LINCOLN (2012)

Un film di Steven Spielberg – USA - Biografico, Drammatico, Storico 150', 2012

Con Daniel Day-Lewis, Sally Field, Joseph Gordon-Levitt, Tommy Lee Jones, David Strathairn, Lee Pace, Jackie Earle Haley, Bruce McGill

Il film, basato sul best seller "Team of Rivals", scritto dal drammaturgo Tony Kushner, è incentrato sullo scontro politico tra il presidente Lincoln e i potenti uomini del suo gabinetto per l'abolizione dalla schiavitù degli afroamericani alla fine della Guerra civile.

critiche
"Passato e presente e presidenti diversi si sovrappongono e dialogano tra di loro nell'ultimo film di Steven Spielberg che, dietro al titolo monolitico, da polpettone storico/agiografico/hollywoodiano, nasconde una radiografia astuta e straordinariamente contemporanea della macchina politica americana. Con 12 nomination agli Oscar, Spielberg, lo sceneggiatore Tony Kushner e Daniel Day Lewis vincono la scommessa contro chi pensa che «il grande pubblico» non possa metabolizzare
cinema popolare intelligente, su temi complicati, parlato in un linguaggio coloritamente arcaico, che non conosce più nessuno (peccato il riduttivo doppiaggio, anche per il lavoro raffinatissimo fatto sulla dizione e il ritmo dei dialoghi). O chi crede che un film debba mandarti a casa tranquillo perché il mondo è fatto di buoni e cattivi e tu stai dalla parte giusta. (...) Lincoln apre e torna in chiusura su grandi immagini di campi di battaglia, che richiamano la riflessione spielberghiana sulla guerra di L'impero del sole, Salvate il soldato Ryan e War Horse. Ma, in realtà, è un film «da camera». Anzi, da interno
washingtoniano - fumoso e immerso nei marroni grigiastri, ipersaturi, che sempre caratterizzano la fotografia di Janusz Kaminski. II set dominante è dentro alla Casa bianca (...) una successione di scene risolte quasi sempre con inquadrature fisse e quello che sembra il minor numero di stacchi possibile. Forse solo in 'Amistad' la mise en scene di Spielberg era stata cosi "sottotono". Minimalista anche l'oggetto apparente del film: il passaggio di una legge, quel tredicesimo emendamento della costituzione americana con cui il repubblicano Lincoln si assicurò - stato di guerra o meno - che la schiavitù sarebbe stata bandita per sempre dal suo paese. Che Hollywood, e Spielberg, investano tanto in un oggetto dalla superfice squisitamente procedurale come questo, è prova di fiducia nella
fascinazione che il processo politico sta esercitando sul grande pubblico americano. (...) La suspense (questa sì spielberghiana)del film sta nella corsa e nelle acrobazie per ottenere i voti. James Spader, John Hawkes e Tini Blake Nelson, comici come i Three Stooges,
vengono assoldati per un reclutamento tra il losco e il folk. Tommy Lee Jones, nei panni del più agguerrito degli abolizionisti, il leader radical repubblicano Thaddeus Stevens, è l'idealista che deve decider cosa significa essere veramente fedeli a se stessi. Le scene
ambientate alla Camera, piene di retorica e di colpi di teatro, sembrano «d'epoca» solo se non ci si ricorda che, fino a pochi anni fa, il repubblicano Jesse Helmes arrivava in Senato con i disegni di un maiale per simbolizzare gli eccessi di spesa. Tutti si sporcano le
mani in Lincoln, primo tra gli altri il presidente. Eppure non è un film cinico sulla politica. Al contrario."
(Giulia D'Agnolo Vallan – Il Manifesto)

1865: ultime battute della dilaniante Guerra di Secessione e ultimi quattro mesi di vita del presidente Usa più avvolto dal mito, alla ricerca di venti voti per far approvare il 13° emendamento e abolire la schiavitù. Da Spielberg, inaspettatamente, un capolavoro tutto “di
parola”: minuziosa ricostruzione d’epoca e dialoghi fluviali per una riflessione sulla necessità, attualissima, di una politica che possa e debba riacquistare una giustezza perduta. 12 nomination all’Oscar, ma solo due statuette conquistate (miglior attore a Daniel Day Lewis e miglior sceneggiatura) e cast strepitoso: Daniel Day Lewis è spaventosamente “mimetico”, ma in più di una occasione una ritrovata Sally Field e un gigionesco Tommy Lee Jones riescono a sottrargli magnetismo. Nota dolente: l’edizione italiana. Pierfrancesco Favino e
Sergio Rubini sono bravi attori, ma non sono doppiatori: e l’artificiosità della loro impostazione priva il film di qualsiasi naturalezza.
(Filippo Mazzarella - Vivimilano)

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