LA REGOLA DEL SILENZIO (The Company You Keep) (2012)

Un film di Robert Redford – USA - Thriller. Durata: 117’, 2012

Con Robert Redford , Shia LaBeouf, Julie Christie, Sam Elliott, Jackie Evancho, Brendan Gleeson, Terrence Howard, Anna Kendrick, Richard Jenkins, Brit Marling, Stanley Tucci, Nick Nolte - Susan Sarandon

Jim Grant è un avvocato che si occupa di diritti civili e un padre single che vive con la figlia in un tranquillo quartiere alla periferia di Albany, New York. Il suo mondo viene sconvolto quando uno spregiudicato giornalista, Ben Shepard, rivela che Grant è un estremista pacifista evaso e ricercato per omicidio. Dopo essere vissuto per più di trent'anni fingendosi avvocato, ora Grant deve darsi alla fuga: diventato l'obiettivo di una sfrenata caccia all'uomo per tutti gli Stati Uniti scatenata dall'Fbi, si mette in viaggio alla ricerca della persona che può dimostrare la sua innocenza.

Critiche:
Thriller politico d'azione, La regola del silenzio ha sconcertato Venezia 2012, con la sua raffica di humour nero dalla parte dei Wheathermen e il gusto del grande cinema targato Pollack, Pakula, (Arthur) Penn. E se Eastwood e Spielberg amano dare Lezioni di Storia ai
disincantati che ignorano Iwo Jima e Lincoln, Redford non è da meno, e per l'occasione rievoca il Movement massacrato sui campus americani attraverso le più belle facce di attivisti democratici antiguerra in Vietnam, Sarandon, Nolte, Julie Christie. «Avevano dei buoni motivi» gli Students for a Democratic Society, passati in clandestinità alla fine degli Anni 60, a far saltare stazioni di polizia, basi dell'esercito, uffici del Pentagono con ordigni "fuori orario" destinati a non mietere vittime, secondo il divo di Tutti gli uomini del Presidente. Redford dirige e recita nelle vesti di Jim Grant, avvocato a difesa dei diritti civili, ex militante dei Wheathermen
(poi Wheather Underground grazie alle "women"), scovato trent'anni dopo da un giovane reporter (LaBeouf) a caccia di scoop. In fuga da un'ingiusta accusa di omicidio compiuto durante una rapina, Jim
attraverserà i luoghi mitici della rivolta, dalla Big Sur della Beat Generation alla Flint della General Motors, ove nacque il movimento che si appropriò di un verso di Bob Dylan per darsi il nome: «Non c'è bisogno di un meteorologo per capire da che parte tira il vento». Alla
ricerca di prove di un'innocenza che vale per tutti, Jim, braccato dall'Fbi, incontrerà gli ex compagni, nascosti come lui sotto false identità in un crescendo di suspense detour narrativi. On the road dalla purezza visiva di Adriano Goldman su testi esplosivi di Lem Dobbs (dal romanzo di Neil Gordon), La regola del silenzio segue, autoironico e dissacrante, i militanti riconvertiti al presente. Chi traffica in marijuana, chi fa il «professore di marxismo», chi l'hippy e vende cibo biologico... Jim/Redford corre con i suoi bellissimi 76 anni,
rivoluzionario con altri mezzi (legali), i tempi sono cambiati, ma in fondo d'accordo con la sua ex compagna Mimi (Christie) «mi costituirò quando lo faranno le multinazionali assassine».
(Mariuccia Ciotta - Film Tv)

Si presenta come un thriller politico la nona regia di Robert Redford, ma a dire la verità, nonostante la fuga che fa da tirante della pellicola, la sensazione è che il regista/attore abbia voluto piuttosto creare un canovaccio di eventi e incontri che gli permettano di rievocare un passato non troppo lontano (quello del movimento di
contestazione radicale dei Weather Underground) attraverso la voce e l'esperienza dei suoi protagonisti. (…) L'assunto, che una costruzione invero un po' troppo didascalica per i gusti di chi scrive rende evidente quasi subito, è che i metodi sono da condannare ma gli ideali
sono da riconoscere e forse anche imparare a coltivare con uno sguardo nuovo. È quello che dichiara la pasionaria Susan Sarandon arrestata pochi attimi prima di potersi costituire (il perché di questa scelta tardiva, però, resta ignoto, così come è ambiguo più avanti il giudizio sull'"errore di percorso" durante la rapina), ed è quello che con varianti personali ridicono gli altri ex estremisti, ognuno dei quali si è rifatto una vita e non avrebbe nessun desiderio di rivangare il passato. La regia iperclassica di Redford si prende i suoi tempi (a volte davvero molto dilatati) e non sempre basta la sfilata di star democratiche (oltre alla Sarandon soprattutto Julie Christie, che interpreta la più "dura e pura" dei compagni di un tempo, passata attraverso molte identità e ora convertitasi al traffico di erba) a tenere desta l'attenzione su un intreccio che appare superficialmente complesso, ma in realtà è fin troppo lineare. (…) Se lo slancio ideale
della star e dei suoi compagni di avventura è ammirevole, va anche però ammesso che la pellicola non ha la forza dei film di impegno civile a cui certamente Redford si ispira. Da una parte le manca l'urgenza della
storia narrata (i protagonisti - il fuggitivo e il giornalista - non rischiano mai davvero nulla), dall'altra è appesantito dalla mancanza di un vero contradditorio: dalla tirata della prima arrestata fino al confronto tra il protagonista e la sua compagna di allora il pensiero è un po' troppo "unico", come se nell'ansia di trasmettere un messaggio si finisca per servire al pubblico un boccone già digerito, che potrebbe risultare indigesto a chi preferisse essere sfidato nell'intelligenza da storie meno risolte.
(Luisa Cotta Ramosino – Sentieri del Cinema)

Proiezioni

Torna alle proiezioni

Home · Contatti
© Cinecircolo Acquabella 2010