MARGIN CALL (2011)

Un film di J.C. Chandor – USA - thriller 109 min, 2011

Con Kevin Spacey, Paul Bettany, Zachary Quinto, Simon Baker, Jeremy Irons, Demi Moore, Mary McDonnell, Aasif Mandvi, Stanley Tucci, Al Sapienza, Ashley Williams, Penn Badgley

Ambientato nel mondo dell'alta finanza, Margin Call è un thriller che coinvolge gli uomini chiave di una grande banca di investimenti durante le drammatiche 24 ore che precedono la crisi finanziaria del 2008. Quando Peter Sullivan, un semplice analista, entra in possesso di informazioni che potrebbero provocare il fallimento dell'azienda, inizia una frenetica corsa contro il tempo: le decisioni finanziarie e morali in gioco sconvolgeranno la vita delle persone coinvolte spingendole sull'orlo della crisi.

critiche:
Il lato fiction di Inside Job: Margin Call racconta la crisi e il suo punto di non ritorno, il momento in cui gli uomini che governano una banca di investimento diventano consci del tracollo. Ogni riferimento alla Lehman Brothers è tutt’altro che casuale: quel che conta,per Chandor, non è la ricostruzione storica dell’evento, ma la descrizione di quegli attimi, di quei minuti in cui nasce la consapevolezza della crisi. Tutto in una notte: nelle riunioni si sciorinano dati e parole, uomini e lupi lottano in doppiopetto per non affondare insieme alla
banca, l’istinto di sopravvivenza obnubila, l’etica è una parola come un’altra. Quello che manca, ai protagonisti di Margin Call, è la conoscenza del bene pubblico, la percezione del nesso tra le scelte e l’effetto domino sull’intero sistema: per questo Chandor li aliena, li serra costantemente in interni (uffici, auto, locali). Per questo il finale, finalmente nel mondo, non può che essere funereo. Letteralmente, schematicamente. Assomiglia a una pièce, Margin Call, tende all’unità di tempo e d’azione, ma con tensione altalenante. E se è un film parlato perché privo d’eventi concreti (la finanza d’altronde è un’astrazione che anche i protagonisti faticano a comprendere) è, giocoforza, un film d’attori: trattenuto sotto gli abiti eleganti, si destreggia un cast da tripla A, corpo e voce di una tipologia umana che Chandor ci mostra da vicino. E che comprende, forse, ma non perdona
(Giulio Sangiorgi – Film Tv)

È notte a New York, un lunedì di settembre del 2008. Come un dio che dall'Olimpo calasse fin tra gli esseri umani, John Tuld (Jeremy Irons) scende con il suo elicottero sul tetto di un grattacielo. Ad attenderlo ci sono dirigenti più o meno alti della multinazionale finanziaria di cui è il padrone. Il termine è antico, e ben più brutale di chief executive o degli altri cui l'ideologia economicistica ci ha abituati. D'altra parte, nel film scritto e diretto dall'esordiente J. C. Chandor più d'una volta Tuld si rivolge ai sottoposti chiedendo loro di
parlargli proprio "in plain terms", in parole povere. Quello di cui lui e i suoi si stanno occupando è, né più né meno, il futuro del capitalismo e del mondo: i tecnicismi linguistici e le ipocrisie gergali sarebbero d’impiccio. La discesa in terra di Tuld è il momento culminante di Margin Call. Da qualche ora il giovane analista Peter
Sullivan (Zachary Quinto) ha scoperto che la multinazionale è sull'orlo della bancarotta (la stessa della Lehman Brothers che, nella realtà, ha sconvolto l'economia mondiale durante la prima campagna presidenziale di Barack Obama). Per anni e per decenni, della catastrofe nessuno s’è accorto. Così amano pensare e far pensare i responsabili della catastrofe. Quanto a Chandor, la sua sceneggiatura è meno ottimistica: fra i dirigenti della multinazionale più d’uno sapeva, e più d’uno sarebbe potuto intervenire. In ogni caso, ora il dilemma è netto: dichiarare fallimento, o riversare sul sistema le perdite e sopravvivere? La soluzione imposta da Tuld è il margin call, appunto: in plain terms, vendere tutto il più velocemente possibile, a qualunque prezzo, tradendo gli investitori, e lasciare che il mondo vada a rotoli. Qualcuno - per esempio il dirigente Sam Rogers (Kevin Spacey) o l'analista anziano Eric Dale (Stanley Tucci) - avrebbe qualche remora professionale, o addirittura morale. Ma si tratta di remore subito
monetizzabili, per così dire. Il risultato è quello che conosciamo: l’economia globale va in pezzi, e centinaia di milioni di esseri umani ne pagano il prezzo. Quanto a John Tuld, quello si prepara a sfruttare la catastrofe per diventare ancora più ricco. E intanto, con olimpico cinismo, pontifica che così è sempre stato e così sarà sempre. È questa l'ideologia che ci governa. O, se preferite, è questa la religione ai cui dèi offriamo da tempo sacrifici umani, appena velati da tecnicismi
linguistici e ipocrisie gergali.
(Roberto Escobar – L'Espresso)

(…)Margin Call di J.c. Chandor è un film drammaticamente attuale, quasi la fotografia, leggermente postdatata, di una crisi che ancor prima di
essere finanziaria è etica.(…) Chandor è andato dritto al cuore del problema mostrando una normale umanità asservita dal guadagno.(…)Un film indipendente ovvero non sorretto dalle major, e in un certo senso “d’autore”, visto che il regista ,tra l’altro esordiente , è anche autore della sceneggiatura.(…)Scritto meravigliosamente,
recitato divinamente, un film necessario e implacabile. Un bagno di sangue senza uno schizzo di sangue
(Dario Zonta – L'Unità)

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