THE IRON LADY (2011)

Un film di PHYLLIDA LLOYD – GRAN BRETAGNA - Biografico. Durata: 105', 2011

Con Meryl Streep, Jim Broadbent, Olivia Colman, Roger Allam, Susan Brown, Nick Dunning, Nicholas Farrell, Iain Glen, Richard E. Grant, Anthony Head, Harry Lloyd

Il film ripercorre la vita dell'ex-Primo Ministro britannico Margaret Thatcher, compresa l'infanzia, la sua carriera politica e i 17 giorni antecedenti alla guerra delle Falkland (1982). Il tutto è visto attraverso gli occhi della donna che, ormai ottantenne, vive con nostalgia i momenti del suo passato, specie quelli trascorsi al fianco del marito Denis. Sebbene passato e presente si fondano nelle sua mente in maniera inestricabile, Margaret non cede alle preoccupazioni della figlia e dei suoi collaboratori, consapevole del fatto che, nonostante l'importanza degli eventi trascorsi, anche la sua vita presente rimane degna di essere vissuta fino al termine.

Critiche:
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Dietro il ferro c’è una donna, e dietro una grande donna c’è spesso un grande uomo, per ribaltare il detto comune. Oggetto speculare e complementare di J. Edgar, The Iron Lady sceglie il medesimo percorso eastwoodiano: una biografia della memoria, intima prima che storica,
popolata di fantasmi e rimorsi. Dominata, soprattutto, da un amore troppo forte per finire: quello tra Margaret Thatcher e il marito Denis (un grandissimo Jim Broadbent, di nuovo compagno sempiterno dopo Iris.
Un amore vero), allucinazione consapevole che accompagna la Lady mentre scivola nella senilità e il passato si fonde con il presente. Come Hoover, anche Maggie è animata dal fuoco sacro dell’ambizione,
apparentemente rivestita d’acciaio fin dall’adolescenza, incapace di piegarsi o arrendersi, sorda ai consigli altrui. Purtroppo Phyllida Lloyd non è Clint, e il suo biopic si limita a una confezione educata per l’interpretazione monstre di Meryl Streep, il cui lavoro sulla postura, sulle movenze e soprattutto sulla voce della Lady di Ferro
(non solo, da americana, sull’accento britannico ma anche sulle intonazioni e mutazioni del parlato) ha del miracoloso. La Storia resta fuori, appiattita su poche e poco efficaci immagini di repertorio, perché in primo piano c’è solo lei, la signora Thatcher. Personaggio più
sognato che reale, cui la finzione cinematografica, piegandone l’anima di ferro sotto i colpi della vecchiaia, regala un’umanità inedita.
(Ilaria Feole – Film Tv)

The Iron Lady è Margaret Thatcher, primo ministro britannico all'epoca della deregulation reaganiana iniziata da Carter, e dell'abdicazione dalla politica sociale (basta ricordare lo smantellamento del servizio
sanitario britannico) e dell'economia reale dell'Occidente nelle mani della finanza creativa. Sono gli anni da cui prende avvio la grande crisi economica dei nostri giorni, ma anche quelli della caduta del muro di Berlino, della guerra delle Falkland e dell'odiosa e impopolare
introduzione della «Poll Tax» (imposta pro capite che colpiva tutti i cittadini del Regno Unito nella stessa misura, sia benestanti che poveri). La "Lady di ferro" ha governato per tre mandati, dal 1979 al 1990. Vive nella sua casa londinese di Chester Square, ha 87 anni. Due
donne di cinema, la regista Phyllida Lloyd, e la sceneggiatrice Abi Morgan, hanno costruito di lei un ritratto agiografico raccontando della storia solo alcuni punti salienti e senza mai entrare nelle questioni strettamente politiche. I fatti sono evocati, ma solo per
mettere a fuoco una personalità tanto austera e straripante quando fronteggia i colleghi maschilisti del Partito conservatore in cui milita, quanto giocosamente infantile nell'intimità famigliare, innamorata un po' glacialmente di suo marito Denis, conosciuto ai tempi
dell'Università. Una carriera politica intensa come quella della Thatcher, semina intorno solitudine, e dentro di lei serpeggiava sicuramente qualche senso di colpa. La narrazione è architettata con genialità. Margaret è anziana, oggi, appena sfiorata dall'Alzheimer. Denis è morto da tempo e lei si muove in un appartamento pieno
ancora dei ricordi del marito. È circondata dai suoi abiti, dalle sue foto, dai filmini famigliari. Ma quel che di più la inquieta è vederlo in carne e ossa mentre amorosamente le fa compagnia. La storia si svolge nel tempo presente, da quando la donna decide di liberarsi dal peso ingombrante del passato, finché ci riesce, mantellando e scacciando fuori dalla porta il castello dei ricordi, per riappropriarsi della sua autonomia e della sua vita. Nel frattempo ecco, per frammenti, documenti reali e ricostruiti, analessi narrative, associazioni casuali di immagini, la ricostruzione di una vicenda storica, osservata da un punto di vista tutto femminile, attraverso l'analisi di un carattere potente e il più delle volte testardo e contraddittorio. La scrittura e la regia, pur non tradendo la lettura dei fatti, non mostrano grande interesse per il ruolo politico della "Lady di ferro". D'altra parte sono cose risapute, troppo recenti. Piuttosto si divertono a rendere protagonista del film una
protagonista della realtà. Ma il vero colpo di genio è stato dei produttori, quando hanno proposto alla regista di assegnare il ruolo della Thatcher a Meryl Streep, qui in una performance inarrivabile, straordinaria. Vale da sola il film. Molto la grande attrice deve alle
acconciature e al trucco di J. Roy Helland che riescono a disegnare in punta di matita un volto perfetto, senza il minimo segno d'artificio. Phyllida Lloyd dirige con profondo senso del racconto il film e lascia spazio alle doti mimetiche dell'attrice, sempre nella misura, e con un
pizzico di ironia che mai manca in qualsiasi attività artistica. Vale la pena ricordare che Phyllida Lloyd e Meryl Streep hanno già lavorato assieme nella versione cinematografica del fortunato musical Mamma mia!. E vale la pena ricordare anche che la Lloyd lavora assiduamente per il teatro, molto spesso musicale. In questo secondo incontro tra la regista e la Streep è stata sicuramente implicita la scelta mèlo del taglio narrativo, sia sul piano della recitazione che su quello del
montaggio, e della colonna sonora. Nel film sono smaccatamente citati sia The King and I (la famosa operetta con Yul Brinner, re siamese) che la Norma di Bellini. Bastano questi cenni di riferimento per intuire
che il film non va osservato da un'angolazione realistica. Il ritratto della Thatcher non serve a capire meglio quel periodo storico. Semmai è il contrario. Gli autori si chiedono com'è stato possibile che per tre legislature, durante la guerra fredda, una donna abbia potuto tenere
nelle mani il destino di un Paese ricco, democratico e tradizionalista come il Regno Unito. Che tipo era Lady Thatcher, come ha potuto salire le scale dell'impero britannico, partendo dalla bottega del padre droghiere e dalla macchina da cucire della madre sartina? Sembra
l'inizio di un racconto di Dickens, o di una favola nordica zeppa di folletti dispettosi che nel film sono i ricordi di una donna vissuta in mezzo a uomini potenti.
(Vincenzo Cerami – il Sole 24Ore)

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