ALMANYA-la mia famiglia va in germania (2011)

Un film di YASEMIN SAMDERELI – GERMANIA - Commedia. Durata: 97', 2011

Con Vedat Erincin, Fahri Ogün Yardim, Lilay Huser, Demet Gül, Aylin Tezel, Denis Moschitto

Protagonista del film è la famiglia Yilmaz, emigrata in Germania dalla Turchia negli anni 60 e giunta ormai alla terza generazione. Dopo una vita di sacrifici, il patriarca Hüseyin ha finalmente realizzato il sogno di comprare una casa in Turchia e ora vorrebbe farsi accompagnare fin lì da figli e nipoti per risistemarla. Malgrado lo scetticismo iniziale, la famiglia al completo si mette in viaggio. Lungo il tragitto, però, vengono a galla molti segreti del passato e del presente e tutta la famiglia si troverà ad affrontare la sfida più ardua: quella di restare unita.

Critiche
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Il viaggio della speranza che fra il 1961 e il 1973 portò due milioni di turchi in Germania, come una favola vista con gli occhi di un bambino. L'integrazione trattata in chiave di commedia svelta e intelligente, oltre che complessa e ben articolata. Il gioco di specchi fra due paesi lontani in tutto come un'occasione continua di equivoci, confronti, buffi incidenti; sotto cui però scorrono tutti i grandi temi della differenza, della scoperta e del rispetto reciproci. Scritto e diretto da due sorelle turco-tedesche nate nel '73 e nel '79, grande
successo nel paese di Angela Merkel (che figura a sorpresa tra i personaggi del film) Almanya - La mia famiglia va in Germania è un “immigrant film” di ultima generazione. Niente drammi, violenza o musi lunghi, ma un tono scanzonato che a tratti può sembrare quasi
facilone. Mentre è la chiave di una rilettura della (propria) storia che sposa la leggerezza della sit-com alla prospettiva distesa della saga famigliare. (...) Anche se il meglio non sta nelle situazioni comico-fiabesche, ma nel sottile filo sentimentale che lega i personaggi, le loro aspettative, i loro segreti. Con sguardo particolarmente affettuoso per la bellissima figura del nonno (gli attori sono tutti straordinari). E un occhio di riguardo per le donne, più svelte e adattabili, mentre gli uomini sembrano sommare alle difficoltà dell'integrazione la crisi del maschio occidentale. Curiosità: la storica frase di Max Frisch che chiude il film («Chiedevamo dei lavoratori e sono arrivate delle persone») fu scritta nel '65 per un film sugli italiani in Svizzera. I paesi cambiano, i problemi no.
(Fabio Ferzetti – Il Messaggero)

Una commedia familiare on the road, divertente anche se un po' malinconica. Pieno di requisiti per piacere, come infatti è accaduto dal festival di Berlino al boom nelle sale, Almanya - cioè come i turchi chiamano la Germania- è il primo film di due sorelle nate a Dortmund da famiglia turca negli anni Settanta. (...) Appartiene a un
filone che in anni recenti ha incontrato molta fortuna e va ad aggiungersi a esempi come East is East, sull'immigrazione pakistana in Inghilterra, o a quello più prossimo dei film di Fatih Akin. Questo è soprattutto un caldo, partecipato omaggio a quei milioni di storie, di
persone e di famiglie che hanno fatto una grande impresa, collaborando significativamente al boom economico tedesco. Reso da chi è nato tedesco ma senza dimenticare le sue radici. Ed è forse la ragione per cui Almanya dovrebbe trovare una buona risposta anche presso il nostro pubblico ammesso che possa ancora riconoscere quei tratti comuni della nostra lunga storia di emigrazione di cui si va perdendo memoria. (...) Un racconto senza asperità, tutto positivo e ottimista, il massimo del disagio pare essere stato quello del crocifisso trovato nell'umile appartamento d'affitto e prontamente rimosso tra le risatine dei bambini che non capiscono che cosa sia. (...) Insomma Almanya (il cui
snodo finale va scoperto vedendolo, anche se non è proprio un colpo di scena) smussa gli spigoli ma è un delizioso atto d'amore.
(Paolo D'agostini – La Repubblica)

Opera prima della regista Yasemin Sandereli, coadiuvata alla sceneggiatura dalla sorella minore Nesrin a sua volta esordiente, Almanya. La mia famiglia va in Germania (stendiamo un velo pietoso sul titolo italiano in rima) è cinema edificante, autobiografico e nazionalpopolare. Si racconta l’integrazione in terra tedesca da parte di una famiglia di turchi, ispirata alla vita delle due sorelle, e in
particolare si ripercorre la vicenda di nonno Hüseyin, che in gioventù era stato il milionesimo e uno immigrato e aveva perso di un soffio, a causa della sua gentilezza, il premio assegnato al milionesimo. Oggi la Germania decide di ricompensarlo, chiedendogli di tenere un discorso pubblico. Lui accetta ma continua a sentirsi turco e non apprezza i modi troppo tedeschi della famiglia, così decide che andranno insieme in vacanza in Turchia per risistemare una casa appena acquistata.
Rispetto al versante on the road sono però preponderanti i flashback, dove la storia del giovane Hüseyin è raccontata al nipote Cenk da una cugina. Il punto di vista dei bambini è al solito insidioso e infatti, pur strappando inizialmente qualche sorriso, il film si fa via via più
dolciastro e sul finale pure strappalacrime. Se il modello erano East Is East e i film di Fatih Akin ne difetta però il dramma, qui solo di facciata, e ci si trova piuttosto dalle parti di una colorata fiction, per grandi platee Tv di bocca buona.
(Andrea Fornasiero – Film Tv)

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