lasciata alle sue cadute ignobili la tattica politica, il loro film si immerge nel dolore di quei giorni, alla ricerca di ben altra dignità. Di chi è la mia vita? Questa è la domanda che sta, implicita, sullo sfondo di Bella addormentata. E ancora: lasciare che un uomo o una donna "scelgano" la propria morte è un atto d'amore
e di libertà, o è un crimine? E può un’istituzione privarci di questa scelta? Quali siano le risposte personali dell'autore è palese. È questo il merito per così dire morale del film. Bellocchio non si nasconde dietro alcuna ideologia, alcun pregiudizio, alcun valore assoluto e apodittico. Invece si espone, cioè si mostra, e così si offre al giudizio. C’è, in questa scelta, un gusto profondo per la libertà, per la sua e per la nostra. Mentre corrono gli ultimi sei giorni di vita della Englaro, nel film si intrecciano quattro storie distinte. In ognuna si esprimono sensibilità e moralità tra loro ben diverse. C’è il deputato Uliano Beffardi (un accorato, intenso Toni Servillo), vecchio socialista passato con la destra berlusconiana, ora in conflitto con le proprie idee e con la propria storia personale. E c’è sua figlia Maria (Alba Rohrwacher), che a Udine porta acqua per dissetare un corpo morto da 17 anni, ma si innamora di un "nemico".
C’è anche una madre (Isabelle Huppert), che cerca la santità - e forse trova la follia - per sottrarre al coma la propria, di figlia, e così finisce per dimenticare il figlio. C’è poi un medico (Pier Giorgio Bellocchio) profondamente laico, che “resuscita” una tossicomane con manie suicide (Maya Sansa, bravissima), convinto che la vita abbia molte più ragioni della morte. Tutto questo e altro racconta Marco Bellocchio, ma non ci dice quale dei suoi personaggi abbia ragione, e quale torto. Per lui non ci sono né paladini della vita né criminali e
assassini, ma uomini e donne con le loro libertà.
(Roberto Escobar - L'Espresso)

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