Tutti per uno (2010)

Un film di R. Goupil – Francia, 2010

Con : Valeria Bruni Tedeschi, Linda Doudaeva, Jules Ritmanic, Louna Klanit, Louka Masset, Jeremie Yousaf, Dramane Sarambounou, Hippolyte Girardot, Romain Goupil, Malika Doudaeva, Sissi Duparc, Hélène Babu, Florence Muller

Milana è una bambina di origine cecena che vive a Parigi, dove frequenta la scuola elementare. La sua vivace comitiva comprende ragazzi di ogni colore e provenienza, uniti da grande amicizia e complicità. Quando uno di loro, Youssef, viene rimpatriato perché i genitori non hanno il permesso di soggiorno, lo stesso destino sembra attendere anche Milana. Ma i suoi compagni decidono di mettere in atto un piano per salvarla.

(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Il cinema francese (ma c'è anche il Belgio di Illégal o dei fratelli Dardenne) ha già prodotto molti buoni e ottimi film sul tema dell'immigrazione clandestina, in decisa reazione verso la legislazione del governo Sarkozy, che addirittura punisce non solo gli immigrati clandestini ma anche i cittadini che danno loro asilo o aiuto, come
hanno mostrato film come Welcome o Quelques jours de répit. Tutti per uno s'inserisce in questo filone politico cinematografico distinguendosi per i toni lievi, quasi favolistici, per l'adesione al punto di vista dei piccoli protagonisti, e per la trovata della fuga in cantina, che lo avvicina ad altri modelli letterati e cinematografici. Alla "banda" di ragazzini vengono attribuiti comportamenti non proprio esemplari; duplicatori di Dvd, ladri di liquirizie, copiatori di compiti, uccisori divertiti (in acqua bollente) di crostacei vivi, abitano un'infanzia in cui le regole vengono percepite come permeabili, un vezzo degli adulti, non sempre comprensibili.(…) Romain Goupil, dal passato politico intenso e burrascoso, e che si era già occupato dei temi dell'immigrazione con la bizzarra docu-fiction situazionista e militante di Une pure coìncidence, racconta la sua fiaba utopistica senza effetti né cinematografici né sentimentalistici, con una narrazione piana e discreta e i toni di un realismo dimesso, evitando
di usare la musica in colonna sonora, tranne che in rarissime occasioni (il pudico corteggiamento reciproco di Blaise e Milana attraverso una porta chiusa, la fuga, un sogno/ricordo della ragazzina); limitando i movimenti di macchina a quelli essenziali per seguire i movimenti
dei personaggi (tranne che per un paio di zoom sui primi piani); e adottando una fotografia il più aderente possibile alle luci naturali, tanto nella natura bretone che nel buio della casa di vacanza o nella cantina. Se i bambini sono i protagonisti, il ritratto più vivo e vibrante è tuttavia quello di Cendrine, la madre di Blaise, che difende i diritti e la vita di Milana con nevrotica ma inattaccabile intransigenza. Accusata di essere una buona samaritana di sinistra, una Giovanna d'Arco strumentalizzata, un utile idiota, Cendrine non viene mai meno alle sue convinzioni, né al suo affetto materno. Non può più appartenere al mondo dei bambini, ma può amarlo, capirlo, difenderlo. Da voce, volto e corpo a Cendrine una vibratile Valerla Bruni Tedeschi -nella realtà cognata del Sarkozy firmatario delle leggi discriminatorie, e madre di una bambina adottiva - tenera e nevrotica depositarla di una morale che non si lascia scalfire.
(Mauro Caron - Segnocinema)

Romain Goupil, parigino, classe ’51, regista e attore, ha sin da adolescente esercitato la militanza politica. A sedici anni, nel pieno del ’68, crea insieme ai suoi compagni i «Comités d’action lycéens» e pochi anni dopo inizia la sua formazione nel cinema, lavorando come assistente di Godard all’interno di un cinema fortemente caratterizzato dall’impresa politica (Godard è tra gli esponenti di un certo cinema militante, fortemente espressivo e apodittico – basti ricordare il film collettivo Loin du Vietnam). Il suo esordio, passato all’epoca al
Cinema Giovane di Torino, fu con un documentario bellissimo, Mourir à trente ans, dedicato all’amico Michel Recanati, compagno di lotta morto suicida nel 1978 durante la stagione della protesta studentesca. Goupil, quindi, è sempre stato un regista attento alla politica e al sociale, un regista militante, per certi versi. Ora, quando abbiamo letto sinossi di Tutti per uno, film incentrato sulla politica di espatrio forzato dei sanspapiers, messa in atto da Sarkozy, abbiamo pensato (per un attimo dimentichi del cinema di Goupil)a un film d’impegno civile, militante e di denuncia. Ed in parte è così, ma Goupil, allontanandosi dalla tradizione degli anni sessanta e settanta, gira una delicata favola fantascientifica» per parlare della politica francese sugli immigrati. Non male. Il film inizia nella Francia del2067, attraverso la voce di una donna nei suoi sessanta anni che rievoca quella stagione passata, quando lei Milana bambina cecena immigrata a Parigi fu accolta da una famiglia francese illuminata per sottrarsi all’espatrio forzato. Inizia così in flashback una favola realistica su una banda di bambini, alcuni compagni di scuola diMilana,che per sottrarla a una retata della polizia organizzano una fuga collettiva, attirando l’attenzione della stampa e riuscendo così a far ottenere alla piccola bambina un permesso di soggiorno. Un film politico in forma di favola, girato sempre attraverso gli occhi deibambini e della loro sensibilità, con Valeria Bruni Tedeschi, (cognata di Sarkozy), madre illuminata, francese combattiva. Passato a Cannes l’anno scorso, arriva nelle sale grazie all’intervento della Teodora in collaborazione con Spazio Cinema.
(Dario Zonta - L'Unità)

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