Porco rosso (1992)

Un film di H. Miyazaki – Giappone, 1992

Con Film ad animazione

Alla fine della prima guerra mondiale gli aviatori, ormai disoccupati, diventano "pirati del cielo" seminando il terrore con l'attacco delle rotte navali sull'Adriatico. Marco Pagot, alias Porco Rosso, per via del suo volto che per effetto di un misterioso incantesimo si è tramutato nel muso di un maiale, è un cacciatore di taglie che, con il suo biplano rosso fuoco, si presta a contrastare i pirati e a recuperare quanto viene da loro rubato. I Pirati del cielo, stanchi di essere perennemente inseguiti da questo "giustiziere" a pagamento, decidono di eliminarlo. Per farlo si servono di Donald Curtis, un bellissimo aviatore americano privo di scrupoli.

(La scheda contiene riferimenti alla trama)
La faccia è, indubitabilmente, da porco, ma l'abilità nel guidare gli idrovolanti è quella dei grandi piloti (uno dei suoi amici si chiama Arturo Ferrarin, come l'asso dell'aviazione italiana della Grande guerra), l'impermeabile con il bavero rialzato e la cintura stretta in vita sembra uscita dall'armadio di Bogart e il gusto di fare a cazzotti rimanda al John Wayne più epico, quello di La taverna dei sette peccati o di Un uomo tranquillo. Il nome, poi, Marco Pagot, è chiaramente un omaggio a una celebre dinastia di disegnatori italiani (quelli del primo lungo italiano, I fratelli Dinamite, e del pulcino Calimero) mentre la passione «segreta» è quella di un cinefilo di razza (nella prima scena lo scopriamo pisolare con la faccia coperta da una rivista che si chiama «Cinema» e nel suo solo momento di pausa lo troviamo
in una sala buia a godersi un cartone animato che cita i personaggi di Pat Sullivan e Max Fleischer). Sono molte le piste che si intrecciano nel definire il protagonista del film di animazione di Hayao Miyazaki che finalmente arriva sugli schermi italiani (la produzione è del 1992)
ma quasi a nessuna il regista-sceneggiatore vuole dare una risposta precisa, a cominciare dalle cause per cui il protagonista a un certo momento della sua vita assume le sembianze di un maiale fino all'ambientazione italiana e alle ragioni per cui la polizia fascista lo insegue (il film si svolge nel 1929). Ma è certamente meglio così, perché lasciare lo spettatore con tante domande insolute contribuisce ad aumentare il mistero e il fascino del film. Come il Rick di Casablanca, anche il protagonista di Porco Rosso ha dunque un passato misterioso che sicuramente non dev'essere piaciuto alle autorità
(all'amico Ferrarin, che lo invita a rientrare nei ranghi,risponde: «Piuttosto che diventare un fascista meglio essere un maiale») e come tanti eroi malinconici e disillusi «alla Bogart» ha un amore che non si concretizza mai, quello per la dolce Gina. Per campare,
fa il cacciatore di taglie, inseguendo i «pirati del cielo» che sui loro idrovolanti derubano le navi nell'Adriatico, almeno fino a quando assoldano un campione americano per difendersi, Donald Curtis, che nel primo scontro aereo con Marco «Porco Rosso» Pagot ha la meglio, ma solo
perché il suo aereo (una copia abbastanza precisa del Macchi M.33) ha bisogno di una bella revisione. Il film si sposta così a Milano, in una officina sui Navigli, dove l'aereo viene rimesso a nuovo da una intraprendente e giovanissima meccanica, Fio, che naturalmente decide di
seguire il pilota e che diventa un ulteriore ragione di scontro con Curtis, rubacuori impenitente che corteggia sia Gina sia Fio. Come andrà a finire la sfida tra i due assi degli idrovolanti, che comincia in cielo e finisce a pugni nel bagnasciuga, lo lasciamo scoprire allo
spettatore, che riuscirà anche a intravvedere il volto umano del protagonista grazie alla «curiosità» di Fio e al racconto di un'epica battaglia della prima guerra mondiale. Ma poi è tanto importante scoprire che cosa è successo in guerra o che cosa ha trasformato Marco
Pagot in «Porco Rosso»? Miyazaki ci fa capire che la sua risposta è sicuramente negativa: così come i Navigli di Milano - su cui l'idrovolante rimesso a nuovo tenta una fuga rocambolesca dalla polizia fascista - possono assumere le forme e il fascino della Senna mentre la città italiana trascolora in una specie di ville lumière, allo stesso modo il protagonista ha la statura degli eroi mitici che ci ha tramandato il cinema, vicinissimi a scoprire il mistero della vita e poi rassegnati e immalinconiti dal mondo di nani in cui hanno accettato di vivere. Come i Bogart, come i Wayne, come i cavallieri dell'aria che
sfidavano pericoli e nemici «protetti» dalla sola candida sciarpa della donna amata, Porco Rosso è il campione di un mondo che forse non è mai esistito, dove i discorsi di una ragazzina sull'onore degli aviatori possono redimere i più incalliti briganti e le donne aspettano che la
timidezza dei loro spasimanti lasci finalmente il campo a un'appassionata dichiarazione d'amore mentre l'eroe porta con orgoglio la sua faccia da maiale, romanticissimo e iconoclasta simbolo di una schiatta di uomini che detestano la «rispettabilità» ma che non si
sognerebbero mai di ostentare la loro superiorità.
(Paolo Mereghetti – Il Corriere della Sera)

L’arte è come la magia, fa volare. E Hayao Miyazaki concentra in questo cartoon del 1992 tutte le sue passioni di inventore di anime e di esperto in aeronautica per disegnare il più eccentrico personaggio della Ghibli. Porco Rosso è il nome di un aviatore italiano trasformatosi misteriosamente in maiale durante la Prima guerra mondiale, e che, diventato “mercenario” a caccia di pirati dell’aria, rifiuta di servire il regime fascista. 1929, nei cieli striati di nuvole rosa pastello, l’ex campione Marco Pagotto (in omaggio ai fratelli Pagot, creatori di Calimero) vola in spericolate traiettorie e
sogna nostalgico la sua vita precedente e i compagni caduti, fantasmi di luce che levitano tra le nuvole. Il Mediterraneo fa da sfondo alle avventure di Porco Rosso, solitario abitante di un’isoletta rifugio dove
nasconde il suo idrovolante, rielaborazione fantastica del Savoia S-12. Miyazaki predilige i modelli italiani e dissemina il cartoon di aerei realmente esistiti, come quello dell’ex commilitone Ferrarin (dal nome
dell’ufficiale che partecipò all’idro-corsa per la Coppa Schneider nel 1926/1927) e sceglie per riparare il suo velivolo l’officina Piccolo di Milano, tra meravigliosi Navigli. Scintoismo e laicità marxista, il più grande animatore contemporaneo crea metamorfosi stilistiche ed emozionali tra Disney e i manga in questo capolavoro nato per intrattenere i passeggeri della Jal e diventato uno dei titoli più importanti del marchio Totoro (simbolo dello Studio). La metafora dell’uomo maiale ha molte interpretazioni, a partire dall’insulto fascista rivolto ai comunisti. Ma è anche allusione ironica alla sensualità innocente che lo lega a una 17enne, dalle smisurate
qualità fantaingegneristiche, innamorata di lui nonostante l’aspetto bestiale. E poi, quel “porco” materializza il senso di colpa che Miyazaki si porta dentro perché durante il Secondo conflitto mondiale la
sua famiglia costruiva apparecchi militari. Certo è che i suoi aerei sganciano solo bombe di pura, sublime poesia.
(Mariuccia Ciotta - FilmTv)

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