THE HELP (2011)

Un film di TATE TAYLOR – USA/EMIRATI ARABI - Drammatico. Durata: 139', 2011

Con Emma Stone, Bryce Dallas Howard, Jessica Chastain, Mike Vogel, Allison Janney, Sissy Spacek, Viola Davis, Chris Lowell, Ahna O'Reilly

Nel Mississippi, durante gli anni Sessanta, Eugenia Skeeter Phelan, una ragazza di Jackson, nel sud dello stato, dopo aver terminato gli studi ha l'intenzione di divenire un giorno scrittrice e raccontare la storia delle discriminazioni razziali a cui sono costrette le donne di colore che, come Aibileen e Minnie, da sempre si prendono cura delle famiglie della zona. La ragazza rivoluzionerà con le sue interviste per un libro la vita di amici e concittadini, costretti a rivedere le loro ataviche convinzioni, di cui la portavoce per eccellenza è Hilly Holbrook, reginetta dei salotti borghesi. Dall'omonimo romanzo di Kathryn Stockett.

Critiche:
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Sono gli anni 60 a Jackson, Mississippi, e non è solo l’afa a rendere irrespirabile l’aria dei quartieri residenziali. L’ipocrisia regna sovrana: le madri benestanti affidano pargoli, cucina e pulizia alle
collaboratrici domestiche nere, le aiutanti del titolo, salvo poi trattarle come feccia umana. Aibileen, Minny, Yule Mae e le altre hanno cresciuto dozzine di bambini bianchi, ma sono costrette a usare un gabinetto di fortuna nel giardino, per non contaminare le toilette padronali. The Help è come le gonne delle sue protagoniste:variopinto, inamidato, lungo quel tanto di troppo. In America è stato un successo clamoroso, perché propone una versione edulcorata e facilmente digeribile di una pagina vergognosa della Storia Americana: favola
disneyana bonificata da ogni forma di violenza, dipinge un Sud meschino ma non crudele, dove peccati e vendette si eseguono tramite torte al cioccolato e lacca per capelli. Lo script è prevedibile in ogni sua riga, eppure all’insipido Tate Taylor va riconosciuto il merito di aver messo insieme un cast femminile di fuoriclasse: nonostante la durata, non ci si stancherebbe mai di vedere all’opera l’intensa Viola Davis, l’energica Octavia Spencer (il doppiaggio la penalizzerà), la perfida
Bryce Dallas Howard (la preferiamo cattiva, sempre), la svaporata Sissy Spacek. E, soprattutto, Jessica Chastain: luminosa,fragile,ingenuamente sensuale, pare la Monroe.
(Ilaria Feole – Film Tv)

Tu chiamali se vuoi «chick flick»: gli americani, che hanno una definizione per tutto, li etichettano così. Film di donne e per donne, tanto meglio se con la lacrima facile. Che a volte di tirare fuori un fazzoletto al cine può valere anche la pena. E’ il caso di The Help, film fenomeno della stagione americana, tratto a sua volta da un best seller di grandissimo successo: un toccante e classicissimo affresco di solidarietà femminile, là dove - nella grande e miserabile recita dell’ipocrisia -, la ribellione di una dà voce e dignità a tutte. Curatissimo nei dettagli e nel decor, il film old fashioned del
carneade Tate Taylor suggella - tra rievocazione d’epoca e rivendicazione sociale - l’emblematico incontro tra una bianca ribelle che cerca la verità e una nera che è stanca di mentire a se stessa. Nel Mississippi burning dei primi '60, dove le signore bene si fanno chiamare madame anche dai figli, la giovane Skeeter raccoglie in un libro le testimonianze delle domestiche di colore, trattate come
schiave dalle famiglie bianche... Donne costrette a crescere i figli degli altri, donne soprammobili, donne rifiutate perché «diverse»: smontata dal piedistallo l’idiota supponenza delle bambole del Sud, abitino pastello e un paio di quintali di lacca nei capelli, Taylor
gira un film sentito sulla condizione femminile denunciando oltre all’incubo razzista il soffocante conformismo di un’epoca che difende il suo immobilismo. Ispirato nella ricostruzione d’ambiente -
irresistibilmente vintage -, il film sogna l’Oscar ma rivela la matrice disneyana nel suo mood politicamente corretto e un po' fasullo. Un perbenismo anche stilistico riscattato da un affiatatissimo gruppo di attrici che gareggiano in bravura dimostrando, una volta di più, che
il futuro è donna.
(Filiberto Molossi - La Gazzetta di Parma)

Lo avevano rifiutato decine di volte, e invece il romanzo di Katrhyn Stockett, bionda signora originaria del Mississippi, è diventato un best seller da cinque milioni di copie, venduto in 40 paesi (in Italia è uscito per Mondadori) e ora è un film. The Help, diretto da Tate
Taylor, anche lui originario del Mississippi, anzi proprio di Jackson dove si ambienta la storia (e prodotto da Chris Columbus) ha replicato il successo del libro incassando in America 170 milioni di dollari, un Golden Globe - migliore attrice non protagonista a Octavia Spencer - e
come si dice è in aerea nomination agli Oscar. (...) Qual è il segreto del film (...) che assai probabilmente fa inorridire Spike Lee? Il fatto di costruire un universo tra la fiaba, il mélo e i Peccatori di Peyton Place, tutto femminile, gli uomini sono figure sfocate abbastanza
squallide a dire il vero, mariti violenti o fidanzati razzisti, in cui la lotta per i diritti civili si fa davanti alla tazza da the, fumando una sigaretta e svelando i segreti più orrendi di tutta la upper class femminile. E la dimensione 'privata' come punto di partenza per una battaglia lunghissima collettiva, passa per gelosie, ripicche, rigidità di classe, anche la 'bianca' di origini modeste è messa al bando da Hilly specie perché le ha rubato un antico fidanzato. I riti del bon ton e delle donazioni vengono smascherati uno a uno con umorismo dai racconti di Minny e di Aibeleen e di tutte le altre donne african american costrette fino allora al silenzio dell'umiliazione e della calunnia in una confezione che in fondo ne rispetta le regole. Compresa qualche lacrima di troppo.
(Cristina Piccino - Il Manifesto)

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