LA GUERRA E' DICHIARATA (2011)

Un film di VALERIE DONZELLI – FRANCIA - Drammatico. Durata: 100', 2011

Con Valérie Donzelli, Jérémie Elkaïm, Brigitte Sy, Michèle Moretti, Elina Löwensohn, Philippe Laudenbach, Bastien Bouillon

Juliette e Romeo vivono la loro grande storia d’amore, si amano come se fosse ancora il primo giorno e la loro favola è diventata ancora più bella nel momento in cui hanno avuto il primo figlio, Adamo. Ma il risveglio dal sogno sarà traumatico, tutto si trasformerà in incubo e caos, in una guerra impari contro la malattia che affliggerà il bambino. I due giovani dovranno imparare a sostenersi, con tutta la forza e il coraggio di cui sono capaci. Diventeranno adulti in fretta, nei loro corpi di giovinezza devastata.

Critiche:
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Fulmine a ciel sereno nell’ambito della Semaine de la Critique a Cannes 2011, La guerra è dichiarata, secondo lungometraggio di Valérie Donzelli dopo La reine des pommes, è un film davvero sorprendente. Un capolavoro. Tanto vale dichiararlo subito. Nel mettere in scena
l’odissea medica vissuta con l’ex marito Jérémie Elkaïm dopo avere scoperto che il figlio era affetto da un tumore al cervello, la regista compie un autentico miracolo cinematografico. L’autobiografia cede il posto al melodramma; la tragedia alla commedia umana; il pianto
al musical e, suprema epifania, le persone diventano personaggi (e, infatti, la regista e il suo ex marito interpretano se stessi, vertigine nella vertigine…). Attraverso una torsione narrativa folle, che dichiara un amore, una fiducia nella capacità del cinema di sostituire la realtà con un mondo che si accordi al nostro sguardo e
ai nostri desideri, Valérie Donzelli mette in scena un caleidoscopio filmico stupefacente. Il film trascolora con una leggerezza indicibile attraverso soluzioni narrative e visive tipicamente Nouvelle Vague, omaggiando Jacques Demy, reinventando Olivier Assayas nella magnifica
sequenza in cui tutti baciano tutti (sulle note nervose dei Frustration e del loro isterico elettropunk) e addirittura inchinandosi all’altare di papà Jean (Renoir) nelle numerose scene di intimità familiare. Il film emoziona per come intreccia registri espressivi contrastanti in
un’armonia formale e narrativa agilissima, in un tripudio di felicità affabulatoria, e commuove per la serietà e serenità olimpica attraverso cui la regista rimette in scena come purissimo piacere del racconto un
argomento, la malattia, che il cinema dominante ha abusato sino alla nausea. Valérie Donzelli, attraverso questo vertiginoso delirio truffautiano che è La guerra è dichiarata, dichiara, in forme spericolate e liberissime, che il gesto del fare cinema è già in sé un pensare il mondo come possibilità di libertà. Da notare, infine, le
prestazioni straordinarie della garrelliana Brigitte Sy, di Elina Löwensohn (ex musa di Hal Hartley) e del sempre sorprendente Frédéric Pierrot.
(Gian A. Nazzaro – Film Tv)

Romeo e Juliette s'incontrano in una festa punk a Parigi,scherzano profeticamente sui loro nomi («Siamo condannati a un destino terribile»), s'innamorano all'istante, si baciano, si amano, vanno a vivere insieme e hanno un bambino. Che piange troppo, notte e giorno.
Come sembra facciano tutti i bambini, soprattutto ai genitori giovani, innamorati e in carriera. Ma quando il bambino ha appena 18 mesi arriva l'insopportabile verità, il piccolo ha un tumore al cervello. Con queste premesse La guerra è dichiarata potrebbe apparire un film
deprimente. Il mercato è per giunta saturo di tv verità, letteratura verità, film verità che sbattono in faccia disgrazie personali al pubblico, con il bollino «storia vera» ben evidenziato dal marketing, da consumare nel week end. E anche questa è una storia vera, più o meno,
vissuta dai due autori della sceneggiatura, la regista Valérie Donzelli e il suo compagno Jérémie Elkaim, che interpretano per giunta i ruoli di Juliette e Romeo. Non fosse che questo film è l'esatto contrario della tv del dolore o dei derivati letterari e cinematografici cui siamo
ormai abituati. Appena ricevuto l'agghiacciante notizia, i due giovani genitori si lanciano in una tragicomica corsa contro il tempo per salvare il loro bambino, trasformano tutte le paure in azione, il senso di morte in sfrenata vitalità, s'aggrappano a ogni buon segnale, si ribellano a un destino davvero terribile e alla fine vincono il male.
«Perché è accaduto proprio a noi?», «Perché noi possiamo farcela» è uno dei dialoghi chiave. E' un film originale nello stile, mescola documentario e storia d'amore, musical e melodramma. A volte in maniera incongrua, per esempio quando Juliette e Romeo, di ritorno dall'ospedale, se ne escono in un duetto vocale piuttosto assurdo. Ma il salto da un genere all'altro, insieme alla recitazione spontanea degli attori, riesce a trasportare il racconto di una vicenda altrimenti
indicibile su un piano metaforico, poetico. Il resto è molto «nouvelle vague». I dialoghi, i personaggi, le situazioni rimandano di continuo e volutamente al grande cinema di Truffaut, a partire dallo stridente e a
tratti grottesco confronto fra le due famiglie di origine dei protagonisti, l'una borghese come soltanto certe famiglie francesi sanno essere, l'altra composta da un'anziana coppia lesbica, alla fine accomunate nella solidarietà di fronte al dramma. Non un capolavoro
insomma, ma un film sorprendente per vitalità intelligenza, humour. L'anno scorso a Cannes fu salutato come la conferma del talento straordinario di Valérie Donzelli, che aveva affascinato col primo film, La regina delle mele, e sta per uscire con un film musicale
molto atteso, La mano nella mano. Tutti girati con molte idee, una scrittura acuta e ironica, zero soldi. Il budget di La guerra è dichiarata superava di poco il milione di euro e il film ha già girato il mondo con ottime recensioni, soprattutto negli Stati Uniti, e successo di pubblico. Avrebbe forse trionfato ai César francesi,
insieme all'ottimo Quasi amici, se non si fosse scontrato con il fenomeno di The Artist. La Sacher di Nanni Moretti ha il merito ora di portarlo in Italia.
(Curzio Maltese – La Repubblica)

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