Il primo incarico (2011)

Un film di G. Cerere – Italia, 2011

Con : Isabella Ragonese, Francesco Chiarello, Alberto Boll, Miriana Protopapa, Rita Schirinzi, Bianca Maria Stea Lindholm, Vigea Bechis Boll, Antonio Fumarola, Antonia Cecere

Nel 1953, una ragazza meridionale, Nena, deve lasciare famiglia e fidanzato e trasferirsi in un paesino della Puglia per assumere il suo primo incarico di maestra di scuola. Ad accoglierla, però, è una realtà ostile, quasi arcaica, popolata di persone con cui Nena non sembra condividere nulla. Determinata a portare a termine il mandato, la giovane insegnante si scontrerà con quei luoghi selvaggi dimostrando un carattere fuori dal comune e spingendosi a ripensare la propria vita in modo sorprendente.

Critiche:
(La scheda contiene riferimenti alla trama)
Salento, anni 50. Nena, giovane maestra fidanzata con un ragazzo dell’aristocrazia locale, riceve il primo incarico di insegnante in una comunità rurale del brindisino. La distanza pare incolmabile, soprattutto per chi è innamorata, e in più ci sono le preoccupazioni della madre, le resistenze dell’ambiente. Nena parte, la lontananza scombussola la storia d’amore mentre nel paese i suoi metodi educativi sono messi in discussione. Opera d’esordio di Giorgia Cecere, che sceneggia con Li Xiang-Yang e Pierpaolo Pirone (insieme avevano già
scritto Il miracolo di Winspeare), Il primo incarico è un film insolito e sorprendente. Il viaggio in una sorta di Far West dei sentimenti di una giovane donna poco propensa a sottostare alle regole che dal contesto arcaico contadino a quello alto borghese sono sempre declinate
al maschile. L’asciuttezza di Isabella Ragonese è già una dichiarazione estetica, in un film scarnificato dove lo sguardo segue la matericità degli ambienti, delle cose, delle facce, e dove persino le parole sembrano di roccia o tufo. Ci siamo chiesti se non sarebbe stato necessario un pizzico di passione in più nei risvolti mélo, ma a una
seconda visione risulta evidente come a trattenersi siano soltanto i corpi e le esteriorità, non i cuori, decisamente in tumulto. Da non perdere.
Mauro Gervasini – Film Tv)

Si sente la polvere della terra in Il primo incarico. Proprio come in uno dei più bei film di Placido regista, Del perduto amore che, coincidenza, aveva come protagonista una maestra negli anni '50. Lì però
prendeva forma il rosso fuoco della politica, il binomio passione morte. Qui invece c'è lo spazio dell'attesa con la protagonista Nena sospesa tra passato e presente. Il primo incarico mette a fuoco il vuoto che la ragazza ha di fronte. Anche quando si trova vicino ad altri personaggi, sembra che non ci sia nulla davanti a lei.
Questo forse avviene perché la regista Giorgia Cecere (già assistente per Amelio e sceneggiatrice per Winspeare in Sangue vivo e Il miracolo) segue soprattutto le traiettorie di Isabella Ragonese a contatto con lo spazio e gli altri corpi. L'attrice ormai ha una maturità tale da essere capace di trainare un film quasi come sguardo soggettivo, con il paesino della Puglia che viene visto come filtrato attraverso i suoi occhi. C'è un corpo assente pur nella sua continua presenza e questo si
può vedere, per esempio, nella scena della cena dove nessuno parla. Ma anche perché Il primo incarico riesce a mostrare una ribellione non fatta di scene madri ma di piccoli accumuli, di sguardi contrari, di negazioni (il momento in cui Nena chiede all'uomo che poi diventerà
suo marito di non sedersi sul letto, come se avesse violato quel suo spazio intimo). Non solo la terra, ma anche l'aria. La festa col ballo, la passeggiata con gli alunni nei boschi mostra come Il primo incarico abbia insieme la voglia e la necessità di respirare, di far avvertire i rumori dello spazio circostante, ma al tempo stesso di recuperare la propria passionalità attraverso un desiderio che è così sfuggente
che rischia di trasformarsi in memoria. Ed è così che il film è insieme decadente e fisico, le immagini con la famiglia e l'uomo che ama appaiono subito lontane anche se Nena le sta vivendo in quell'istante, come quei 'sogni perduti' dello straordinario Il compleanno di Filiberti. Nelle lezioni in classe c'è invece quella consistenza quasi
materica di Zhang Yimou. La maestra di Il primo incarico come quella di Non uno di meno: tracce della stessa tensione come quella di un alunno che, anche se brevemente, scompare e quel paesaggio così ripetitivo
muta per un attimo in qualcos'altro. Un gran bel film quello di Giorgia Cecere, che fa sentire il cuore della Puglia come Winspeare e Rubini e, grazie anche alla bravura della Ragonese, realizza uno dei recenti migliori ritratti femminili che non va mai sopra le righe e che non
corre il rischio di essere compiaciuto.
(Simone Emiliani – Sentieri Selvaggi)

Il romanzo di formazione di una giovane sensibile e risoluta, Nena, mandata a insegnare in un villaggio del Salento. Nell'Italia maschilista degli anni '50, la maestrina affronta pregiudizi arcaici e scelte difficili: inclusa quella tra l'amore di due uomini diversi per cultura e categoria sociale. Opera prima della sceneggiatrice salentina Giorgia Cecere, che ha fatto l'apprendistato (e si sente) con Olmi e Amelio, un film refrattario alle banalità correnti. Ambientato in una
campagna cui ha senz'altro contribuito il senso artistico del pittore cinese Yang Li Xiang, sceneggiatore con la regista e Pierpaolo Pirone. Circondata da attori non professionisti, Isabella Ragonese raggiunge il suo record di bravura.
(Roberto Nepoti La Repubblica)

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