A DANGEROUS METHOD (2011)

Un film di DAVID CRONENBERG – GRAN BRETAGNA/GERMANIA/CANADA/FRANCIA/SVIZZERA - Drammatico. Durata: 99', 2011

Con Viggo Mortensen, Keira Knightley, Michael Fassbender, Vincent Cassel, Sarah Gadon, Andre Hennicke

Zurigo, 1904. Lo psichiatra ventinovenne Carl Gustav Jung è all’inizio della sua carriera, e vive con sua moglie Emma, incinta, presso l’ospedale Burgholzli. Ispirandosi al lavoro di Sigmund Freud, Jung decide di tentare sulla paziente diciottenne Sabina Spielrein il trattamento sperimentale di Freud noto come psicanalisi o “terapia delle parole”. Sabina è una ragazza russa di cultura elevata, che parla fluentemente il tedesco: le è stata diagnosticata una grave isteria e ha fama di essere pericolosamente aggressiva. Nei colloqui con Jung rivela un’infanzia segnata da umiliazioni e maltrattamenti da parte del padre, un uomo autoritario e violento. La terapia psicanalitica porta alla luce una inquietante componente sessuale del disturbo di Sabina, che conferma le teorie di Freud sul rapporto fra sessualità e disordini di carattere emotivo. Il suo trattamento ha successo e Sabina intraprende la carriera di psichiatra su incoraggiamento di Jung. Quest'ultimo intanto, violando l'etica professionale, inizia una relazione con Sabina, decidendo poi di troncarla, poco tempo dopo. Una decisione che farà esplodere la rabbia di Sabina, che deciderà di diventare paziente di Freud. La contestata relazione sarà la causa della rottura del rapporto di amicizia tra Freud e Jung.

Critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Forse è il caso di chiederselo: siamo proprio sicuri che la scelta di raccontare personaggi veri, carismatici, e colti in un momento chiave della loro vita, possa dar vita a grandi film? La risposta è no. Nel senso che non ne siamo affatto sicuri, perché troppo spesso si rimane
delusi. Pensateci. Quante volte avete (abbiamo) letto di progetti cinematografici simili? Il film sulla vita di Jimi Hendrix (ancora non fatto), o di Diego Maradona (fatto), su Hitler nel bunker (fatto, più volte), o sugli ultimi giorni di Lenin (fatto, ma da un genio visionario come Sokurov e senza il minimo rispetto della
«verosimiglianza», per cui non vale)... E quante volte, visti i film, li abbiamo trovati enormemente inferiori alle loro potenzialità? A Dangerous Method (era così difficile tradurre il titolo in «Un metodo pericoloso»?) è un film molto atteso. Acciderba, il controverso rapporto tra Freud e Jung, la nascita stessa della psicoanalisi come
metodo di cura e di ricerca scientifica, lo scorcio storico sempre affascinante, due attori molto bravi e molto sexy nei ruoli dei due grandi, un regista come David Cronenberg che del rapporto corpo/psiche ha fatto la propria poetica... Poi vedi il film, e sembra un Visconti
minore. Che è sempre un bel vedere, ovviamente, perché Visconti non era un regista qualsiasi e anche i suoi film minori, tipo L'innocente o Gruppo di famiglia in un interno o Le notti bianche erano sempre pieni di belle immagini, di interpretazioni intense, di grande eleganza
formale. Appunto: proprio questo è A Dangerous Method. Belle immagini, ottimi attori, cura formale persino esagerata e curiosamente «fredda», per uno come Cronenberg che ci ha abituati a immergere la pellicola
nelle viscere e nel sangue. Mortensen e Fassbender sono molto bravi, la
dialettica e le lotte di potere tra Freud e Jung sono restituite in modo corretto e didascalico. La Knightley è inguardabile, e inficia tutto il potenziale fascino del personaggio di Sabina Spielrein. Se c'è una tesi - i padri della psicoanalisi erano misogini e competitivi, due «maschi Alpha» pronti a tutto per affermarsi - emerge più dal
detto che dal visto, anche se il personaggio della moglie bistrattata Emma Jung (la brava Sarah Gadon) è bello ed è il vero cuore del film.
(Alberto Crespi - L'Unità)

Nel 1904 il giovane psicoterapeuta svizzero e cristiano protestante Jung (Michael Fassbender) prende in cura una donna russa di origine ebraica, Sabina Spielrein (Keira Knightley), affetta da gravissime patologie. Il dottore applica le teorie psicoanalitiche, allora
rivoluzionarie, e chiede aiuto a Sigmund Freud (Viggo Mortensen) sottoponendogli il caso. Sabina migliora, Jung si innamora di lei, Freud viene coinvolto in una "ronde" epistolare dove in palio c'è la sua stessa figura di mentore e padre della psicoanalisi. Da una pièce teatrale di Christopher Hampton, anche sceneggiatore, il film che David Cronenberg cerca di fare da anni, una specie di redde rationem con gli uomini e la donna (la stessa Spielrein diventerà psicoterapeuta di fama prima di essere uccisa dai nazisti) i cui pensieri da sempre nutrono il suo cinema, anche solo per essere rigettati. Ma A Dangerous Method, nelle sale italiane dal 30 settembre, non ha nulla a che fare con i pensieri, le stesse teorie freudiane vengono enunciate sommariamente,
come fossero un a priori necessario ma non sufficiente. È, invece, un thriller delle parole: quelle scritte e quelle parlate, i simboli vocali e grafici che veicolano la comunicazione, il tentativo stesso di codificare (attraverso libri, lettere, relazioni, conferenze, dibattiti,
sedute: la prima conversazione tra Freud e Jung dura 13 ore) la temperie culturale di un'epoca in cui si cerca di razionalizzare l'irrazionale (i sogni) e si finisce inevitabilmente per soccombere alle pulsioni. Per Cronenberg è l'ennesima rivincita della carne: non nega il potere mutante della psicoanalisi, tant'è che Sabina entra in clinica con la bocca e le membra protese verso un oltre postumano, licantropesco, ma poi diventa il personaggio più equilibrato e onesto perché consapevole della propria vulnerabilità (Freud non si concede per non intaccare la propria autorità, Jung si crede Dio, lei è la M
Butterfly della situazione). Tuttavia si arrende al furore dell'irrazionale, al quale le contraddizioni (memorabile il dialogo tra Sabina e Freud, dove la cultura ebraica dei tre - il terzo è Cronenberg - esce prepotente dopo essere stata fino a quel momento relativizzata) rendono gli uomini ancora più esposti. Jung cerca in buona fede di indagare il lato oscuro, Freud lo teme e lo esorcizza con
la ragione, ma intanto il nazismo, evocato negli incubi, si prepara a sommergere l'Europa e i destini di tutti. Un film denso e bello, senza se e senza ma.
(Mauro Gervasini - Nocturno)

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