I ragazzi stanno bene (2010)

Un film di L. Cholodenko – Francia /USA, 2010

Con Julianne Moore, Annette Bening, Mark Ruffalo, Mia Wasikowska, Josh Hutcherson, Kunal Sharma, Eddie Hassell, Zosia Mamet, Yaya DaCosta, Joaquin Garrido, Rebecca Lawrence, Lisa Eisner, Eric Eisner

Nic e Jules sono una coppia lesbica di mezza età. Profondamente innamorate l'una dell'altra, hanno costruito un sereno ambiente familiare con i due figli adolescenti, Joni e Laser. Quando Joni compie diciotto anni, è il fratello minore a farle pressioni perché si rivolga alla banca del seme e scopra l'identità del donatore segreto con cui condividono il patrimonio genetico. Inizialmente scettica, Joni si mette sulle tracce del padre e scopre che questi è Paul, un dongiovanni che gestisce un ristorante biologico alla periferia di Los Angeles. Quando per caso le due madri vengono a conoscenza del fatto, decidono di introdurre Paul nel loro nucleo familiare.

Critiche:
(La scheda contiene riferimenti alla trama)Quando l’abbiamo visto in concorso a Berlino 2010, più di un anno fa, siamo stati doppiamente fuorviati. Il titolo originale – The Kids Are All Right – è quello di un
glorioso 45 giri degli Who, nonché di un bel documentario del ’79 sul medesimo gruppo rock. Il nome della regista, Lisa Cholodenko, è quanto di più ucraino si possa immaginare. Ma I ragazzi stanno bene non parla né degli Who né della Dinamo Kiev. È invece un film profondamente «losangelino», e del resto la regista è nata proprio a L.A. nel 1964 e uno dei suoi precedenti lavori si intitola Laurel Canyon. Lisa Cholodenko è una cineasta che solo vecchi dinosauri un
po’ snob come noi possono non ricordare: come oggi è sempre più frequente in America e in Inghilterra, ha un curriculum televisivo di tutto rispetto e il titolo che avrebbe dovuto metterci in guardia è The L Word, storica serie tv lesbica della quale ha diretto un episodio nel
2005. I ragazzi stanno bene è un film gioiosamente, orgogliosamente omosessuale. Racconta la storia di due donne belle, benestanti e felicemente inserite nella Los Angeles che se la spassa. Jules e Nic, rispettivamente Julianne Moore e Annette Bening, sono una coppia lesbo
solida, senza grilli per il capo, con i problemi di tutte le coppie moderne: Nic è una scienziata di successo, molto presa dal suo lavoro; Jules è quella che sta a casa e sogna di avviare attività più o meno improbabili (nel corso del film tenta di diventare una landscape designer, ovvero... un giardiniere, anche se con ambizioni creativofilosofiche). Hanno due figli, Joni e Laser: la prima è figlia di Nic, il secondo di Jules, ma la cosa curiosa è che entrambi sono stati concepiti attraverso la donazione di sperma... e che il donatore è stato il medesimo. Ovviamente l’uomo è rimasto ignoto. Ma quando Joni ha appena compiuto 18 anni, il 15 enne Laser le chiede un favore prima che se ne vada al college e lo lasci solo: visto che è maggiorenne, e può farlo, lo aiuta a rintracciare il padre biologico di entrambi? Joni fa richiesta, e la risposta è spiazzante: il seme da cui sono fioriti questi due bei fanciulli apparteneva a Paul, un rude uomo del West lontanissimo, per gusto cultura e abitudini, da Jules e Nic. Se i nomi delle due donne vi hanno suggerito qualcosa, non avete tutti i torti:
l’assonanza con Jules e Jim, testo sacro sul tema del triangolo, non è forse casuale. Il cuore drammaturgico del film è l’irruzione del super-etero Paul nel mondo gay di Jules e Nic. E senza anticiparvi nulla, possiamo dirvi che almeno una delle due donne proverà per quel bel
maschiaccio pulsioni da tempo dimenticate. I ragazzi stanno bene diventa, da un certo punto in poi, una divertente commedia degli equivoci, senza però perdere la propria serietà di fondo. Che consiste, in ultima analisi, in un raffinato gioco di specchi: inserire Paul fra
le due donne è un grimaldello grazie al quale l’uomo etero viene scrutinato e «vivisezionato» dalle due donne gay, ma anche queste ultime debbono mettere in gioco i propri stereotipi culturali – che esistono, eccome! – alla luce di come Paul vede loro, e il frutto del proprio «dono». Ovvero, i giovanissimi Joni e Laser, gli elementi
scatenanti – grazie alla loro curiosità, e ad uno struggente desiderio di paternità – di un gioco dal quale tutti usciranno diversi, e forse arricchiti. Dicevamo del duo Moore-Bening. Difficile trovare due attrici migliori. Julianne Moore non è nuova a ruoli «estremi» (come la
pornostar di Boogie Nights), quindi la vera sorpresa è Annette Bening, super-mamma e super-moglie (di Warren Beatty) che sembra divertirsi un mondo nel ruolo di «padre» di famiglia; e quando canticchia All I Want di Joni Mitchell, è pura poesia. Mark Ruffalo ha la fisicità e
il talento giusto per dare a Paul una dimensione vera, non da macchietta. I due ragazzi sono Mia Wasikowska, la Alice di Tim Burton, che è già una star; e Josh Hutcherson, che lo diventerà.
(Alberto Crespi – L'Unità)

I ragazzi stanno bene e' una commedia molto finemente imbastita sulla contraddittoria normalita' di un nucleo familiare anomalo, composto da due lei - Nic (Annette Bening), medico pediatra, e Jules (Julianne Moore), architetto frustrato per aver scelto di dedicarsi alle cure
domestiche - e dai figli adolescenti Joni e Laser, concepiti tramite inseminazione artificiale. Il sipario si apre dopo vent'anni circa di menage paramatrimoniale, quando Joni studentessa esemplare si prepara a partire per il college; e mentre Nic e Jules, senza confessarlo neppure a se stesse, vivono la tipica crisi di un rapporto logorato dalla routine. E' a questo punto che entra indonatore di sperma Paul (Mark Ruffalo): a ogni effetto il padre biologico di entrambi e, dal punto di vista psicologico, il grande assente: ovvero la figura maschile di riferimento. La mossa indovinata e' che Paul e' un uomo simpatico, disponibile, sicuro: gestisce con successo un ristorante biologico, ha una mentalita' aperta e il fisico in forma di chi vive all'aria aperta. Insomma e' un tipo di cui e' facile subire il fascino: e infatti ne
vengono incantati Joni, Laser e persino l'insoddisfatta Jules. A questo punto la commedia potrebbe virare in dramma, ma non succede: la vicenda procede sul filo di situazioni divertenti e sfumati sommovimenti interiori, poi nel finale tutto si ricompone serenamente pur se qualcosa (probabilmente in meglio) e' cambiato. Come e' ovvio dato l'argomento, il film ha diviso gli spettatori americani in favorevoli e contrari. Probabilmente da noi accadra' lo stesso: ma comunque la si pensi, di certo c'e' che la commedia e' realizzata ad arte. Bella mano di regia, copione ben strutturato, dialoghi brillanti, fotografia deliziosa e interpreti perfetti. Si e' molto parlato della Bening candidata all'Oscar, ma non sono da meno la svagata Moore, Ruffalo mai cosi' attrante, e Mia Wasikowska gia' aggraziata Alice In Wonderland di Tim Burton.
(Alessandra Levantesi - La Stampa)

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